I limiti dell’attività dello Stato secondo Humboldt nella Prussia dell’800

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A Lodi si è tenuta mercoledì alle ore 21.00 la presentazione del libro “IDEE PER UN TENTATIVO DI DETERMINARE I LIMITI DELL’ATTIVITA DELLO STATO” di Wilhelm von Humboldt, insieme a RICCARDO POZZO (Professore di Storia della Filosofia presso l’Università di Tor Vergata), MARINA LALATTA COSTERBOSA (Professoressa di Filosofia del diritto presso l’Università di Bologna) e PAOLO LUCA BERNARDINI (Professore di Storia Moderna presso l’Università dell’Insubria e Fellow al Maimonides Center for Advanced Study in Hamburg).

“I leader liberali che si sono distinti nel panorama politico internazionale hanno avuto ruoli importanti – il presidente di Lodi Liberale cita Margareth Thatcher e Ronald Reagan come esempi di personalità politiche liberali influenti nel mondo – il libro è un testo molto agile ma molto importante, un vero e proprio classico ma molto conosciuto che ha spaziato su moltissimi argomenti.”

“Questo autore ci dice una cosa molto semplice, in un testo di liberalismo puro: cerca di sottolineare la relazione inversa tra l’aumento dell’estensione dell’autorità dello Stato e la libertà individuale. L’obiettivo liberale è l’opposto. Humboldt auspica, come taluni contemporanei, che l’attività dello stato debba essere limitata alla sicurezza interna ed esterna.”

Un’opera lasciata sostanzialmente incompiuta

“Contrario alla Rivoluzione Francese a 24 anni, autodidatta, nonostante la buona biblioteca e dei buoni precettori, scrive questa serie di saggi che- però – non pubblica. Il suo libro è probabilmente stato scritto a quattro mani; 4 dei 16 capitoli del libro sono stati editi da riviste dell’epoca, gli altri no.”

“Non è molto chiara la conclusione del libro, visto che l’autore stesso dichiara di aver avuto delle incertezze, di non aver finito: i due ragazzi elaborano il lutto della Rivoluzione Francese e lo elaborano a loro modo, sottolineando che il popolo tedesco non era pronto alla rivoluzione, alla libertà, ma avrebbe dovuto affrontare un percorso graduale.” Al contrario di Fonseca e Cuoco che erano convinti che la rivoluzione fosse imminente, almeno secondo il parere della Scuola napoletana dell’epoca. La mano di Carolina von Dacheröden emerge spesso: probabilmente concordando che il testo non fosse pronto per la pubblicazione, ha detto il professor Riccardo Pozzo.

John Stuart Mill cita questo autore

“Il progetto della Collana Liberty da Saggiatore non si fece, perché Marco Mondadori morì e la traduzione del libro non venne più ripresa in mano. Ho aspettato ancora un po’ e poi l’ho data a Mimesis – ha detto Pozzo – e non è una traduzione come quella di Tessitore in UTET, ma è un volumetto che si può dare a leggere agli studenti e io, traducendo, ho considerato le note del curatore inglese che ha fatto i confronti con Mill. Ho cercato di riprodurre il tedesco in un modo molto attento.

Humboldt riprende e cita Goethe in diverse riprese

“Il libro è importante, va fatto capire. La stessa vita di Humboldt diventa interessante. Il messaggio è chiaro: si vuole la pace, ma la guerra serve, nella molteplicità delle situazioni, perché uno Stato di totale pace e afonia, come ad esempio la Serenissima fino al Trattato di Campoformio, con Napoleone, non sta bene.”

“Homo noumeno: la dignità dell’uomo; un aristocratico non ha bisogno di mettere una firma su un’opera di ingegno, non ha bisogno di schierarsi: egli dava questo modello di chiarissimo buonsenso. La sua fonte primaria era illuminista e scozzese, posteriore a David Hume, ovvero Fergusson.” Il professor Pozzo sottolinea che nell’Ancien Régime questo resta un germe del pensiero liberale.

“E’ profonda l’attualità di Humboldt, perché – come ha detto Lorenzo Maggi – parliamo di un liberale puro, ma molto strano, a cominciare proprio dal suo rapporto con il femminile. Humboldt non era un femminista, ma aveva una profonda considerazione del femminile. Questo aspetto dice qualcosa anche della figura di Humboldt che è stata fin da subito vittima di pregiudizi: definito sole decembrino, in realtà, anche nelle lettere, appare come tutt’altro.” La professoressa Marina Lalatta Costerbosa parla di Humboldt come di un intellettuale vittima del pregiudizio, in primo luogo geografico, perché prussiano.

