Rompere le Catene dell’Ingiustizia: Una Chiamata all’Azione per i Diritti delle Donne di Maddalena Celano

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La lotta contro la povertà femminile e la disparità di genere sul lavoro è un’imperativa necessità, evidenziata in modo acuto dai recenti dati dell’INPS in Italia. Le cifre raccontano una storia di discriminazione persistente, dove le donne sono intrappolate in carriere poco remunerative e affrontano un futuro di pensioni insufficienti.

Il gender pay gap, una ferita aperta che si estende dalle giovani lavoratrici alle donne pensionate, non è solo una questione economica, ma un richiamo urgente a un cambiamento sistematico. Le donne, spesso costrette a carriere con interruzioni per la maternità, si vedono con stipendi inferiori e pensioni insufficienti, aggravando ulteriormente il divario di genere.

Il lavoro a tempo parziale, spesso scelto per equilibrare responsabilità familiari, si traduce in minori stipendi e pensioni. Questo non è solo un problema del settore privato, ma permea anche il settore pubblico, dove le donne sono più inclini a contratti a breve termine. È tempo di sfidare gli stereotipi di genere e promuovere equità anche in questi ambiti.

Le responsabilità familiari non dovrebbero essere un ostacolo alla realizzazione professionale delle donne. L’80% delle richieste di congedo parentale proviene dalle donne, sottolineando la necessità di politiche che sostengano un coinvolgimento più equo tra i generi nella cura familiare. È fondamentale riconoscere e valorizzare il lavoro di cura ai fini previdenziali.

Tuttavia, la situazione attuale sembra indicare una mancanza di impegno significativo da parte del governo e della società nel colmare queste lacune. Congedi paterni limitati, promesse di asili nido non mantenute e la mancanza di flessibilità sul lavoro sono solo alcune delle sfide che le donne affrontano quotidianamente.

È il momento di alzare la voce e chiedere un cambiamento tangibile. Dobbiamo superare i limiti imposti dagli standard attuali e avanzare verso una società che riconosce e rispetta il valore del contributo delle donne in tutti i settori. È un appello all’azione, affinché il nostro paese non resti indietro rispetto agli standard europei in termini di uguaglianza di genere.

Ricordiamoci che ogni passo avanti verso l’uguaglianza di genere è un passo verso una società più giusta e prospera per tutti. Siamo chiamati a rompere le catene dell’ingiustizia e a costruire un futuro dove le donne possano prosperare senza ostacoli, contribuendo pienamente al progresso sociale ed economico del nostro paese.

‼️I DATI INPS: LAVORATRICI POVERE, PENSIONATE POVERE

Lo rilevano i dati forniti dall’INPS in questi giorni. Siamo discriminate sul lavoro, soprattutto se madri, impiegate principalmente in settori poco remunerativi, con poche prospettive di carriera. Nel settore privato guadagniamo in media 6.000 euro in meno all’anno rispetto agli uomini. Siamo e saremo pensionate povere.

Nel 2022, l’INPS ha erogato 322 miliardi di euro in pensioni di cui solo 141 miliardi destinati alle donne, nonostante siano la maggioranza dei pensionati. 40 miliardi in meno di pensione rispetto agli uomini,  Il 70% delle pensioni sopra i 3 mila euro va agli uomini. Il gender pay gap, la differenza di paga, si trascina così dalle giovani lavoratrici alle pensionate, manager comprese.

Principali responsabili del divario
🔴 Le carriere lavorative delle donne, spesso caratterizzate da interruzioni e riduzioni dell’orario di lavoro dovute a maternità e responsabilità familiari. Inoltre una significativa differenza nelle retribuzioni orarie tra uomini e donne, che si manifesta in tutti i settori.

🔴 Lavoro a tempo parziale.
Quasi il 50% delle lavoratrici italiane è impiegata a tempo parziale, contro meno del 20% degli uomini, minori stipendi e, di conseguenza, minori pensioni. Anche nel settore pubblico, percepito come più equo, le donne sono più frequentemente impiegate in contratti a breve termine, specialmente in ambiti come l’educazione e la sanità.

🔴 La famiglia
Le responsabilità familiari aggravano ulteriormente il divario, con l’80% delle richieste di congedo parentale presentate da donne. Questo aspetto sottolinea non solo le disparità sul posto di lavoro ma anche il perpetuarsi di ruoli di genere tradizionali che vedono le donne maggiormente coinvolte nella cura

Dati preoccupanti che sembrano non generare  nessun cambiamento a livello governativo e della società. il congedo obbligatorio per i padri si limita a soli 10 giorni, si introduce il bonus asili nido ma gli asili nido non ci sono, si azzerano tutte le forme di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, non si riconosce ai fini previdenziali il lavoro di cura. Si parla solo di maternità e non di genitorialità come se fosse un tema che riguarda solo le donne.
Non si vuole avanzare di un centimetro rispetto agli standard di altri paesi europei !

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