Calcio e politica: due mondi solo apparentemente distanti

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di LUCA CHECOLA

Preso dall’entusiasmo per la pubblicazione del mio primo libro: “La forza del calcio per le ambizioni di Milano”, in cui mi concentro sul rapporto tra calcio e politica e soprattutto su quanto la politica dovrebbe capire di più le grandi potenzialità del calcio per migliorare se stessa, ho voluto sviluppare questo tema anche nella nostra newsletter settimanale.

Oggi nessuno, o meglio una parte sicuramente minoritaria dei politici italiani, sembra guardare al calcio come forza per sviluppare grandi eventi locali e/o nazionali. Per quanto riguarda Milano, per esempio, sembra che nessuno voglia considerare la forza del calcio come un’arma strategica dello sviluppo della metropoli lombarda. Il solo rapporto oggi esistenti tra l’amministrazione di Milano e le due società di calcio milanesi è la gestione dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro; oltre a questo infatti non sembrano esserci all’orizzonte intenzioni di nessun politico locale di partnership strategiche soprattutto in vista dei grandi appuntamenti che proprio Milano attende con ansia (tra tutti Expo 2015).

È così impensabile quindi ipotizzare un legame più stretto tra la politica e il calcio? Io personalmente penso di no e anzi affermo che soprattutto le squadre più importanti come Inter, Milan e Juventus grazie al loro potente “brand” possano davvero risultare fondamentali nelle strategie politiche. Queste squadre oltre a rappresentare lo sport più amato dell’Italia, sono forze economiche davvero straordinarie e che quindi possono essere molto utili per i politici. Discorso ancora più importante è quello che riguarda il calcio con la comunicazione politica: in questo caso infatti penso che un “fetta” abbastanza consistente possa essere influenzata dalle scelte dei politici legate al calcio.

Proprio in merito a questo discorso, Silvio Berlusconi sembra aver capito ancora una volta prima di tutti le potenzialità del calcio. Nella campagna elettorale delle ultime elezioni politiche infatti si “divertiva” a descrivere dettagliatamente la trattativa che avrebbe portato Ronaldinho al Milan: cosa questa che almeno a prima vista sembrava piacere molto agli “elettori-tifosi”.

Lo stesso Ronaldihno insieme a tutti gli altri giocatori brasiliani del Milan sono stati inoltre “utilizzati” ancora da Silvio Berlusconi per accogliere il Presidente del Brasile Lula in visita ufficiale in Italia nel novembre del 2008. Ancora una volta quindi l’attuale premier italiano ha optato per una scelta sicuramente irrituale, ma che conferma quanto sia importante il calcio anche per la vita politica.

Oltre a queste situazioni abbastanza clamorose, ci sono poi altri esempi magari meno conosciuti ma che confermano la tendenza di qualche politico o partito politico di guardare il calcio con occhi “diversi”. Questi sono i casi di ex calciatori che, conclusa la loro carriera calcistica, sono stati scelti per iniziare quella politica: Gianni Rivera, Spillo Altobelli, Massimo Mauro, ecc. Anche questo quindi può essere un esempio per dimostrare che il calcio in senso generale può avere un interesse importante sfruttabile anche in politica!

In conclusione credo si possa affermare che probabilmente questi due mondi non sono poi così distanti e soprattutto che la politica dovrebbe guardare il calcio in maniera “diversa” cercando di sfruttare le potenzialità che sicuramente offre.

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