Dopo Lazio e Lombardia, anche in Friuli (stra)vince il Partito del Non Voto

0
614

E anche in Friuli Venezia Giulia, come alle regionali di Lazio e Lombardia di pochissimo tempo fa, a vincere sono gli astenuti, superando il 50% dei non-voti (esattamente i votanti sono stati il 45%).

Del resto, anche alle recenti regionali friulane del 2013 e del 2018, l’astensione o superava il 50%, oppure poco ci mancava, aprendo la strada a un fenomeno sempre più diffuso anche nel resto d’Italia.

E giustamente diremmo.

Perché?

Beh, dai, con i tagli alla sanità, l’aumento delle spese militari per compiacere gli USA, l’incoerenza totale di cosiddetti centrodestra e centrosinistra…ci sembra il minimo!

L’elettorato non è sciocco.

Okay, l’Italia non sarà come la Francia.

I francesi lottano per i loro diritti e lo hanno dimostrato da qualche secolo. E non sono ancorati tanto alle divisioni destra-sinistra, ma al senso di civiltà, democrazia e appartenenza a una nazione con la sua Storia, tradizione e cultura.

In Italia la maggioranza – purtroppo – non seguiva gli Eroi Mazzini e Garibaldi, ma stava alla finestra…per vedere chi sarebbe stato il vincitore. Qualcuno si è persino schierato con i Briganti (sic!).

Ad ogni modo non è che – nel 2023, con tutto quanto accade oggi – uno che si astiene sta necessariamente solo alla finestra, visto che alle elezioni amministrative italiane, solitamente, la partecipazione era maggiore rispetto alle politiche.

Mi ricordo i tempi in cui mi candidai anch’io alle amministrative (rigorosamente fuori da ogni schieramento e rigorosamente portando avanti idee e proposte socialiste libertarie e freakkettone): nel 1999, nel 2004, nel 2011 e nel 2013 (quando rilanciai in politica Ilona Staller Cicciolina, alle comunali di Roma).

In quegli anni la partecipazione era ben più alta e così anche un certo entusiasmo.

Ed era tutto dire, perché nemmeno ai tempi la classe politica era il massimo!

Ed è andata sempre peggio.

Al punto che, oggi, gli elettori di Lazio, Lombardia e Friuli hanno detto: “Ehy gente, sai che c’è? Che non ho più voglia di uscire di casa per andare ad apporre una croce sul partito della Meloni, della Schlein, di Conte, di Salvini, di Berlusconi, del duo Calenda&Renzi o di vattelapesca. Questi qui dicono una cosa e fanno l’opposto. E dovrei uscire di casa per apporre, ancora una volta, una croce? Ma lo sai quanto costa, oggi, andare al supermercato? Ma lo sai come funziona oggi la sanità regionale e quanto costa fare un mutuo anche grazie a Madame Lagarde? Ma dai! Siamo seri, non scherziamo!”

Per cui okay, ci sarà anche chi dirà che Tizio ha stravinto con il 60 o 70 percento di voti, ma sarà sempre un 60 o 70 percento del 45% di quelli che hanno votato! Per cui governerà con una fottuta minoranza di voti (un terzo dell’elettorato, se ho fatto bene i conti).

Diciamolo, perché è così.

Il vero problema non è il sacrosanto diritto al non-voto, che è comunque un’espressione democratica. Ma la mancata rappresentanza di quegli oltre 50% di cittadini che non si sente né vuole essere rappresentata da questa classe politica.

Diamo loro rappresentanza!

Il sottoscritto, anni fa, proponeva l’attribuzione di seggi – in proporzione – ai non votanti. Facendo occupare tali seggi a cittadini non-votanti estratti a sorte. E’ un’idea.

E’ un’idea anche per responsabilizzare – direttamente – i cittadini.

Come un’idea è quella che lanciò qualche tempo fa l’amico scrittore e ingegnere meccanico Riccardo Merendi, ovvero attribuire seggi vuoti in proporzione ai non-voti.

Del resto anche in caso di referendum, se il quorum non è raggiunto, la consultazione è dichiarata nulla.