Il liberalismo di Humboldt è puro

“E’ un saggio di profonda radicalità, dal punto di vista teorico, per quanto esprime nel saggio, ma specialmente rispetto al contesto in cui l’autore riflette sul tema della limitazione dello Stato: era un contesto cetuale, gerarchico, diseguale, dal punto di vista e sociale e economico.”

Il male della peculiarità statale, in parte necessario

“La peculiarità di questo saggio, rispetto alla maggior parte delle memorie humboldtiane, è la sua natura ideale: in quel testo non descrive la realtà, un progetto politico spendibile, una riforma dello Stato prussiano.” Riformista e non rivoluzionario, ha sottolineato la professoressa Marina Lalatta Costerbosa: un saggio che considera come sarebbe il mondo migliore possibile reso realtà e reso storia.

Filosofo suo malgrado

“Le riforme su cui politicamente si applica hanno, invece, a che fare con il suo contesto: il modo attraverso cui il suo ideale di giustizia viene fattuale è prendere parte all’attività politica prussiana, qui ed ora!” Sono idee che Humboldt mantiene proprie dall’inizio alla fine della sua vita. Quando nel 1819 si torna al periodo reazionario Humboldt lascia l’attività politica ma non smette di essere un intellettuale: si dedicherà allo studio delle lingue e allo studio della molteplicità delle lingue.

“Un elemento che lega la libertà all’uguaglianza, svincolandola dalle gerarchie e dalle diseguaglianze economiche e sociali, può essere letto alla dimensione della socialità, della pluralità e dello stile educativo di un volto particolare del liberalismo humboldtiano.” Secondo la professoressa Costerbosa non è un caso se John Stuart Mill, utilitarista, allievo del padre e di Bentham, lo apprezza.

Uno scrittore splendido

“In tutto il testo troviamo riferimenti al valore del Menschen come uomini e donne, nel rispetto della femminilità, a dispetto dell’albore illuminista. Il testo contiene riferimenti importanti all’Emilio di Rousseau.”

“Humboldt aveva tantissimi corrispondenti, ma aveva anche dei mentori più anziani di lui che hanno influenzato il suo pensiero.” Il professor Paolo Luca Bernardini ha fatto una breve disamina sulla trasversalità della formazione del pensiero humboldtiano, che ne giustifica la peculiarità.

Mentre scrive testi filosofici contro le filosofie che andavano per la maggiore, il moralismo e l’idealismo in particolare, parla anche di politica, di anticameralismo, ponendo l’accento sulla limitazione dello strapotere dello stato nel potere di controllo delle vite dei singoli individui, ha detto Paolo Luca Bernardini, sottolineando come il concetto di attività dello Stato, in Prussia, si sia scambiato con l’attività del Governo, in ottica coercitiva.

“E’ un testo molto ottimista, di un giovane aristocratico che ama l’idea di una formazione classica, che appartiene a una élite, circoscritto nella Bildung del neoclassicismo, che emerge nell’elogio della guerra – ad esempio – ma vissuto nell’ottica di un individualismo ferreo. Molto diverso – invece – il suo modo di lavorare nell’ambito dello Stato.”

“Cosa intende per sicurezza esterna è chiaro, ma la sicurezza interna in che cosa consisteva esattamente?”

Secondo il professor Paolo Luca Bernardini la sicurezza interna nella Prussia del periodo humboldtiano, non è la stessa sicurezza interna intesa da John Locke, in Inghilterra: ponendo questo quesito pare più intendere la sicurezza contro atti sovversivi improvvisi non conformi con il modello aristocratico. La tradizione liberale germanica che emerge in questi passi, tuttavia, è meno spesa sul versante economico e più si espande sul versante del declino. “Erede di una grande tradizione illuministica – ha detto Bernardini – riprende il senso della religiosità dell’individuo, fondendo in esso anche la Bestimmung des Menschen, cioè quel modello ideale di uomo elevato, alto.”

Una collocazione anacronistica, come quella di Bernardini, lo potrebbe collocare tra i liberali classici, conservatori. Se valutato dal punto di vista di un liberale libertario puro attuale, ovviamente. Diverso per la Prussia dell’epoca dove invece rimane un aristocratico tendenzialmente spinto da modelli individualistici e giovanili specialmente per quanto concerne le scelte di vita non politiche ma personali. Tuttavia un classico.

MC

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