1973: l’oil shock e la svolta ecologica mancata

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Nel 1973, il mondo era testimone di un’importante svolta nella consapevolezza ambientale. Quell’anno è stato preceduto da una serie di eventi e dichiarazioni che avvertivano l’umanità dell’urgenza di agire per preservare il nostro pianeta.

Tutto ebbe inizio nel 1972, quando Stoccolma ospitò la prima e unica Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano. Lì, Giorgio Nebbia scriveva sulle pagine de “Il Giorno” il suo report quotidiano, sottolineando l’importanza dell’azione immediata. Nel frattempo, in Francia, “Le Nouvel Observateur” dedicava un dossier speciale all’ecologia, dal titolo “L’ultima opportunità per la terra”. Questi eventi segnarono l’inizio di un movimento che avrebbe reso la questione ambientale centrale nel dibattito globale.

Nel 1970, il Consiglio d’Europa proclamò l’“Anno europeo per la conservazione della natura”, dando il via a convegni di studio in diverse nazioni, tra cui Milano, che ospitò un migliaio di partecipanti. Questi incontri culminarono in una dichiarazione impegnativa, sottolineando l’importanza di proteggere la natura e la biodiversità.

Nello stesso anno, il 22 aprile, il mondo celebrò per la prima volta la Giornata della Terra con imponenti manifestazioni in tutto il pianeta. Questo evento segnò l’inizio di un movimento globale per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere l’ambiente.

Questa “primavera ecologica” fu caratterizzata da un’intensa attività di ricerca scientifica, pubblicazioni e proposte operative per affrontare la crescente frattura tra tecnologia e natura, tra l’umanità e l’ambiente. Questo fervore culminò con la pubblicazione del rapporto “I limiti dello sviluppo” del prestigioso MIT di Boston, commissionato dal Club di Roma.

A Brescia ci sarà un convegno il prossimo 7 novembre per riflettere sul percorso compiuto dalla “Primavera Ecologica” e sulle questioni irrisolte che ancora ci attendono, è essenziale guardare indietro per trarre insegnamenti dal passato. Dobbiamo chiederci se abbiamo davvero affrontato le sfide ambientali in modo adeguato e se abbiamo mantenuto la promessa di agire in tempo utile. Inoltre, dobbiamo considerare come possiamo trasformare l’energia e l’entusiasmo di allora in azioni concrete per un futuro sostenibile.

Il nostro compito ora è quello di riaccendere la fiamma della consapevolezza ecologica e trasformarla in azione. Dobbiamo rinnovare il nostro impegno per la tutela dell’ambiente, sviluppare strategie per affrontare i problemi ambientali attuali e futuri, e lavorare insieme per costruire un futuro sostenibile per le generazioni a venire. Il sentiero della “Primavera Ecologica” può ancora essere percorso, ma dobbiamo agire ora, altrimenti potrebbe essere davvero troppo tardi.

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