Traccheggiare

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di Piero Sampiero

Non è facile essere uomini liberi.

Nel mondo intellettuale poi lo è ancora di più, perché al timore di essere isolati si aggiunge il senso di colpa per avere dissentito violando la regola dell’omertà, che vige tra coloro che hanno contratto un vincolo indissolubile per entrare in una società massonica.

Risale ad alcuni anni fa l’impressione sgradevole che trassi dall’alleanza semi-silenziosa tra alcuni giornalisti, anche di spicco, i quali si trovavano riuniti lontano dalla sede del loro giornale per condurre, da inviati speciali, un’inchiesta sul banditismo in Barbagia.

A vederli assisi allo stesso tavolo di ristorante a scambiarsi notizie e interpretazioni della vicenda c’era da rimanere allibiti: destra sinistra centro, confusi in un unico calderone a bollire uniformemente, per offrirsi in pasto al pubblico, senza differenza di sapori, senza dissapori.

Erano tutti raggruppati nella confraternita o corporazione e tra loro vigeva la regola uno per tutti, tutti per uno, salvaguardando solo l’apparenza di una diversa coloritura ideologica.

Ora non c’è da meravigliarsi che tra gente di cultura e fieri pensatori ci sia un vicendevole assenso a non esagerare nei giudizi e a cercare un modus in rebus, in cui il principio dominante è il traccheggio.

Non voglio dire che il fair play debba essere abbandonato ed il dialogo tra persone di diverso orientamento non sia auspicabile, per ritrovarsi a brandire la clava, affidandosi alla legge della giungla. Ma c’è un limite a tutto.

Sarei un illuso se credessi alla ricerca della verità e alla difesa della stessa a spada tratta.

Pura utopia.

La democrazia è il regime migliore rispetto a tutti gli altri, ma fa convergere verso il compromesso. E’ lo scotto che si deve pagare alla pace sociale, che impone anche il rispetto di alcuni tabù e di diversi luoghi comuni, per assicurarsi la sopravvivenza ed alcuni benefit legati alla professione intellettuale.

Io ti attacco, ma non troppo. Faccio finta di oppormi, ma in realtà ti strizzo l’occhio. Tutto a condizioni di reciprocità.

La libertà è meravigliosa ma irraggiungibile nella sua pienezza e la censura esiste anche nei sistemi liberali, per garantire comunque la stabilità del potere e la continuità della distinzione tra “governanti e governati”, anche se la circolazione delle elites non avviene secondo i criteri di una buona selezione, favorendo piuttosto la vittoria della mediocrità.

In questo panorama, acquistano maggior rilievo le figure di quei pochi che riescono a esprimere le proprie idee, senza camuffamenti, mezze frasi, ammissioni parziali(per rimanere comunque nel giro).

Casi limitati che però ci confortano nel riflettere sul destino della libertà.

L’esistenza di scrittori, tanto per fare un esempio recente, come Gian Paolo Pansa fa ben sperare sulla possibilità di vedere riunite le qualità dell’intelligenza e del coraggio, nell’affrontare temi spinosi, cantando fuori dar coro, uscendo illesi dalla violenza morale, dal dileggio, dalla condanna e l’aggressione del branco.

Ci sono, vivaddio,delle eccezioni al traccheggiare dei tanti don Abbondio, che aspirerebbero a divenire maitre à penser, ma che sono solo pallidi replicanti vittime delle proprie irredimibili debolezze.

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