Il 24 marzo 1999 la NATO – benedetta dalle pseudo sinistre occidentali – bombardò la Jugoslavia

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Red No War message and peace symbol graffiti on grunge ciment wall - peace concept

Il 24 marzo 1999, la Repubblica Federale di Jugoslavia fu bombardata per 78 giorni da parte della NATO, con la benedizione, in Italia, del governo di pseudo centrosinistra presieduto da Massimo d’Alema, in Gran Bretagna da quello pseudo laburista di Blair e in Germania da quello pseudo socialdemocratico di Schroder.

Il tutto orchestrato dal pseudo democratico Bill Clinton.

Il tutto, peraltro, senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite.

Causando circa 3000 vittime civili, fra cui centinaia di bambini.

Fu l’apice della triste vicenda di disgregazione della Jugoslavia, una terra che, con il Maresciallo Josip Tito Broz, aveva unito nel socialismo, nell’antifascismo e nell’autogestione delle imprese, popoli diversi, che vissero fraterni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sino almeno agli Anni ’80.

Finché i nazionalismi, fomentati anche dall’Occidente liberale, ma non democratico, esplosero e generarono una crisi senza precedenti. Che vedremo e vediamo ancora oggi ad Est, nei Paesi che un tempo erano uniti, nel socialismo, nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Bettino Craxi, da Hammamet, scrisse, in merito, parole molto lucide (che si possono trovare nel saggio edito da Mondadori “Bettino Craxi. Uno sguardo sul mondo. Appunti e scritti di politica estera”):

I bombardamenti dell’aviazione americana ed inglese, almeno sino ad ora, sembrano da qualche tempo il bastone con il quale ci si industria a governare le situazioni distorte che si presentano nel mondo. Le bombe dovrebbero essere la soluzione miracolosa destinata a distruggere il male e a far rifiorire il bene. Di bombardamenti del resto, solo nell’ultimo anno, se ne possono ormai elencare non pochi. Si sa tutto di loro e dei loro bagliori, si sa poco o nulla dei risultati che le imprese della più grande, moderna, e sofisticata aviazione del mondo abbiano potuto ottenere […]

Questa situazione terribilmente intricata verrà risolta a colpi di bombe? Molto difficile. Le bombe provocheranno altri disastri ed altre vittime ed apriranno la strada a nuovi conflitti ed ad una estensione pericolosa delle reazioni e delle contro reazioni. Ripetiamo ciò che ha detto dall’alto della sua esperienza ed anche della sua saggezza un ufficiale italiano, una medaglia d’oro, che non può essere accusato di essere un pauroso. Il mito dell’arma aerea, come provano i fatti, potenza risolutrice, è giustappunto un mito. Se si dovesse passare allo scontro umano si toccherebbe un fondo che si sperava ormai estraneo alla storia delle nazioni europee. La politica e la diplomazia, senza il continuo rincorrersi di minacce e di ultimatum, debbono trovare la forza e la strada per giungere ad imporsi. La politica e la diplomazia non possono dichiarare fallimento. La bomba può essere considerata la via facile ma la pace continuerebbe ad essere difficilissima […]

Purtroppo gli italiani sono già alla frontiera. Il governo aveva detto così anche per l’aviazione. La Serbia aveva rotto le relazioni diplomatiche con tutti i Paesi della NATO tranne che con l’Italia. Era un ponte diplomatico che bisognava avere il coraggio di usare. Per tutta risposta abbiamo inviato i nostri aerei a bombardare, coprendoci sotto la formula della «difesa integrata» alla quale non crede nessuno”.

Parole validissime tanto ieri, quanto oggi.

Ennesima dimostrazione che un autentico statista, socialista e democratico come Craxi ci aveva visto giusto.

Un Craxi ingiustamente vilipeso da post e pseudo comunisti e post fascisti italiani, entrambi al governo negli anni successivi alla sua liquidazione, con tanto di benedizione da parte di quei poteri forti che lo detestavano, in quanto egli si pose sempre contro ogni forma di dittatura, dogmatismo, di fondamentalismo, di privatizzazione selvaggia e fu sempre in favore della sovranità nazionale, di ogni popolo.

Non parliamo poi delle conseguenze che ebbero a subire i militari italiani che, negli anni, si ammalarono e morirono a causa dell’uranio impoverito usato in Jugoslavia nel 1999.

Nella Serbia di oggi, il Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (NKPJ), pur non rappresentato in Parlamento, ma che raccoglie l’eredità di Tito Broz e di tutti i comunisti e socialisti democratici di quelle terre, il 24 marzo scorso, a 24 anni di distanza, ha reso omaggio alle vittime dei bombardamenti NATO, presso il monumento “Eternal Flame” di Nuova Belgrado.

La NATO allora, come oggi, non difendeva gli interessi del popolo serbo o albanese, ma esclusivamente dei grandi capitalisti dei Paesi membri di questa alleanza criminale”, hanno scritto i comunisti jugoslavi in un comunicato sul loro sito web.

E i comunisti jugoslavi hanno ricordato come la NATO abbia attaccato Paesi sovrani, laici e socialisti come la Libia e la Siria, oltre che continua a sostenere l’attuale conflitto in Ucraina, senza ricercare una soluzione pacifica, cosa che, invece, un Paese socialista come la Cina – aperto al dialogo e al commercio con tutti i Paesi – cerca di fare.

Luca Bagatin

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