L’Amicizia in Montaigne

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Nel saggio IX di Montaigne parla dell’Amicizia, tornando a pensarla filosoficamente a partire dalle considerazioni di Aristotele e di Cicerone, cercando un’origine della parola amicizia, che giustificasse l’attuale tendenza di vederla come una sorta di tacito contratto con un “do ut des”.

Non è quello che si vorrebbe che fosse l’amicizia: “La nostra amicizia non si propone altro fine che se stessa, e non si rapporta che a sé.” Scrive che la sua idea di amicizia affonda le radici nella persona, nell’essenza semplice della persona. Con grande scetticismo si presenta di fronte alla realtà della vita, dove per amici spesso si prendono i peggiori nemici.

Il valore dell’amicizia vera, quindi, è dato da un indissolubile rapporto di fusione, in cui le persone amiche si confondono e non si distinguono, dunque, le loro anime, che si fondono. L’amicizia quindi non può che essere scelta, discussa, condivisa, unica, necessaria, fedele, unica, univoca, non possono essere mescolate più amicizie, essere amici è una questione elitaria.

Essere amici secondo Montaigne è una questione prenascente, ci si conosce da prima, da sempre, non ci si conosce dopo, nella vita, non sono solo affinità elettive, sono radici comuni e quintessenze uniche.

Un esempio di Amicizia in Montaigne sarà quello con Étiénne de La Boétie, che sarà un alter ego, una controparte, una persona che serve anche a teorizzare la sua idea di amicizia, quasi che, oltre a essere un amico, fosse l’altra metà della ragione e del sentimento, che considera e fa scrivere a quattro mani la sua filosofia.

Montaigne. Saggi (Classici Vol. 353). REA Multimedia. Edizione del Kindle.

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