Francia – Milano ma è davvero una cosa così rara che le manifestazioni giovanili siano il propulsore di danneggiamenti e esplosioni di violenza? Siamo di fronte a degli adolescenti: gli adolescenti non hanno la percezione del pericolo e non hanno la proiezione di quello che accadrà, hanno solamente energia, potenza e rabbia da gestire.
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a situazioni critiche conseguenti alle manifestazioni politiche e sociali che coinvolgono i giovani, più spesso studenti, tra cui vi sono alcuni che sanno cosa stanno chiedendo, altri che non sono interessati, ma partecipano comunque alle manifestazioni, infine persone che partecipano solamente per creare movimento.
La differenza è un’altra: è la prima volta che un’enorme massa di minorenni, perché di questo si tratta, causa milioni di euro di danni a delle vetrine, senza specificare l’obiettivo concreto delle azioni e utilizzando le immagini per farsi pubblicità on line sui social. L’idea è che tutti i danni siano stati fatti solamente per diventare famosi sui social. CERCANO UN PALCO.
Lo sapremo presto: in queste ore molti genitori italiani sono venuti a conoscenza del fatto che, i loro figli, sono dei Maranza, e non è esattamente una bella notizia per le famiglie, dato che dietro ci sono vita di strada, spaccio, piccole armi e droga.
Non è un fatto di poco conto: minorenni da una parte e danni altissimi dall’altra. Ci sono stati tanti periodi storici dall’Ottobre Rosso in poi, i tornanti delle criticità storiche si sono susseguiti, uno dopo l’altro, ma proprio la consapevolezza della maggiore età era quella che salvava da obiettivi opinabili.
Un tempo erano prese di mira le lobby, le categorie, dalle interinali alle multinazionali, dalle aziende che praticavano il dumping, alle aziende monopolistiche, ma oggi, come possiamo giudicare chi se la prende con le librerie, con le start-up, con i negozi di biciclette?
Io credo che questa sia una risposta a diversi problemi internazionali e nazionali che i minorenni non capiscono, ma che subiscono attraverso internet, la TV e la radio: da una parte la guerra a Gaza, che ha reso fortissimi gli odi e le inimicizie; dall’altra i social, con questa stupida tendenza di taluni a presentarsi con marchi milionari, per umiliare i poveri.
Sono arrivata a una certezza: non si possono distinguere così facilmente i Maranza dagli altri. Recentemente, se vi capita, andate in mezzo ai giovani, vedrete che è sempre più difficile distinguere un giovane italiano, da un giovane straniero: non è la lingua e non è la cultura, sono le pose, il modo di parlare, il modo di fare. Ad oggi, non si distinguono i giovani secondo la loro etnia o origine, ma secondo le loro bolle di influenza.
Molto spesso abbiamo a che fare con questioni profonde, con famiglie che sono provate da problemi troppo grandi: migrazioni dolorose, situazioni economiche tragiche e devastazioni dovute alle guerre, morti in famiglia, tragicità su tutto lo spettro. Sono queste le situazioni in cui non è possibile andare oltre, non è possibile capire come fare per risolvere.
La risposta della politica? Al momento non c’è stato nessuno in grado di buttare quattro stracci per prendere in mano la situazione, i movimenti locali puntano sulla remigrazione, sperando che la maggior parte dei teppisti siano stranieri. In particolare la Lega Giovani e Matteo Salvini hanno preso questa posizione, più radicale Futuro Nazionale, che presume un programma per lavorare alla risoluzione di queste guerriglie urbane, il Governo naturalmente ha preso le distanze, ma ancora non ci sono risposte unitarie chiare e non si sa quando e se arriveranno. Gli inquirenti hanno interrogato i responsabili, i genitori hanno dovuto provvedere a cercare dei legali per difendere i figli, vedremo che cosa accadrà.
Molti artisti hanno preso posizione: in parte sottolineando il disagio e il malcontento, in parte prendendo le distanze. Sono situazioni che non possono passare inosservate e che non sono neutre. Marracash, Fedez, sono solo alcuni degli artisti che hanno parlato.
Abbiamo a che fare con situazioni: da una parte chi sta bene manifesta perché chiede qualcosa che ha a che fare con dei diritti avanzati, dall’altra situazioni dove anche studiare è visto come un problema, perché interessano altre cose, la fama, i soldi, il benessere, ecc.. Molte volte sono le famiglie stesse che delegittimano la scuola e lo studio e pretendono che i figli possano concorrere a portare a casa dei soldi, ad arrangiarsi per procurarsi i soldi, che mancano.
Cosa succede, di fatto? Di fatto c’è una massa di manifestanti che consente alle teste calde di nascondersi, galvanizzarsi, in questo modo si alzano i toni, aumenta la voglia di fare casino e chi comincia a danneggiare raramente fa parte del corteo, ma alza il tono e il corteo alza l’adrenalina. A quel punto il passo è semplice: da uno diventano 10 e quando qualcuno interviene, la situazione degenera, minorenni contro forze dell’ordine, se nessuno interviene, invece, la situazione degenera lo stesso, minorenni contro vetrine.
Che cambia se nulla cambia? Anche gli anni ’60, ’70 e ’90 hanno avuto momenti critici di questo tipo, ci sono sempre state delle fratture storiche che si sono specchiate direttamente nelle vite degli adolescenti. Ecco, allora, serve capire quali sono le zone di frattura: Gaza, Ucraina, migranti sono solo alcune delle zone di frattura che si ribaltano sulla società. Ma cosa c’entrano queste cose con gli adolescenti? C’entrano: gli adolescenti si fanno scudo contro il Governo e lo Stato.
Lo fanno senza che questo abbia concretamente un significato, ma sono sottoposti a tale situazione; sono convinti che il loro nemico possa essere davvero la politica, a cui attribuiscono ogni ruolo, così distruggono le vetrine e devastano i negozi, a prescindere dal fatto che siano marchi di destra o di sinistra.
La differenza tra oggi e il passato è che oggi le problematiche sono troppe: la società non riesce più a svolgere la funzione di ammortizzatore sociale e queste manifestazioni sono le valvole di sfogo, più o meno consapevoli, di un periodo libero, quello estivo, quando si creano le compagnie di giovani e quando si radicalizzano le idee.
Martina Cecco












