JOHN ZORN @ 70 UNA MARATONA DI MUSICA A MODENA, REGGIO EMILIA E BOLOGNA PER I 70 ANNI DEL MUSICISTA E COMPOSITORE AMERICANO

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Il festival L’Altro SuonoFestival Aperto AngelicA rinnovano una collaborazione ventennale per il ritorno in Italia di uno dei compositori più controversi e influenti degli ultimi decenni, l’americano John Zorn, che proprio quest’anno compie 70 anni e festeggia il 50esimo anniversario di attività artistica.

Una maratona in tre città, nove formazioni, dodici artisti in cui John Zorn riveste i ruoli di compositore, arrangiatore, direttore, sassofonista, organista e curatore: il programma delle due dense giornate di concertilunedì 30 e martedì 31 ottobre, tra ModenaReggio Emilia Bologna, è un viaggio nell’universo creativo di Zorn con l’esecuzione di brani – quasi tutti in prima esecuzione italiana –, concepiti nell’arco della sua prolifica carriera sperimentando con materiali musicali e organici strumentali sempre diversi e originali, dalla composizione classico-contemporanea al jazz, dal metal al minimalismo e all’improvvisazione radicale.
Ad affiancarlo una schiera di grandi collaboratori provenienti da estrazioni musicali eterogenee, alcuni già al suo fianco da decenni, come l’organista John Medeski e il batterista Kenny Wollesen, altri con i quali ha allacciato collaborazioni in tempi più recenti, qual è il soprano e direttrice d’orchestra canadese Barbara Hannigan, tra le più celebrate interpreti contemporanee (protagonista di oltre 90 prime mondiali di compositori come Boulez, Dutilleux, Ligeti, Sciarrino, Stockhausen).

Il programma della due giorni in breve
La rassegna si aprirà lunedì 30 ottobre, dalle ore 20.30, al Teatro Storchi di Modena (Largo Giuseppe Garibaldi, 15) con un intenso programma suddiviso in quattro set diversi, a partire da Jumalattaret (Parole di magia e incantesimi in lode delle Dee del 2012): un ciclo di canzoni per pianoforte e voce ispirato alle dee pagane finlandesi, che usa frammenti di testi del poema epico ottocentesco Kalevala, interpretato da Stephen Gosling al piano e Barbara Hannigan.
Si prosegue con il quartetto Heaven and Earth Magick formato da Stephen Gosling, Sae Hashimoto (percussioni), Jorge Roeder (basso) e Ches Smith (batteria).
Dopo un breve intervallo, John Zorn salirà sul palco per esibirsi in The Classic Guide to Strategy, una serie di performance in solo per sassofono e richiami da caccia, ispirate a The Book of Five Rings, un testo di strategia militare giapponese datato 1645.
Chiuderà la serata la performance di Simulacrum, un insolito trio all-star, composto dal versatile organista jazz-rock John Medeski (Medeski Martin & Wood), da Matt Hollenberg, chitarrista della band noise-core Cleric, e da Kenny Grohowski, batterista del gruppo black metal Imperial Triumphant.
Quattro set caratterizzano anche il programma di martedì 31 ottobre al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia (Piazza Martiri del 7 Luglio, 1), a partire dalle ore 18.00. La serata inizia con due nuove composizioni liriche scritte espressamente per la straordinaria sensibilità interpretativa di Barbara Hannigan: Split the Lark, per pianoforte e voce, eseguita insieme a Stephen Gosling e Star Catcher, eseguita sempre da Hannigan e Gosling insieme a Jorge Roeder al basso e Ches Smith alla batteria.
A seguire, Roeder e Smith affiancheranno il pianista Brian Marsella nella recente Suite for Piano, ispirata in parte alle Variazioni Goldberg di Bach e alla musica per pianoforte solo di Schönberg.
Infine, sul palco del Teatro Valli salirà il New Masada Quartet, formato da John Zorn al sax alto, Julian Lage (uno dei più acclamati nuovi artisti della Blue Note), il basso di Jorge Roeder (nei gruppi di Lage fin dal 2009) e la batteria del veterano Kenny Wollesen (al fianco di Zorn da trent’anni).
Sempre martedì 31 ottobre, a mezzanotte, John Zorn si esibirà alla Basilica di Santa Maria dei Servi di Bologna (Strada Maggiore, 43) con THE HERMETIC ORGAN  Office Nr. 29, una inedita performance all’organo e al sassofono.

