LA XXVI EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE CARTAGINE 2.0

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Un’epifania di storie nella Sala del Refettorio alla Camera dei Deputati

Ci sono luoghi che custodiscono per natura il peso della storia e della responsabilità civile. La Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, presso la Camera dei Deputati, è stata la cornice ideale, lo scorso venerdì 15 maggio, per la XXVI edizione del Premio Culturale Internazionale Cartagine 2.0. Promosso dall’omonima Accademia e guidato con rigore istituzionale dal Rettore Presidente Dott. Alessandro Della Posta, dalla coordinatrice Dott.ssa Veronica Della Posta e dall’Ammiraglio di Squadra Rinaldo Veri, il Premio ha dimostrato, ancora una volta, di non essere una semplice passerella di formalità, ma un autentico osservatorio sull’umanesimo contemporaneo.

Nato nel 2001 con una forte vocazione itinerante e internazionale, il Cartagine 2.0 tesse trame tra popoli, discipline e generazioni. Quest’anno, la giuria ha riunito eccellenze apparentemente distanti — dalla sicurezza nazionale alla finanza, dalla medicina all’arte — sotto un unico comune denominatore: la centralità della cultura e la costruzione di ponti di fratellanza.

Il Mosaico del Progresso Civile: I Premiati

La cerimonia, condotta con eleganza dalla giornalista Paola Zanoni e impreziosita dalla lettura delle motivazioni da parte di Mariella Sapienza, ha visto sfilare percorsi umani e professionali che lasciano un segno concreto nella società.

Nelle diverse sezioni, i riconoscimenti hanno celebrato la cooperazione internazionale con S.E. l’Ambasciatrice Nita Shala per la categoria Politica e Relazioni Internazionali, e la tutela della comunità con il Generale di Brigata dei Carabinieri Sebastiano Pedalino (Difesa e Sicurezza). Il rigore scientifico e sociale ha unito i medici Luca Di Lullo, Mauro Trifero ed Enrico D’Ambrosi, mentre il settore economico ha visto protagonisti Stephen McKenna-Palombo, Vanni Resta, Francesco Minotti e Aldo Piattelli.

Il giornalismo d’inchiesta e l’impegno per la giustizia sono stati incarnati da Luciana Esposito e Manuela Biancospino, l’imprenditoria illuminata da Marco Taffera e Carmelo Stivala, la consulenza da Vincenzo Paglia e la bellezza estetica dall’artista Abiel Mingarelli, fino al Premio Speciale alla Carriera conferito a Stefano Vagnini e al riconoscimento per il Volontariato all’Associazione Gli Ostacoli del Cuore e alle dottoresse Maria De Fazio, Michela Bertolotti, Fabiana Vita, Debora Del Monego e Flavia Cardillo.

L’Incrocio delle Sinergie: La Scienza incontra la Memoria Operativa

È all’interno di questo vasto affresco che si è compiuta una splendida sincronicità. Chi scrive ha avuto l’onore di ricevere il premio nella categoria “Scienza, Cultura e Pace”, un trittico che rappresenta non un traguardo, ma una missione quotidiana: dimostrare che l’ingegneria, le grandi infrastrutture e l’innovazione tecnologica non hanno valore se private di un’anima, e che il sapere scientifico deve farsi linguaggio di pace e strumento per la dignità dell’uomo.

Questa stessa visione ha trovato un riscontro immediato e commovente nell’incontro ravvicinato con la sezione “Cultura e Impegno Sociale”, dove sono stati insigniti il Dott. Marco Belli e la Dott.ssa Piera Levi-Montalcini.

Lo spazio istituzionale si è così trasformato in un salotto antropologico di rara intensità. Conoscere personalmente Piera Levi-Montalcini, presidente dell’Associazione Levi-Montalcini, e avere l’opportunità di dialogare con lei e con la figlia ClaudiaLevi-Montalcini e con Marcello Merlino dello staff della Fondazione, ha significato toccare con mano la continuità storica di un’eredità intellettuale ed etica immensa.

La Fondazione e l’Associazione Levi-Montalcini portano avanti da anni un lavoro instancabile sul territorio e nelle scuole, focalizzato sull’orientamento dei giovani e sul supporto al talento scientifico e culturale, contrastando la dispersione scolastica. C’è un legame invisibile ma d’acciaio che unisce la missione della loro Fondazione all’ideale di un’ingegneria umanistica: l’idea che la conoscenza sia il primo, fondamentale mattone per edificare la libertà dei popoli e una pace duratura. Condividere lo stesso spazio di riconoscimento con una dinastia del pensiero che ha fatto della ricerca e del riscatto sociale una ragione di vita è stato il dono più prezioso della giornata.

Il Merito come Responsabilità Collettiva

La XXVI edizione del Premio Cartagine 2.0 si chiude lasciando un’eredità chiara. In un momento storico segnato da frammentazioni e complessità geopolitiche, l’evento di Palazzo San Macuto ha dimostrato che il merito non deve mai essere un esercizio di superbia individuale, ma una responsabilità verso la comunità. Quando la scienza dialoga con la cultura, quando le istituzioni riconoscono l’impegno silenzioso e costante, e quando storie di generazioni diverse si incrociano per rinnovare patti di solidarietà, si pongono le basi per una Nuova Rinascita. Le nuove generazioni non hanno bisogno di algoritmi che decidano il loro futuro, ma di esempi viventi che ricordino loro che l’uomo, con il suo cuore e la sua mente, resta l’unica vera misura del progresso.

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