A dieci anni dalla scomparsa di Marco Pannella, Lodi Liberale ha dedicato la sua 377ª serata alla presentazione del volume Marco Pannella. La passione della politica, curato dal politologo Piero Ignazi. Un incontro che ha riunito studiosi e protagonisti della storia radicale italiana, tra cui Angelo Panebianco, Lorenzo Strik Lievers e Walter Vecellio, per riflettere sull’eredità politica e culturale di una figura che, pur guidando per decenni una forza elettoralmente minoritaria, ha inciso profondamente sulla vita pubblica italiana.
Ad aprire la serata è stato il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, che ha collocato l’incontro all’interno del più ampio impegno dell’associazione nella diffusione della cultura liberale. Da tredici anni, ha ricordato, Lodi Liberale organizza incontri e presentazioni di libri con l’obiettivo di tenere viva la discussione sulle idee della libertà in un’epoca caratterizzata da una soglia di attenzione sempre più ridotta. Difendere e diffondere il pensiero liberale significa, secondo Maggi, ricordare che libertà economiche, civili, religiose e politiche non sono conquiste definitive, ma risultati da preservare quotidianamente.
Nel presentare il libro, Maggi ha descritto Marco Pannella come uno dei grandi protagonisti della politica italiana del Novecento. Il paradosso della sua vicenda, ha osservato, sta nel fatto che il Partito Radicale non è mai stato una forza di massa, eppure è riuscito a spostare il baricentro del dibattito pubblico su temi destinati a cambiare il Paese. Dal divorzio all’aborto, dalle battaglie per una giustizia più garantista alla difesa dei diritti dei detenuti, fino al fine vita, alla lotta contro la pena di morte e alle campagne contro la fame nel mondo, Pannella ha saputo trasformare questioni considerate marginali in temi centrali dell’agenda politica nazionale.
Nel suo excursus sulla figura del leader radicale, Maggi ha insistito soprattutto sul metodo politico adottato da Pannella. Uno stile fondato sulla coerenza personale e sul coinvolgimento diretto del proprio corpo nelle battaglie politiche. Gli scioperi della fame, le manifestazioni, le campagne referendarie, le provocazioni pubbliche e le azioni di disobbedienza civile rappresentavano strumenti attraverso i quali il leader radicale cercava di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulle questioni che riteneva fondamentali.
Secondo Maggi, un aspetto spesso sottovalutato dell’esperienza pannelliana è la capacità di aver creato un’intera classe dirigente e una rete di associazioni che hanno continuato a operare ben oltre il Partito Radicale. In questo contesto ha voluto ricordare anche la figura di Emma Bonino, indicata come una delle personalità più significative cresciute all’interno di quella scuola politica e protagonista di numerose battaglie per i diritti civili e per l’emancipazione femminile.
Maggi ha poi richiamato alcune delle intuizioni politiche più originali di Pannella, a partire dalla distinzione tra pacifismo e nonviolenza. Per il leader radicale, ha spiegato, la nonviolenza non significava neutralità davanti alle ingiustizie, ma schierarsi dalla parte degli aggrediti e dei diritti violati. Una posizione che lo portò spesso a sostenere interventi finalizzati alla difesa delle democrazie e del diritto internazionale.
Particolarmente toccante il ricordo delle ultime parole lasciate da Pannella a Radio Radicale poco prima della morte: «Ragazzi, niente tristezza. Sappiate che storicamente alla fine abbiamo vinto noi». Una frase che, secondo Maggi, riassume il significato profondo della sua esperienza politica. Molte delle battaglie considerate un tempo radicali o impopolari sono infatti diventate negli anni patrimonio comune della società italiana.
Il filo conduttore dell’intervento introduttivo è stato dunque chiaro: Marco Pannella non va giudicato sulla base dei risultati elettorali ottenuti, ma per la sua capacità di anticipare i cambiamenti sociali e di trasformare la cultura politica del Paese. Una figura spesso divisiva, certamente fuori dagli schemi, ma capace di lasciare un segno profondo nella storia della Repubblica italiana.












