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Oltre Rachmaninoff: Nikolaj Medtner e la Mistica della Tecnica alla Casa Russa

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                   Roma, 21 Ottobre 2025 — La Casa Russa ha ospitato una conferenza-concerto di straordinaria intensità intitolata: “Nikolaj Medtner: l’eco segreto del romanticismo russo”, celebrando i 145 anni di Nikolaj Karlovich Medtner (1880–1951). L’evento è stato guidato dalla ricercatrice e pianista Evgeniya Tarasova, figura di spicco nel panorama musicale russo. Nata a Krasnojarsk nel 1984 e diplomatasi con lode presso l’Accademia Gnesin di Mosca nel 2008 (dove ha completato il dottorato nel 2011), Tarasova vanta una profonda esperienza come docente di “Esecuzione di Pianoforte” presso la cattedra di “Pianoforte speciale” della Gnesin, oltre a essere stata borsista della fondazione “Nuovi Nomi” come compositrice. Con oltre 12 anni di insegnamento accademico individuale e intensa attività concertistica in festival in Russia, Italia, Bulgaria, Germania e Stati Uniti, si distingue per la sua attenzione al repertorio di Haydn, Grieg e, soprattutto, Medtner, a cui dedica approfondite ricerche musicologiche. La sua conferenza è andata oltre il semplice omaggio biografico, addentrandosi nel “laboratorio” del genio attraverso materiali rari e manoscritti provenienti dal Museo Nazionale Russo della Musica.

L’evento ha onorato un compositore il cui nome, pur meritando di stare accanto a giganti come Rachmaninoff e Scriabin, ha atteso troppo a lungo il riconoscimento che gli spetta.

Il Vate della Forma Sonata

Medtner è stato presentato non solo come un musicista, ma come un pensatore e un poeta del suono, la cui arte si distingue per una straordinaria “intensità spirituale”. La Dott.ssa Tarasova ha illustrato la battaglia di un uomo la cui musica, descritta da alcuni critici come “troppo densa” o “meccanica,” è in realtà un inno alla disciplina interiore.

Nikolaj Karlovič Medtner (Mosca, 5 gennaio 1880 [O.S. 24 dicembre 1879] – Londra, 13 novembre 1951), è una figura fondamentale e, per un certo periodo, ingiustamente oscurata, della musica russa della prima metà del XX secolo. Di origine tedesca ma profondamente radicato nella cultura russa, fu un compositore e pianista la cui opera è interamente concentrata sul pianoforte, celebrato per la sua saldezza architettonica e la densità del discorso musicale.

Medtner iniziò gli studi di pianoforte con la madre e lo zio (Fyodor Goedicke), entrando al Conservatorio di Mosca nel 1891. Studiò con maestri illustri tra cui Pavel Pabst, Vasilij Safonov e Sergej Taneyev, diplomandosi nel 1900 con il prestigioso Premio Anton Rubinstein.

L’analisi ha messo in luce il suo rapporto con la forma: Medtner è stato celebrato come il vate della Forma Sonata, tanto da spingere il suo maestro, Sergey Taneyev, a dichiarare che il compositore “è nato con la forma Sonata”. Questa maestria architettonica si concretizza nelle sue 14 Sonate per pianoforte, un primato assoluto tra i russi, ognuna delle quali è un “diamante unico” di perfezione strutturale.

Questa affinità per la struttura riflette, come notava il filosofo Ivan Ilyin, la sua “costante tensione verso ciò che è più alto,” verso un “epilogo luminoso” che squarcia le tenebre.

Il Compositore: Tra Ascetismo e Forma Assoluta

Evgeniya Tarasova ha subito inquadrato Medtner come un musicista che, pur nella contemporaneità di Rachmaninoff e Scriabin, rifiutò l’estetica “pittorica” del suo tempo. La sua musica è stata storicamente criticata per essere “troppo densa,” “priva d’anima,” o “complessa e sovraccarica di note” — un giudizio che, secondo la relatrice, nasceva dall’incapacità di apprezzare la sua “non-pittoricità” in un’epoca dominata dai colori sonori.

La sua produzione include tre concerti per pianoforte, tre sonate per violino, un quintetto per pianoforte, e oltre 100 Lieder. La sua musica più originale si trova nelle 38 Skazki (Favole/Racconti), miniature pianistiche che Medtner amava perché dotate di un “principio narrativo molto forte”.

