Individuo, persona, soggetto come risorsa e limite al giogo dello Stato

L'anarco capitalismo spinge il sistema e valorizza il singolo senza schiacciare il simile, esempi di pensiero vincente tra il collettivismo ideologico e l'omogeneizzazione dell'umanità.

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Perché siamo legati allo stato come un feticcio da cui non siamo in grado di emanciparci quando sarebbe molto più ovvio farci sostenere dalla capacità di gestire le nostre necessità lontano dalle logiche di potere centralizzato pubblico, a vantaggio di tutte le istituzioni, anche quelle pubbliche, che saranno alleviate dalle richieste per cui possiamo farne a meno?

La proprietà privata è la risposta gentile all’invasione dittatoriale dello strapotere del pubblico, che usurpa beni prodotti da privati, utilizzandoli a piacimento, spesso senza essere legittimato nemmeno da una cospicua maggioranza alle urne.

La logica del liberismo sfrenato non ha niente a che fare con il DNA anarco capitalista radicale, che cerca NEL mercato le risposte a una richiesta che perviene dalle persone e non usa il mercato com’è, ma lo fa, mano a mano, determinandone regole e paletti. Il modello più flessibile dell’era globale è quello che consente a chi produce la ricchezza di continuare a produrne.

Il modello anarco capitalista resta il più pacifico, perché non contempla che si invadano gli interessi altrui per i propri, ma prevede una trattativa continua per avere vantaggi, richiede dedizione e impegno, non consente di stabilire regole a priori e di avere limiti imposti da altro che non siano le necessità della contingenza, è il modello che risparmia le risorse, perché sono ricchezza da impiegare, non colpisce persone e cose che non sono nella sovranità del singolo, non arroga diritti inesistenti pattuiti forfetariamente.

Il singolo in sé racchiude il confine del proprio diritto e del proprio dovere e sente qualsiasi modello coercitivo pubblico come una gabbia entro la quale, oltre agli sprechi, vi sono i limiti imposti da ragioni altre, che non sono quelle individuali. Quanti servizi paghiamo che non ci servono? Quanto riceviamo in servizi che non usiamo? La domanda di un soggetto individuale prevede risposte certe. L’individuo che è autonomo ed autosufficiente ha diritto di poter scegliere se e quanto essere dipendente dallo Stato. Lo Stato, come risorsa ultima ed estrema, ha certamente svolto in taluni periodi un ruolo centrale, ma l’individuo libero in relazione allo Stato vive a prescindere in una condizione di sottomissione e di costrizione, dal giorno in cui nasciamo e ci viene imposto un ordine di eventi, al giorno in cui moriamo, non abbiamo libertà di scegliere nemmeno come essere smaltiti.

Naturalmente un pensiero in quanto tale non ha il diritto di uscire in sé dal solco della legge, che impone a prescindere delle regole certe per tutti: in questo senso la persona, l’individuo, si trova a dover combattere, prima che con i competitor e con i nemici, con il principale nemico assoluto dello Stato, che decide: quanti soldi estorcere al cittadino attraverso le tasse; quando e se prendere parte ad un conflitto; come gestire la salute, la scuola, il lavoro, la pensione; come educare i figli e quale modello educativo impartire, spesso le scuole private non sono riconosciute; come gestire la propria sessualità, la coppia, la famiglia, per di più spesse volte poggiando su principi metafisici o religiosi imposti indirettamente per retaggio culturale.

La libertà non può mantenersi nei limiti di un partito, ma nemmeno è giusto che una certa parte politica si senta paladina dei diritti, come se i diritti fossero un fatto solo di sinistra. L’uomo nasce debole, non nasce libero, schiavo della natura forte, che lo sottomette, ma grazie alle proprie conoscenze ha costruito intorno a sé un sistema, più o meno aperto, che lo protegge e con il quale combatte giorno dopo giorno per la propria libertà.

E’ evidente che la narrazione politica del XIX secolo ha avuto diversi apporti pesanti, non ultimo il marxismo, ma di più il fascismo, che hanno comportato delle scelte naturali: optare per gli Stati con diritto monitorato, per scongiurare le derive autoritarie con un sistema di contrappesi economici e sociali atti a limitare in modo estremo la libertà individuale, per paura che quanto accaduto potesse tornare.

