Settembre di 150 anni fa: la Capitale del Regno da Torino a Firenze

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Con la convenzione di settembre nel 1864 la capitale del nuovo Regno d’Italia passa da Torino a Firenze. Fu una pagina travagliata della storia risorgimentale condotta da Marco Minghetti,presidente del Consiglio dei Ministri. Nel 1862 c’era stato l’episodio di Aspromonte che bloccò l’iniziativa garibaldina per conquistare Roma e renderla capitale. Fu una scelta dolorosa ma necessaria quella di fermare Garibaldi,anche se il modo fu brutale.

Per capire questi eventi va considerato che la nuova Italia nata nel 1861 era una creatura fragilissima che poteva essere travolta da Austriaci e Francesi. I primi affatto convinti che il processo risorgimentale italiano fosse una realtà non modificabile,i secondi perchè pentiti di far favorito con la campagna del 1859 il nostro Risorgimento, pressati dalla politica del Conte di Cavour.

Certo l’Italia, dopo Cavour, non ebbe più statisti confrontabili con il vero creatore dell’unificazione italiana.

Nelle giornate del 21/22 settembre 1864 a Torino ci furono sommosse di protesta contro il trasferimento della capitale a Firenze. Ma la scelta si rivelava necessaria perchè Napoleone III pretendeva rassicurazioni e l’Italia appena cotituita ed oberata da un debito pubblico esorbitante e minacciata dalla nascita del brigantaggio meridionale, non poteva rischiare. Era un castello di sabbia: sarebbe bastato nulla per vanificare lo sforzo sovrumano compiuto dai patrioti del Risorgimento.Gaetano Salvemini parlò del Risorgimento come di un’opera ciclopica e dal 2011 in poi sembrava che certe demolizioni del Risorgimento inficiate da ideologismo fossero state superate.

L’esercito represse duramente la sommossa popolare e ci furono dei morti e dei feriti. Ma non si può giudicare la storia di ieri con gli occhi di oggi. Solo chi è digiugno di metodo storico,solo chi ignora Croce, Chabod, Romeo, Garosci, Salvatorelli,Nada,Maturi,tanto per citare qualche nome, può pensarla diversamente.
Tutto va contestualizzato ,capito ed infine valutato.

Minghetti e il re Vittorio Emanuele II agirono segretamente,coe le circostanze politico imponevano e lo Statuto consentiva. Mai una decisione di quel tipo sarebbe potuta essere all’insegna di una trasparanza impossibile.
Firenze fu una scelta motivata da ragioni storiche (d’Azeglio la preferiva a Roma,ad esempio) e dalla necessità di spostare la capitale da una realtà geografica incompatibile con la conformazione della penisola italiana lunga e stretta separata dalla catena appenninica.

Per altri versi c’erno motivi profondi per fare di Firenze la capitale del nuovo Regno. Ma la scelta era nella mente del Re e del Governo una scelta transitoria, attendendo il momento propizio per completare il disegno cavouriano di Roma capitale. E’ ciò che avvenne alla caduta di Napoleone III nel 1870. Solo una visione molto miope di stampo torinocentrico impediva di capire una scelta che, pur dolorosa per Torino, era necessaria. Torino protestò scendendo in piazza e ci furono morti e feriti.

Ma leggere,come mi è capitato oggi, che c’è chi definisce i fatti del 21/22 settembre 1864 “LA PRIMA STRAGE DI STATO” mi stupisce perchè è continuare a buttare tutto in politica (della peggiore),senza saper dimostrare che compito dello storico è quello innanzi tutto di capire. Che senso ha confrontare quei fatti di 150 anni con Piazza Fontana o la strage dell’Italicus ? Nessuno in assoluto.ogni storia è figlia del suo tempo.Velendo nobilitare il tutto, si potrebbe parlare di un “Orianesimo” di ritorno.

E chi sostiene una tesi tanto assurda e faziosa non è certo in buona fede. E’ possibile che a 150 da quegli eventi ci sia ancor gente che possa ragionare in questo modo? La storia non è mai giustiziera,diceva Croce,ma è sempre giustificatrice,non nel senso di assolvere qualcuno,ma nel senso di capire. Estrapolazioni devianti tra la storia del secondo Ottocento e quella del secondo Novecento non sono consentite a chi voglia fare opera di storico. Sono invece consentite agli improvvisatori,ai dilettanti,ai faziosi che non posseggono quello che Adolfo Omodeo, definiva il senso della storia.
Pier Franco Quaglieni

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