Medtner fu il primo compositore russo a intitolare specificamente brani per pianoforte con il termine Skazka. Sebbene il termine fosse già stato usato da Nikolaj Rimsky-Korsakov per un’opera orchestrale, Medtner lo applicò alla miniatura pianistica. Inizialmente, usò il termine tedesco Märchen (favola) per le sue prime raccolte (Op. 8), influenzato dalla poesia romantica tedesca, prima di adottare definitivamente il termine russo.

Medtner mirava a creare pezzi con un forte “principio narrativo” (Cantabile, narrate è l’indicazione di esecuzione per la Op. 35, No. 3), che evocassero un mondo di fantasia, pur non essendo quasi mai una trasposizione letterale di favole specifiche. Sono racconti, in un certo senso, dell’“inner life of man” (la vita interiore dell’uomo).

La Libertà Strutturale e l’Anima Narrativa delle Skazki

È interessante notare come Medtner, pur essendo il “purista della forma” che ha innalzato a 14 il numero delle sue Sonate, abbia concesso alle sue 38 Skazki una sorprendente libertà strutturale. Le Skazki non sono incasellate in un unico stampo, ma spaziano da semplici miniature e preludi a pezzi di più ampio respiro che abbracciano forme complesse come il rondò, la forma ternaria composta o, talvolta, persino la forma-sonata. Questa flessibilità è specchio dell’evoluzione del compositore: nelle prime raccolte (come le Op. 8 e Op. 9), le Skazki tendono a esprimere un carattere più lirico e soggettivo, quasi dei diari emotivi in miniatura. Successivamente, con opere come le Op. 35 e Op. 42, Medtner accresce la chiarezza espressiva e attinge in modo più esplicito al folklore russo, introducendo elementi tematici legati ai generi della danza e del canto popolare.

La forza di questo genere risiede proprio nelle sue ispirazioni letterarie e folcloristiche, che infondono una profonda dimensione narrativa. La tradizione popolare russa è il cuore pulsante delle Skazki, tanto che alcune si rifanno direttamente a figure iconiche, come l’Op. 51, che include racconti musicali ispirati a Zolushka (Cenerentola) e a Ivanushka the Fool (Ivanushka il Sempliciotto). Spesso, Medtner non aveva bisogno di una trama esplicita; si affidava all’evocazione. Molte Skazki sono infatti accompagnate da epigrafi tratte da grandi poeti, sia russi (come Fyodor Tyutchev e Aleksandr Pushkin) che tedeschi (Goethe), le quali stabiliscono l’atmosfera o il tema centrale. Un esempio toccante è l’Op. 34 No. 4, che porta la citazione di Pushkin: “C’era una volta un povero cavaliere”. Anche quando non c’è un titolo specifico, le Skazki guidano l’immaginazione attraverso le istruzioni di esecuzione, vere e proprie narrazioni musicali: indicazioni come Allegro appassionato e tempestoso (Op. 35, No. 4) o Cantabile, narrate (Op. 35, No. 3) aiutano l’esecutore a trasmettere un mondo di miti, leggende o semplicemente i “racconti della vita interiore dell’uomo”, che era il vero obiettivo di Medtner. Per cogliere al meglio la varietà di carattere e la magia di questo genere unico, si consiglia vivamente l’ascolto della selezione [Medtner: Selected Skazki [Tales] (Bekhterev, Arimori) – YouTube] che include la celebre Skazka Op. 20 No. 2 “Bells”.

Il “Filo Rosso del Tema” nel Laboratorio Creativo

La relatrice Evgeniya Tarasova ha saputo svelare l’intimità del compositore, ritraendolo come un uomo ossessionato da una rigorosa autoesigenza, tanto da confessare a fine vita di non aver mai raggiunto una “vera tecnica” esecutiva. Un tormento, questo, condiviso con l’amico e ammiratore Sergej Rachmaninoff, che in lui vedeva una vera e propria “coscienza musicale”, definendolo “il più grande compositore del nostro tempo”. Questo rigore si rifletteva nel suo Credo Artistico: Medtner credeva fermamente nell’esistenza di leggi immutabili della musica, principi che difese nel suo saggio The Muse and the Fashion del 1935. Il suo intero processo creativo si basava sulla ricerca ossessiva del “filo rosso del tema”, da cui nacquero cicli di opere interconnesse come i Motivi Dimenticati.

Tale profondità fu messa a dura prova dal Dramma dell’Esilio: dopo aver lasciato la Russia nel 1921, Medtner soffrì un profondo dolore per la lontananza dalla sua terra. Nonostante l’avversità e gli anni di stenti, la sua opera più amata, la “Sonata-reminiscenza” (Op. 38, No. 1), fu composta proprio in quel periodo, dimostrando come i “suoni più delicati” potessero nascere dalle difficoltà.