E’ altrettanto evidente, però, che limitare la libertà economica per limitare il potere politico ha funzionato solamente per mantenere in uno stato di mediano benessere la cittadinanza, ma aumentando notevolmente il divario tra i super poveri senza diritti e i pochissimi super ricchi che sono riusciti a cavalcare il favore del potere con intraprese di successo.

Il modello anarchico libertario europeo si è basato principalmente su ideali solo politici, comportando spesso degli effetti criminosi, come quelli prevalentemente di matrice solo anarchica, nera o rossa, ma volta a compiere assassini, omicidi e in generale reati contro il sistema e contro la persona, mettendo in cattiva luce il pensiero libertario.

Il modello vincente della libertà, al contrario, affonda le sue radici nella storia politica, economica e filosofica anglosassone e americana.

Tra i primi precursori dell’anarco-capitalismo in stile americano troviamo ad esempio Etienne de la Boétie (1530-1563), un giudice francese, fu uno dei primi sostenitori del pensiero anarchico.

Nel suo lavoro, il Discorso sulla servitù volontaria, ha sostenuto la disobbedienza civile e la resistenza nonviolenta. Lo stesso libertario Murray N. Rothbard (1926-1995) ha elogiato il lavoro di de la Boétie per la sua enfasi sulla disobbedienza civile contro le azioni ingiuste dello stato. L’intellettuale francese Frederic Bastiat (1801-1850) ha svolto un ruolo non annunciato durante la sua carriera sostenendo la causa del capitalismo.

La sua teoria politica della libertà fu esplicitata nel suo magnum opus, The Law, in cui sosteneva la causa di un’economia del laissez-faire e considerava l’uso del potere statale negli affari economici come un atto immorale.

Bastiat fu uno dei più forti sostenitori dei diritti individuali del XIX secolo e un’ispirazione per gli economisti austriaci come Ludwig von Mises (1881-1973)  e Friedrich A. Hayek (1899-1992)  nel secolo successivo. La legge di Bastiat rimane un influente testo introduttivo per gli aderenti pro-capitalisti.

Gustave de Molinari (1819-1912), un teorico politico belga, fu un’altra figura europea che diede una svolta unica al movimento anarchico. De Molinari fu una delle più importanti figure anarchiche pre-Rothbardiane che fusero l’anarchismo con il pensiero capitalista.

Il modello di Stato moderno europeo è molto diverso dai modelli di stato del resto del mondo: si basa su una storia di intensi conflitti, periodici, continui, ridotti infine a gerarchie dinastiche e a piccoli centri di potere basati prevalentemente sul censo e sullo status. La messa in dubbio del potere della dinastia è di matrice violenta, la Rivoluzione Francese e la Guerra Mondiale rappresentano due modelli opposti di azione contro l’individuo, nel primo caso popolare, nel secondo caso militare.

In pochissimi casi possiamo citare esempi di modelli politici basati prevalentemente sulla sostenibilità economica, molto spesso invece possiamo citare esempi in cui la politica ha avuto un effetto dopante o un effetto deprimente sulle dinamiche del mercato.

La favola delle api di Bernard de Mandeville (1670-1733) insegna che la società non cresce sulla base di perversi modelli etico sociali moraleggianti o religiosi o idealisti, ma cresce sulla base delle voglie e delle necessità del singolo. I suoi bisogni sono il suo stimolo, le sue invidie sono il suo motore. La brama è il suo carburante.

La favola narra di un ricco alveare, dove le api lavorano come le pazze ma non sono in grado di rendersi conto che la loro propensione al vizio e al lusso è la base ineludibile della prosperità. Le api chiedono agli dei di trasformare i loro interessi in virtù ed essi accontentandole, trasformano infine l’alveare in una comunità di api virtuose. Naturalmente la decrescita è immediata e l’alveare cade in rovina perché il fondamento della società e della civiltà umana non è un innato “senso morale”, bensì lo stesso egoismo individuale. In caso contrario il sistema è dittatoriale: di destra, di sinistra, della carta dello Stato, ma pur sempre privo di libertà.

Martina Cecco

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