Ora, non si tratta di dichiarare nulle le elezioni, ma di dare adeguata rappresentanza democratica a chi fa scelte diverse rispetto alla classe politica che non rappresenta ormai altro che una minoranza.

La democrazia è questa. E’ dare rappresentanza a tutti. E’ dare voce a tutti.

Non ci vuole un fottuto genio a capirlo.

E, del resto, dopo la tremenda pandemia, si sono fatte scelte opposte rispetto a quelle che andavano fatte.

Si è proseguito con misure di austerità; di tagli alla spesa sanitaria; di aumento alla spesa militare, incentivando sanzioni e controversie internazionali, anziché favorire pace, dialogo e commercio fra tutti; politiche fottute di aumento dell’età pensionabile (con la benedizione di Elon Musk che evidentemente ritiene che lavorare renda liberi e non schiavi del sistema economico di cui egli stesso è parte e promoter in pole position); di aumento dei tassi d’interesse, anziché nazionalizzare i settori chiave dell’economia: bancario, energetico, delle telecomunicazioni.

E nazionalizzare tali settori aprendoli alla compartecipazione diretta dei cittadini-utenti, come sarebbe giusto e democratico fare!

Figuriamoci!

Parole al vento!

Lo so, ne sono consapevole.

E poi magari c’è chi si stupisce se la pseudo-socialdemocratica Fidanzatina d’Europa Sanna Marin perde consensi e arriva terza alle parlamentarie finlandesi! Ma dai!

Se attui politiche di austerity, ma aumenti le spese militari; se dialoghi con Erdogan e ti dimentichi dei diritti dei curdi; se innalzi muri anti-migranti russi…allora apri le porte alla destra, perché stai attuando tu stessa politiche ancora più a destra!

Mi ricorda molto i Massimo D’Alema, i Blair e i Clinton dei vecchi tempi, quando bombardarono la Jugoslavia e lasciarono parlare le bombe. Senza fare nulla per i diritti sociali, in barba al loro pseudo-socialdemocraticismo.

Perché, diciamolo, il socialismo, in Europa, è morto nel 1992-1993.

E nessuno ha detto niente. Anzi. Tutti si sono lasciati turlupinare dal sedicente “nuovo che avanza”.

Sono lontani anni luce i tempi dei Bettino Craxi e di Gianni De Michelis (che ebbi l’onore di conoscere). Tempi in cui diritti sociali e diplomazia internazionale andavano di pari passo.

Non sarà stato il bengodi, ma era già molto, se pensiamo che i governi di cui facevano parte erano spesso preda del fuoco incrociato della DC, del PCI, del PRI e del PLI.

Ma sappiamo anche com’è finita e perché.

Perché al Potere, il socialismo autentico al governo, non faceva comodo. E faceva comodo sostituire una classe politica con un’altra che si fingeva “anti-sistema”.

Poi le abbiamo viste e le stiamo vedendo al governo… le pseudo sinistre e le pseudo destre italiane e dell’UE in salsa liberal-antidemocratica.

Ormai in crisi di consenso ovunque.

Dovrei dare una conclusione a questo articolo, ma la verità è che non ho nessuna conclusione da scrivere.

Scrivetela voi la conclusione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

SHARE
precedenteRoger Waters sfida il Consiglio Comunale di Francoforte in nome della libertà di parola e dei diritti umani
successivoIndividuo, persona, soggetto come risorsa e limite al giogo dello Stato
Nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Dal 2000 collabora e ha collaborato con diverse riviste di cultura risorgimentale, esoterica e socialista, oltre che con numerose testate giornalistiche nazionali, fra le quali L'Opinione delle Libertà, La Voce Repubblicana, L'Ideologia Socialista, La Giustizia, Critica Sociale, Olnews, Electomagazine, Liberalcafé. Suoi articoli sono e sono stati tradotti e apprezzati in Francia, Belgio, Serbia e Brasile. Ha pubblicato i saggi "Universo Massonico" (2012); "Ritratti di Donna (2014); "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (2019); "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo" (2022) e "Ritratti del Socialismo" (2023)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome