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Liberale incompreso? Si tratta della Finestra di Overton, ovvero la Rana bollita di Chomsky

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L’Istituto Liberale non è nuovo a spiegare come vanno le cose in Italia, senza tanto girarci intorno, in questo caso la spiegazione riguarda l’incomprensione che si trovano a vivere i liberali, quando cercano di spiegare che non sono le ideologia a caratterizzare la libertà di pensiero e di commercio, ma sono le situazioni. Le persone preferiscono ridurre il tempo dedicato al pensiero e difficilmente riescono ad aderire al liberalismo, in quanto richiede un processo controintuitivo, il contrario del mondo odierno, basato su azioni meccaniche a costo mentale zero.

Joseph Overton, sociologo americano morto a 43 anni nel 2003 in un incidente mentre portava un aereo, è noto soprattutto per la sua teoria dell’ingegneria sociale denominata “The Overton Window” o “finestra di Overton”. Questa teoria spiega come un’idea, inizialmente ritenuta inaccettabile o addirittura impensabile, possa con il tempo diventare socialmente accettata e infine legalizzata, attraverso un processo graduale e spesso impercettibile. La libertà costa l’enorme prezzo di abbattere stereotipi e noia mentale.

Overton non era un moralista né un difensore di dogmi etici rigidi, ma un analista del meccanismo che permette a ogni concetto, anche il più assurdo, di entrare nel pensiero comune. Questa trasformazione avviene seguendo una precisa sequenza di fasi, che delineano la progressione di un’idea nel dibattito pubblico e nell’opinione collettiva.

La prima tappa è l’“impensabile”: il nuovo concetto è considerato fuori da ogni accettazione sociale, suscita repulsione ed è oggetto di divieto. Tuttavia comincia a essere discusso, sebbene marginalmente. Successivamente si arriva al “divieto con eccezioni”, dove si apre un primo dibattito e l’idea, pur restando nella sfera delle trasgressioni, trova qualche spazio giustificato in casi particolari. In seguito si raggiunge la fase “accettabile”, con il diffondersi di un atteggiamento più tollerante: il pensiero comune inizia a sospendere il giudizio e ad ammettere la coesistenza di opinioni differenti.

La quarta fase è quella del “ragionevole”: in cui l’idea viene percepita come normale e persino necessaria; si parla di creare condizioni affinché possa realizzarsi senza suscitare più scandalo. La penultima tappa è il “diffuso”: l’idea ottiene consenso politico e culturale, divenendo parte integrante della cultura popolare, sostenuta da personalità pubbliche e operatori di comunicazione. Infine l’idea diventa “legale”: accolta formalmente nell’ordinamento statale, sancendo il culmine della sua accettazione sociale.

Questo modello spiega come l’opinione pubblica può essere manipolata e serve per far evolvere comportamenti ed etiche sociali, spesso senza apparenti forzature evidenti. Gli esperti di marketing e pubblicità, così come i think tank economici e politici, conoscono bene queste tecniche, che trovano oggi immense possibilità di applicazione nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale. Proprio grazie a questi strumenti, scenari che sembravano confinati alla narrativa distopica di Orwell o Benson si stanno materializzando, con una nuova forma di controllo invisibile e capillare.

Parallelamente, il principio della “rana bollita”, ripreso dal filosofo Noam Chomsky, descrive la dinamica per cui la società assiste passivamente a una lenta erosione dei propri valori e delle proprie libertà. Proprio come la rana che non salta fuori dall’acqua che si riscalda gradualmente, le persone si abituano a cambiamenti che prima avrebbero suscitato orrore o indignazione. Così, progressivamente, si accettano derive che erodono diritti fondamentali e dignità, spesso con la complicità inconsapevole delle stesse vittime.

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