Eutanasia, un argomento spinoso, se ne parla a Lodi LIberale

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Nella 361esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro “Diritto di vivere e di morire. Una rivoluzione copernicana” insieme a Roberto D’Andrea (Dottore di ricerca in diritto alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e giurista dell’Associazione Luca Coscioni), Riccardo Manzotti (Professore di Filosofia teoretica all’Università IULM di Milano), Mario Riccio (Anestesista, rianimatore e consigliere dell’Associazione Luca Coscioni). La serata è stata introdotta e coordinata da Lorenzo Maggi, Presidente di Lodi Liberale.

Come di consueto l’introduzione alla serata è stata fatta dal Presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi. Il nostro incontro questa sera si apre con un tema che in Italia continua a dividere, inquietare, spaventare: la questione del fine vita. Lorenzo Maggi ha presentato l’incontro ricordando come il liberalismo non possa eludere la questione più radicale di tutte: la libertà di decidere della propria esistenza, fino al suo ultimo istante. Il libro al centro del dibattito, “Diritto di vivere e di morire. Una rivoluzione copernicana” firmato da Roberto D’Andrea insieme a Giovanni Fornero e Francesco Rimoli, diventa il punto di partenza per un confronto serrato tra diritto, medicina e filosofia.

Il professor Roberto D’Andrea, giurista e ricercatore alla Scuola Superiore Sant’Anna, prende la parola per spiegare la tesi che dà il titolo al volume. E’ il diritto alla vita, che non è un obbligo a vivere. È un diritto “a due facce”, che comprende tanto la possibilità di continuare a vivere quanto quella di scegliere di morire. Una tesi che ribalta la tradizione giuridica italiana, ancora ancorata – sostiene – a un “dovere di vivere” mascherato da tutela della vita. D’Andrea smonta l’idea che vita e autodeterminazione siano valori in conflitto: la libertà di scegliere la propria fine è parte integrante della dignità umana. E affronta una delle obiezioni più ricorrenti, quella del “piano inclinato”: non esiste alcuna prova che riconoscere l’eutanasia volontaria porti automaticamente agli abusi. I regimi totalitari, ricorda, non sono scivolati verso l’eutanasia non consensuale: sono nati già negando la volontà individuale.

D’Andrea insiste su un punto cruciale: oggi in Italia non esiste un vero diritto alla vita, ma un dovere di vivere. Il suicidio è impedibile, l’aiuto al suicidio è punito fino a 12 anni, l’omicidio del consenziente fino a 15. Le eccezioni aperte dalla Corte costituzionale riguardano solo casi estremi, lasciando fuori una vasta platea di persone che soffrono in modo intollerabile ma non rientrano nei requisiti tecnici. Per D’Andrea, una società matura dovrebbe riconoscere che la volontà lucida e consapevole di morire è un elemento sufficiente: non serve che lo Stato stabilisca quali vite siano “abbastanza degne” da poter essere lasciate andare.

Il dottor Mario Riccio di lavoro fa l’anestesista e se ci ricordiamo è la figura centrale nel caso Welby. Ha presentato la prospettiva del medico che ogni giorno vede la distanza tra ciò che la legge consente e ciò che i pazienti chiedono. Racconta come la medicina moderna abbia trasformato nascita, malattia e morte: oggi si sopravvive a patologie un tempo letali, ma spesso a prezzo di condizioni che molti non ritengono più compatibili con la propria idea di dignità. Riccio sostiene che il medico abbia un dovere morale di accompagnare il paziente che chiede di morire. Rifiutarsi, dice, significa abbandonarlo proprio nel momento più fragile. E non vede differenze etiche tra eutanasia, suicidio assistito e sedazione profonda continua: sono percorsi diversi verso lo stesso obiettivo, rispettare la volontà del malato.

Il medico ricorda che l’Italia è rimasta indietro rispetto ad altri Paesi europei, anche cattolici come la Spagna, che hanno già regolamentato la morte medicalmente assistita. E denuncia il persistere di un paternalismo medico che considera il paziente un oggetto di cura, non un soggetto capace di decidere. La rivoluzione copernicana evocata dal libro, per Riccio, è proprio questa: spostare il baricentro dal medico al paziente.

Il professor Riccardo Manzotti è filosofo teoretico, che affronta la questione da un punto di vista radicale: la morte non è un’entità positiva, ma il limite naturale della vita. È un concetto negativo, un “non-essere” che esiste solo perché la vita è finita, definita, circoscritta. La paura della morte nasce spesso da un’incapacità di dare senso alla propria esistenza. Per questo, sostiene, la libertà di scegliere la propria fine è parte della libertà di definire la propria vita. Non si tratta di un diritto alla morte – che non esiste come oggetto – ma del diritto a non vivere più quando la vita non coincide più con ciò che si ritiene degno.

La morte non è un tabù, è un elemento strutturale dell’esistenza, che richiede una cultura e non solo norme. Una società che non affronta la morte la lascia in balia del caso.

Il fine vita in Italia è sempre stato difficile da affrontare, secondo quanto si è detto nella serata il cambiamento stenta proprio a partire, non solamente per motivi religiosi ma anche per motivi culturali e per una sorta di ignoranza, perché le persone hanno sempre paura a fare scelte e non hanno tante competenze per essere consapevoli.

Martina Cecco

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Giornalista pubblicista e facebook blogger. Scrivo per Donnissima il blog in rosa dal 2005. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia Politica presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro dal 2024 come PR e Merchandiser presso Eventi, GDO, Retail e Ristorazione. Collaboro con YouGov per il monitoraggio degli andamenti di mercato come Data Insert. Ho concluso un mastering post laurea, la Scuola di Formazione Politica presso la Fondazione Luigi Einaudi. Sto frequentando il Master in Giornalismo presso la RCS Business Academy, presso il Corriere della Sera. Nel tempo libero scrivo poesie, brevi saggi, innesti filosofici, pratico molto sport. Socio sostenitore di Secolo Trentino e Lodi Liberale, sostengo UNHCR per i rifugiati politici e alcune associazioni che pagano cure mediche per malattie rare e supporti tecnici per i disabili. :-)

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