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Progressi opinabili: come siamo passati da Mandela alla Thunberg?

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Stavo scrollando la mia Time Line, lo scorso lunedì, per farmi un’idea di cosa fosse trendy, culturalmente e politicamente parlando, in questo periodo. Mi sono così imbattuta nella sempreverde, è il caso di dirlo Greta Thunberg e nel semprearancio (per pars condicio) Donald Trump. Mi sono chiesta, a onor del vero, come sia possibile che in un secolo si è passati da personaggi del calibro di Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr – a riempire le piazze – ai due di cui sopra. No… non ho intenzione di fare l’ennesima arringa difensiva per sottolineare concetti in cui prendo le distanze sia dall’una che dall’altro, no. Non lo farò per un motivo: non serve. Serve però fermarsi un attimo, per capire se stiamo andando nella direzione giusta, oppure no, perché io sono convinta che: NO, stiamo andando nella direzione sbagliata. Le idee non si formano sui social; i social dovrebbero essere uno strumento meglio concepito, con linee diverse a seconda dell’età dell’abbonato: se è normale che persone come Greta parlino con i ragazzini, sia per argomenti che per linguaggio, normale non è che Donald Trump stia sempre pensando di fare PR con tutti, a meno che non chiarisca le sue idee. Seppure possa essere vero, ammesso che lo sia, che la canzone trasmessa in sottofondo faceva presagire “benaltrismi” la serata è confluita nelle braccia di Orfeo, senza che io abbia potuto farci nulla: entrambi i soggetti nominati sono spariti a bordo vela e a bordo jet. Fine della questione. Entrambi hanno molte cose in comune: conoscono solo la loro versione degli argomenti e uscendo dal parolimetro della questione non resta niente.

Uno vale uno, uno vale centomila?

Se è vero quel che si legge ci sono delle persone il cui parere conta più delle altre, perché muovono le masse, il problema è dove stiamo realmente andando a parare. Le persone che riescono a muovere più persone nelle piazze sono solitamente leader politici, figure religiose, attivisti o personaggi pubblici capaci di interpretare bisogni, paure e speranze collettive. Al netto dei sofismi, in passato furono le persone come Nelson Mandela o Martin Luther King Jr. a fare cultura, per motivi molto validi, per salvare vite e diritti umani. Di questo, ad oggi, sono rimasti i movimenti guidati da attivisti come Greta Thunberg, che hanno dimostrato una notevole capacità di mobilitazione. Oggi, grazie ai social media, anche influencer e personalità carismatiche possono convocare grandi folle. Invece è doloroso che la partecipazione più numerosa e duratura, legata a cause percepite come importanti per la società, come diritti civili, giustizia sociale, identità nazionale o cambiamento politico, sia portata avanti ad oggi con moltissima violenza, negli USA, in Francia, in Italia, ma perché? E in che senso muovono le piazze? Basta davvero incendiare un municipio o occupare il parlamento americano, per essere ritenuti dei leader carismatici? Tra le persone che sono più influenti non ci sono sempre persone con dei ruoli precisi, come è forse ovvio che sia. Papa Leone XIV esercita una forte influenza morale e spirituale a livello globale attraverso la guida della Chiesa cattolica; Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, continua a orientare il dibattito politico e geopolitico internazionale; Xi Jinping, presidente della Cina, guida una delle maggiori potenze economiche e militari del pianeta. Claudia Sheinbaum, presidente del Messico, rappresenta una delle figure più rilevanti dell’America Latina; Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, mantiene un ruolo centrale negli equilibri del Medio Oriente. Ma vicino a costoro, che sono impegnati in gestioni di cariche, in Asia, emergono figure come Sanae Takaichi, leader politica del Giappone, mentre nel settore tecnologico Sundar Pichai, amministratore delegato di Google e Alphabet, contribuisce a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale e dell’informazione digitale. Nel mondo dei media e dei social, MrBeast ha ridefinito il concetto di creator economy, raggiungendo centinaia di milioni di persone e dimostrando come l’influenza online possa oggi competere con quella delle istituzioni tradizionali. Possiamo ancora dare un peso al ruolo, oppure in un mondo senza intermediari rischia che chi ha il miglior social manager e ha alle spalle più soldi e più potere, possa dirigere le proprie intenzioni, senza che noi ce ne rendiamo conto? Mi basta la domanda di partenza per vedere di fronte a me un baratro: da Nelson Mandela a Greta Thunberg il passo è greve. Ma le piazze che distruggono tutto senza apparente motivo, sono anche peggio. MC foto ANSA 18/10

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