Il socialismo di Napoleone III

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Luca Bagatin

Allegati12 nov 2022, 20:41 (8 giorni fa)

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Personaggio certamente contraddittorio, ma spesso calunniato e diffamato, persino nella sua Francia, Luigi Napoleone Bonaparte (1808 – 1873), nipote di Napoleone Bonaparte, fu personaggio chiave della modernizzazione e dell’emancipazione della Francia nel XIX secolo, passando alla Storia come Secondo Imperatore dei Francesi, con il nome di Napoleone III.

Ma chi era, in realtà, Luigi Napoleone Bonaparte che, dopo i suoi falliti tentativi di colpo di Stato per spodestare la monarchia orleanista, si presentò alle prime elezioni presidenziali francesi del 1848 e riuscì a stravincere con il 74% dei voti, sconfiggendo i vari candidati moderati, socialisti, socialdemocratici, liberali e monarchici e – nel 1852 – riuscì a farsi nominare Imperatore dei Francesi, dando così vita al Secondo Impero?

Figlio di Ortensia de Beauharnais (1783 – 1837) e del Re d’Olanda Luigi Bonaparte (1778 – 1846), fratello di Napoleone Bonaparte (1769 – 1821), Luigi Napoleone, esiliato dalla Francia dal 1816 e educato da Filippo La Bas a ideali rivoluzionari e democratici, aderì giovanissimo, con il fratello, alla Carboneria italiana.

Non sappiamo dire se fu affiliato alla Massoneria, come l’illustre zio, ma non è improbabile, visto che la gran parte dei carbonari erano anche iniziati alla Massoneria.

Quel che è certo è che, nei primi anni della sua vita, fu fervente rivoluzionario, in particolare in Italia, ove partecipò ai primi moti insurrezionalisti – contro il regime pontificio e asburgico – e strinse amicizia con il repubblicano mazziniano Francesco Arese, membro della “Giovine Italia” e che gli rimase amico per tutta la vita, anche quando divenne Imperatore.

Luigi Napoleone sviluppò, negli anni, grazie alla sua formazione, alle sue amicizie e alle sue letture, una coscienza socialista sansimoniana. Nella sua biblioteca, infatti, era possibile trovare – fra le altre – opere di Thomas More (1478 – 1535), Saint-Simon (1760 – 1825) e del socialista britannico Robert Owen (1771 – 1858).

Certo, si trattava di un socialismo pre-marxista, non ancora intriso di lotta di classe e di contrapposizioni fra borghesi e proletari.

Un socialismo sviluppato da pensatori della fine del XVIII secolo e dell’inizio del XIX, i quali si interrogavano sulla questione operaia e, dunque, sullo sfruttamento degli operai all’inizio della prima Rivoluzione industriale.

Il socialismo di Saint-Simon e di Owen, che farà proprio anche Luigi Napoleone, partiva da concezioni filantropiche, umanitarie, associazionistiche e comunitarie.

Il movimento delle forze produttive, l’intervento della comunità rappresentata dallo Stato, l’associazionismo-cooperativismo dei lavoratori-produttori, avrebbero potuto – secondo tali pensatori – alleviare la povertà e generare lo sviluppo della comunità stessa.

E’ tale movimento che il filosofo, editore e scrittore francese Pierre Leroux (1797 – 1871) chiama, per la prima volta nella Storia, “socialismo”, coniando un termine all’epoca ancora sconosciuto. E lo fa in un articolo del 1833, che diverrà molto popolare all’epoca, dal titolo “De l’individualisme et du socialisme”.

Luigi Napoleone Bonaparte, imprigionato nella fortezza di Ham, a seguito del secondo colpo di Stato bonapartista contro Re Luigi Filippo d’Orleans il 6 agosto 1840 (il primo è del 30 ottobre 1836), decide dunque di dare corpo alle sue aspirazioni e di spiegare al popolo francese dell’epoca come già suo zio, Napoleone il Grande, fu un socialista ante-litteram.

Nel 1839, in prigione, scrive dunque un’opera molto importante, ovvero “Le idee napoleoniche”, nella quale egli intende presentarsi quale erede diretto dell’autorevole zio e, quindi, aspirante al trono francese.

La sua sembra dunque essere una concezione imperiale-socialista-rivoluzionaria e giustifica tale conceazione parlando, nel testo, delle riforme attuate da Napoleone Bonaparte. Un Imperatore che – come spiega Luigi Napoleone – ha difeso gli ideali democratici della Rivoluzione Francese, ma riconciliando le classi popolari con quelle aristocratiche, spogliando queste ultime di quell’assolutismo che tanto le aveva rese invise al popolo.

