La Buona Cura… e la Thatcher che ci manca

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Non tutti i giovani hanno un ricordo vivo di chi è stata la Dama di Ferro, ma la storia le riserverà certamente uno spazio molto particolare per tutte le misure che ha saputo imporre grazie ad una visione quasi rivoluzionaria della modernità, in totale controcorrente con le tendenze che condizionavano la politica in Europa.

E questo non solo per essere stata la prima donna a guidare un governo britannico; non solo perché è stata l’unica a coprire tale importante carica per ben tre legislature; non solo perché ha saputo rispondere con fermezza all’invasione argentina alle Falkland, pur di salvaguardare l’aspirazione dei suoi abitanti a rimanere sotto la tutela britannica; non solo perché dinanzi alla prepotente espansione delle normative burocratiche dell’Unione Europea che intendeva imporre, fino ad estorcere la rinuncia alla propria sovranità ai Paesi membri; non solo perché ha sconfitto i laburisti che avevano spinto il Regno Unito sulla soglia di un abisso; non solo perché ha saputo affrontare il corporativismo sindacale fino a sconfiggerlo; non solo perché è riuscita a sanare un’economia inflazionata che aveva ridotto quella che era stata una vera potenza mondiale ad una situazione inverosimilmente umiliante; ma, soprattutto, perché insieme al presidente americano Ronald Reagan ha saputo affrontare con la massima fermezza la minaccia sovietica al punto di aver dato l’ultima spinta al Muro della Vergogna di Berlino, inaugurando una nuova fase storica, segnando addirittura la fine della guerra fredda.

OFF-ThatcherIn questo libretto il curatore Stefano Magni traccia un breve riassunto del suo passaggio politico e ripropone alcuni dei suoi importanti discorsi in cui l’eroina si dimostra molto più virile dei suoi stessi colleghi parlamentari, e con la sua intransigenza è riuscita ad inaugurare un nuovo spirito che in parte sarà adottato dai Paesi dell’Europa Orientale, finalmente liberi dal giogo sovietico, dove al contrario dei “nostri” impareranno la buona lezione che i politicanti mancini dell’Unione Burocratica Europea non sembrano di essere ancora in grado di recepire, nonostante sia ormai più che evidente che l’invenzione dell’Euro non è l’oro colato che ci avevano promesso e che le politiche della solidarietà istituzionalizzata ci hanno in fine vuotato le casse, restando ai posteri solo i debiti che le prossime generazioni saranno chiamati a coprire, mentre l’iniziativa privata non ha più i fondi da investire in ricerca ed innovazione, per fomentare la creatività dei nostri migliori imprenditori inutilmente tartassati.

Si era dimostrata tanto dura quanto efficiente nell’opporsi alle pratiche dei socialisti di tutto il continente e famosa diventerà la sua frase secondo cui “Il Socialismo dura solo fino a quando finiscono i soldi degli altri”…

Di fatto, l’opposizione della Thatcher a tutte queste pretenziose ed assurde iniziative di Bruxelles e di Strasburgo, che – come osserviamo oggi – hanno privato buona parte dell’autonomia dei singoli Paesi membri, insieme ai dannosi sussidi riservati soprattutto all’agricoltura difesi con unghie e denti principalmente dalla Francia e dalla Germania – ma non solo – , oggi si rivela a noi come il più profetico avvertimento, al quale non abbiamo saputo dare il meritato credito. Così come La Danimarca, la Svezia e la Norvegia, la Thatcher ha risparmiato ai propri cittadini l’errore dell’Euro e possiamo ben dire di aver fatto bene…

All’appassionata difensora dei principi liberali, del libero scambio e della libertà degli individui dalla tutela del potere politico, al punto di giustamente sostenere che “la società non esiste; esistono solo individui”, alla Thatcher deve essere riconosciuto il fatto di aver – se non scoperto – ma certamente rilanciato le idee dei grandi economisti della Scuola Austriaca e quella di Chicago, principalmente i Premi Nobel per l’ economia F. A. von Hayek e Milton Friedman, oltre che riproporre all’attualità quelle di un altro fra i più importanti pensatori del secolo, Karl Popper, personaggi questi, dunque, che il sinistroso ostracismo socialista aveva fatto finta di ignorare.

Infatti, Hayek, particolarmente, si era fatto notare fin dalla famosa conferenza di Bretton Woods, quando aveva saputo confutare le deleterie tesi di Keynes, ostinato devoto dell’intervento dello Stato nell’economia, principi che, come oggi possiamo purtroppo constatare, hanno condotto al disastroso declino dell’economia e dell’industria di buona parte dell’Europa, alla quale oggi se non cambia strada, non rimarrà altro se non continuare a piangersi addosso e temere lo straordinario sviluppo delle prospere economie asiatiche.

Le centoventi pagine si possono leggere in un noioso fine settimana, e questa lettura costituisce una lezione di politica e di economia oltremodo valida ancora – se non soprattutto – ai nostri giorni. Il decimo capitolo, scritto da un suo ex-collaboratore, John O’Sullivan, è l’esposizione presentata alla sede dell’Istituto Bruno Leoni di Milano nel 2012; si conclude con un breve riepilogo di questo straordinario personaggio, della storia sommariamente riprodotta dal celebre film dove la sua vita si conclude nel suo declino, tristemente consumata dall’età.

Eppure, non possiamo dimenticare quella sua energia, la lucidità con cui questo ammirevole personaggio ha condizionato economia e politica, contribuendo in maniera fondamentale al cambiamento di un periodo, al punto di segnare una svolta che possiamo senza alcun dubbio definire storica.

E come scrive giustamente Antonio Caprarica, all’Italia ci vorrebbe proprio una Margaret Thatcher…

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