Lettere a Giuliano: l’italica retorica punita dal contrappasso

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di PIETRO PAGANINI

La celebrazione dei talenti migrati è diventato un pericoloso esercizio retorico che illude un intero paese. Il vero problema è quello di capire perchè i talenti emigrano.

Perch’io parti’ così giunte persone, partito porto il mio cerebro, lasso!, dal suo principio ch’è in questo troncone. Così s’osserva in me lo contrapasso. (Dante, Inf. XVIII)

Caro Giuliano,

il contrappasso non è solo esercizio stilistico, ma è un fatto concreto verificabile empiricamente. Ti scrivo questo perchè l’Italia e gli Italiani si ostinano ad atteggiarsi come se fossero i migliori con quel vezzo di superiorità disinteressata . Non lo siamo più e i fatti, quelli empirici lo dimostrano. Per questo paghiamo con il contrappasso.
Non parlerò di economia o di capacità di innovare, ma indirettamente li tratterò. La settimana che si sta concludendo ha celebrato i due presunti “italiani” vincitori di due premi di Oscar. Congratulazioni a loro e al loro straordinario talento. Dobbiamo essere orgogliosi di loro in quanto individui talentuosi, menti creative che migliorano le nostre esistenza e di chi ci seguirà. Essi sono attori attivi del nostro progresso.

Non celebro e trovo triste esaltarli come italiani. I due talenti sono un caso, l’ultimo di un vizio nazionale, tipico dei perdenti, di ricercare l’italianità ovunque, non potendola trovare a casa propria.
Non sostengo questo perchè la maggior parte dei talenti sono espatriati da anni e con il paese d’origine non hanno più radici. Non ha senso riferirsi all’italianità in un contesto ormai globale, dove i cervelli sono connessi attraverso una rete globale, un groviglio di talenti.
Questa retorica, sostanzialmente giornalistica è anche controproduttiva, perchè produce il contrappasso. Più ci esalta per qualcosa che non ci appartiene e più questo qualcosa non sarà nostro e finirà per seppellirci. Così sempre più talenti saranno celebrati perchè d’origine, perchè legati al nostro paese con qualche radice.
Sfugge il problema. Invece di celebrare chi se ne è andato dovremmo forse chiederci perchè ha fatto i bagagli; dovremmo anche chiederci, per fermare immediatamente i sospetti leciti in chi favorisce la circolazione dei talenti, perchè non celebriamo talenti “stranieri” per i loro successi in Italia. In questo caso c’è poco da celebrare, anche se come sai qualche talento straniero ci sarebbe anche, è che non decolla.

Il problema dunque, non sono le individualità più o meno talentuose, di cui l’Italia sembra essere più ricca di tante altri paesi, quanto l’ambiente in cui i talenti possono esprimersi, crescere, creare. Qui sta tutto. Perchè altrove i semi diventano alberi forti e rigogliosi e in Italia restano frutti immaturi o finiscono per diventare sterpaglia? Rispondere a questa domanda significa porsi il problema delle ragioni culturali e sociali che sostengono l’innovazione prima e la crescita economica poi.
Mio caro Giuliano, il timore è che in pochi si porranno il problema, e continueranno a celebrare il talento immigrato, che sia degli oscar, dei nobel o dei ricercatori. Restiamo sempre i migliori, complimenti a noi.

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