La concezione bonapartista, dunque, si pone quale trait-d’union fra classi popolari e aristocrazia, contrapponendosi al liberalismo, che rappresenta la borghesia e il nascente capitalismo industriale.

Napoleone III, non a caso, se da una parte ha inviso la reazionaria monarchia orleanlista-borbonica, ha parimenti inviso la visione degli Stati Uniti d’America, che considera una società priva di un centro politico e in balìa dei potentati economici.

Nel 1844, Luigi Napoleone Bonaparte, pubblica “L’estinzione del pauperismo”, un testo che viene considerato da autorevoli storici francesi, in particolare da Jean Sagnes, che molto si è occupato dell’argomento, una piccola Bibbia del socialismo luigi-napoleonico o bonapartista.

Jean Sagnes, storico francese in particolare di movimenti socialisti e operai, ha scritto in merito due saggi, purtroppo reperibili solo in francese e non tradotti né pubblicati in Italia, ovvero: “Les racines du socialisme de Louis-Napoleon Bonaparte” e “Napoleon III – Le parcours d’un sainst-simonien”.

Nei saggi vengono descritte le influenze di Luigi Napoleone, i suoi viaggi in Italia e in Inghilterra, nella quale conoscerà per la prima volta le tristi condizioni alle quali era sottoposta la classe operaia.

Pur non essendo un filosofo, come lo saranno invece Marx ed Engels, egli sviluppa una prima coscienza sociale e autogestionaria, vedendo nell’associazione dei lavoratori e nell’organizzazione del lavoro, le prime basi per l’emancipazione socale delle classi più povere e sfruttate.

Tali esperienze, assieme alle sua amicizie con massoni, carbonari, sansimoniani, repubblicani e montagnardi, rafforzeranno tale visione, che egli tenterà poi di portare allorquando giungerà al vertice del governo della Francia, prima come Presidente della Repubblica e, successivamente, come Imperatore.

Luigi Napoleone, come spiega Sagnes, è molto popolare fra le classi operaie e popolari, tanto che i voti al partito bonapartista sono raccolti in particolare fra quei ceti, in quanto i bonapartisti sono veri e propri sostenitori della trasformazione sociale del Paese. E, in tal senso, riescono facilmente a raccogliere la maggioranza assoluta dei seggi dell’Assemblea legislativa, lasciando le briciole ai monarchici orleanisti e ai repubblicani.

Il programma bonapartista è, infatti, in gran parte ispirato alle teorie socialise dell’epoca. In particolare l’attuazione di grandi opere grazie all’azione diretta dello Stato.

Sotto i governi di Napoleone III viene, infatti, introdotto il suffragio universale; abolito il lavoro la domenica e i giorni festivi; vengono creati crediti per aiutare gli agricoltori; create società di mutuo soccorso; introdotti gli ispettori del lavoro; viene creato il pensionamento per i dipendenti pubblici; vengono concesse onoreficenze a operai e donne; vengono istituiti ospedali e asili per disabili; vengono rimboschite le brughiere della Guascogna; viene attuata l’idea di associazione capitale/lavoro nel feudo di Solferino di proprietà di Napoleone III; i sindacati vengono autorizzati e viene introdotta una legge sulle società cooperative; vengono introdotte le scuole primarie gratuite anche per le ragazze.

Queste solo alcune delle riforme attuate dall’Impero di Napoleone III dal 1852 al 1870, anno della sua caduta, a causa della sconfitta nella guerra franco-prussiana della Francia.

E tutto ciò, come spiegato anche nei saggi di Jean Sagnes, contribuì ad innalzare il tenore di vita della popolazione francese.

Sagnes non tace gli aspetti più repressivi dell’Impero di Napoleone III, ma sottolinea come tale repressione non sia mai stata diretta contro la classe operaia, in quanto non è considerata affatto pericolosa.

Napoleone III, dunque, cerca di unire nel suo governo: giustizia sociale, autorità, armonia e sovranità nazionale, attraverso una saggia amministrazione.

Marx sarà un acceso critico di Napoleone III e della sua ascesa al potere, così come lo sarà anche del socialismo sansimoniano e di Robert Owen, che classificherà come “utopista”.

Ad ogni modo, sarebbe ingeneroso non considerare Luigi Napoleone Bonaparte, il Principe-Presidente-Imperatore, pur con tutti i suoi limiti e contraddizioni (non ultima l’invasione e deposizione della democratica Repubblica Romana, di ispirazione mazzinana e garibaldina del 1849) come parte integrante della Storia del socialismo e dell’emancipazione delle classi oppresse nella Francia del XIX secolo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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