Infine, la sua umanità si rivelò nel suo Amore per l’Italia: durante una visita a Firenze nel 1924, Medtner espresse un viscerale affetto per il Paese, descrivendo gli italiani come “profondamente naturali, gentili e cordiali”.

La Tarasova ha offerto uno sguardo intimo sul processo creativo di Medtner. La sua musica è radicata nel “filo rosso del tema,” un approccio che lo ha portato a creare il ciclo dei Motivi Dimenticati. Si è descritto come Medtner annotasse d’impulso nuovi temi — persino su un pezzo di tovagliolo — per poi riporli in una “valigetta seriale” e rielaborarli in un sistema compositivo meditato e coeso, un approccio che la Tarasova ha studiato direttamente sui manoscritti del compositore.

A suggello della sua filosofia esecutiva, sono stati citati gli aforismi tratti dal suo volume Il lavoro quotidiano del Pianista:

“Il metronomo è incompetente nel movimento artistico. Tutto deve nascere dal silenzio, portare il silenzio in ogni cosa. […] Per questo bisogna chiudere gli occhi.”

L’Umanità Svelata: Dall’Esilio all’Esecuzione

La conferenza non ha omesso il lato umano del compositore, la cui sofferenza per l’esilio forzato del 1921 traspare nelle sue lettere. Al contempo, ha messo in risalto la sua profonda umanità, inclusa la tenerezza con cui si dedicava al suo “aiuola sperimentale” composta attraverso un groviglio di semi che lui piantava e che curava ogni giorno aspettandosi una intricata crescita variopinta di fiorellini di ogni sorta.

Culmine della serata è stata l’esecuzione della “Sonata Reminiscenza” (Op. 38, No. 1), la sua sonata prediletta, composta in un periodo di stenti (freddo e privazione), ma dalla quale scaturirono i “suoni più delicati”. L’interpretazione di Evgeniya Tarasova, assieme a quella dei giovani talenti della Scuola di Musica Internazionale Avos Project — Livia Franchi de’ Cavalieri (con la Sonata Op. 11) e Giuseppe Torrisi (con una Sonata) e Francesco Bravi (Con una sonata ballate) — ha trasformato la sala in un laboratorio vivo di musica.

Il Programma pianistico svolto è stato il seguente:

Shazka op. 26 No. 3 (Evgeniya Tarasova)

Sonata Traide op. II no. I (Livia Franchi de’ Cavalieri)

Sonata op. 22 (Giuseppe Torrisi)

Sonata Ballata op. 27, I movimento (Francesco Bravi)

Sonata-Reminiscenza Op. 38 dal ciclo “Motivi Dimenticati” (Evgeniya Tarasova)

La conferenza si è chiusa con un invito ai musicisti, riassumendo la complessità di Medtner:

“Il campo tecnico-trattativo-interpretativo della musica di Medtner è complesso, e io auguro a tutti voi musicisti di trovare tra tutti i percorsi il proprio.”

L’evento, introdotto dalla Direttrice Daria Pushkova, ha ribadito la volontà della Casa Russa di celebrare i ponti culturali attraverso l’eccellenza e la profondità artistica.

L’Opera Omnia (o Polnoe sobranie sochinenii, Collezione Completa delle Opere) di Nikolaj Medtner  è stata pubblicata in Russia e consiste in 12 volumi (1959-1963), pubblicata dall’Editore: Moscow State Music Publishers (Muzgiz, in seguito Muzyka). L’edizione fu curata da figure di spicco come Vladimir Sofronitsky e Aleksandr Goldenweiser, due importanti pianisti e colleghi di Medtner al Conservatorio di Mosca.

Questa edizione è considerata la più autorevole e accurata, in quanto è stata realizzata con l’ausilio dei manoscritti originali forniti dalla vedova del compositore, Anna Medtner. Ha lo scopo di correggere gli errori presenti nelle precedenti edizioni e di incorporare le modifiche apportate dal compositore durante la sua vita. Una edizione/ristampa successiva  ha diviso un volume originale in due parti per motivi editoriali.

Questa collezione completa comprende l’intera produzione di Medtner, tra cui:

  • Le 14 Sonate per pianoforte.
  • Le 38 Skazki (Favole).
  • I Concerti per pianoforte e orchestra.
  • Le Sonate per violino e pianoforte.
  • Le Romanze e le Lieder (canzoni per voce e pianoforte), una parte significativa della sua produzione.
  • Le opere cameristiche (come il Quintetto per pianoforte, Op. posth.).

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