La collaborazione tra i festival l’Altro Suono, Aperto e AngelicA
Avviata nel 2004, con un omaggio a un mito dell’avanguardia europea come Karlheinz Stockhausen, la collaborazione tra i festival l’Altro Suono, Aperto e AngelicA è proseguita nel tempo, proponendo musiche e progetti originali, quasi sempre in prima assoluta: Heiner Goebbels, due vere e proprie leggende del free jazz come Cecil Taylor e Ornette Coleman, e molti altri progetti speciali sono stati condivisi tra AngelicA e l’Altro Suono, e tra AngelicA e Aperto nell’arco degli ultimi venti anni, dal 2003 al 2023. Progetti che hanno richiesto particolari sforzi organizzativi, resi possibili grazie alla sinergia di queste tre realtà affini nelle loro diversità, che si sono distinte in ambito contemporaneo, superando le distinzioni tra generi musicali.

Il programma dettagliato
Lunedì 30 ottobre – ore 20.30 – Teatro Storchi (Modena)
Apre la serata Jumalattaret (Parole di magia e incantesimi in lode delle Dee del 2012), un ciclo di canzoni per pianoforte e voce ispirato alle dee pagane finlandesi, che usa frammenti di testi del poema epico ottocentesco Kalevala.
Accompagnata dal pianoforte dell’americano Stephen Gosling (co-fondatore dell’American Modern Ensemble e membro del New York New Music Ensemble), la voce protagonista sarà quella del soprano canadese Barbara Hannigan.
Divisa in nove sezioni più un’invocazione di apertura e un postludio, la partitura di Jumalattaret si è basata, ha dichiarato Zorn, tanto su una varietà di generi, stati d’animo e tecniche, quanto «sulla qualità del rituale e gli estremi dell’esperienza». Definita impossibile da cantare dalla stessa Hannigan quando iniziò a studiare il brano, Jumalattaret è stata infine eseguita in prima mondiale a Lisbona nell’agosto del 2018, per poi ricevere una trionfale accoglienza critica l’anno seguente, in occasione delle presentazioni americane all’Ojai Music Festival e al Park Avenue Armory.
A seguire, il quartetto Heaven and Earth Magick, magistrale nel mostrare l’abilità di Zorn di fondere una scrittura virtuosistica di matrice classica con il mondo dell’improvvisazione jazz. Sezioni completamente notate per pianoforte e vibrafono, eseguite brillantemente da Stephen Gosling e dalla percussionista giapponese Sae Hashimoto, sono contrapposte alla dinamica sezione ritmica improvvisata del bassista peruviano Jorge Roeder e dell’americano Ches Smith (noto anche come batterista dei Ceramic Dog di Marc Ribot e di molti progetti di Mary Halvorson), generando un mondo musicale complesso, pieno di un esaltante senso del dramma quanto di uno spirito malizioso. Il quartetto ha finora inciso un solo album nel 2020, e omaggia nel nome le opere di due celebri occultisti, il cineasta sperimentale Harry Smith e Aleister Crowley (al quale Zorn ha dedicato alcune opere: IAOAstronome e Chaos Magick).
Dopo un breve intervallo, Zorn salirà sul palco per The Classic Guide to Strategy: si tratta di uno dei progetti più longevi e personali del musicista, che esibisce periodicamente in concerti con questo titolo dal 1974. Con questa serie di performance in solo per sassofono e richiami da caccia, ispirate a The Book of Five Rings, un testo di marziali giapponesi del ‘600, Zorn ha dimostrato la propria autonomia dai precedenti illustri dell’improvvisazione radicale degli anni ‘60 e ‘70, creando un proprio linguaggio strumentale immediatamente riconoscibile e unico ancora oggi, che riunisce il suo amore per la musica dei cartoni animati, il free jazz e la musique concréte in un’appassionata e sorprendente eterofonia.
Chiuderà la prima, intensa giornata Simulacrum, un progetto creato da Zorn nel 2015 con l’intento di farne «l’organ trio più estremo di sempre». Con all’attivo ben dieci album (il più recente è Spinoza, uscito nel 2022) Simulacrum è formato dall’organista jazz-rock John Medeski, dal chitarrista Matt Hollenberg e dal batterista Kenny Grohowski: dipanandosi attraverso brani drammatici meticolosamente composti seguendo una logica cinematografica, la loro è una musica potente e affascinante che piega i generi e sfida le classificazioni, toccando metal, jazz, minimalismo, rumore, atonalità, e altro ancora.

Martedì 31 ottobre – ore 18.00 – Teatro Municipale Romolo Valli (Reggio Emilia)
Apriranno la serata due bellissimi e lirici cicli di canzoni colmi di magia, drammaticità e di mistero, composti da Zorn per Barbara Hannigan e ispirati rispettivamente dagli Envelope Poems di Emily Dickinson (Split the Lark – sette notturni per voce e pianoforte) e dalla pittrice alchemica Remedios Varo (Star Catcher). Il duo Hannigan-Gosling di Split the Lark diventa un quartetto per la breve Star Catcher, con l’aggiunta della sezione ritmica improvvisata del basso di Jorge Roeder e della batteria di Ches Smith.
A seguire, Roeder e Smith affiancheranno il pianista Brian Marsella nella recente Suite for Piano del 2021. Ispirata in parte alle Variazioni Goldberg di Bach e alla musica per pianoforte solo di Schönberg, la Suite for Piano è la versione molto personale di Zorn di alcune delle più antiche forme classiche tradizionali: ogni suo movimento − con titoli come SarabandeMinuetto o Passacaglia − sovverte meravigliosamente i codici della musica classica.
Negli ultimi anni Brian Marsella, già membro dei Banquet of the Spirits di Cyro Baptista, è divenuto uno degli interpreti più virtuosistici e appassionati dell’universo zorniano, e la sua formazione (troppo jazz per il mondo classico e troppo classica per il mondo jazz) lo rende il perfetto interprete della poetica musicale trasversale del compositore.
La serata a Reggio Emilia si concluderà con il New Masada Quartet.
Formati nel 1993 assieme a Dave Douglas, Greg Cohen e Joey Baron, i Masada sono stati innegabilmente uno dei capitoli più importanti del percorso creativo del musicista americano. Traendo ispirazione dal suono del quartetto acustico di Ornette Coleman, che alla fine degli anni ‘50 ridefiniva il futuro del jazz, e mescolandolo con la nuova radicale cultura ebraica emersa negli anni ‘90, Zorn ha pubblicato con i Masada dieci album in studio, e suonato in memorabili concerti in tutto il mondo, nei quali ha potuto mettere in evidenza tutta la sua travolgente abilità come sassofonista, spesso non sfruttata in tanti altri suoi progetti compositivi.
Creato nel 2019, il New Masada Quartet si candida per essere riconosciuto come uno dei migliori gruppi che Zorn abbia mai avuto: la scintillante chitarra del giovane Julian Lage (uno dei più acclamati nuovi artisti della Blue Note), il basso di Jorge Roeder (nei gruppi di Lage fin dal 2009), la batteria del veterano Kenny Wollesen (al fianco di Zorn da trent’anni) e John Zorn al sax alto, hanno dato una nuova energia al Songbook dei Masada, che conta ormai centinaia di composizioni: guidati dal sax e dalle fulminanti tecniche di conduzione del loro leader, nei loro live si susseguono assoli incendiari, telepatiche interazioni strumentali, lirismo appassionato e ritmi ipnotici.

Martedì 31 ottobre – ore 24.00 – Basilica di Santa Maria dei Servi (Bologna)
La conclusione dei quattro set di Reggio Emilia (prevista intorno alle ore 20.20) consentirà di spostarsi a Bologna, per il gran finale della rassegna, in programma allo scoccare della mezzanotte con The Hermetic Organ  Office Nr. 29: per l’occasione John Zorn suonerà l’organo della Basilica di Santa Maria dei Servi e, contemporaneamente, il sax alto, creando sovrapposizioni e originali sonorità.
«Sono sempre stato un grande fan dell’organo» – ha dichiarato Zorn. «La visione del Fantasma dell’opera, ascoltare quella musica folle quando avevo 9 o 10 anni, è uno dei motivi che mi ha portato a essere un musicista. L’organo è come un’orchestra, ed è la ragione per cui lo amo. Una cosa è improvvisare con un sassofono – e quando lo faccio cerco di ottenere un grande numero di suoni, forme e tessiture diverse dallo strumento –, ma con un organo è davvero come suonare tutta un’orchestra. È uno strumento davvero potente: suonando un’unica nota, se selezioni i registri giusti, puoi far tremare le pareti della chiesa». Sorprendendo i suoi stessi conoscitori, è dal 2011 che Zorn presenta rari concerti per organo in chiese americane ed europee.
Le sue improvvisazioni allo strumento, intitolate The Hermetic Organ, sono concepite come esperienze estatiche e trascendenti che – attingendo da ispirazioni diverse come Messiaen, Xenakis, Ligeti, Bach, Tournemire, Ives, Korla Pandit e, appunto, The Phantom of the Opera, e accumulando enormi blocchi di suono, accordi, cluster, contrappunti, droni, melodie liriche e altro ancora – offrono uno sbocco perfetto al drammatico senso del colore e del contrasto tipici della sua immaginazione compositiva.

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