Liberare la Giustizia, il libro presentato a Lodi Liberale

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Nella 271esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro “Liberare la giustizia”, pubblicato da Licosia, insieme a Dario Fertilio (Giornalista e scrittore), Ferdinando Cionti (Avvocato), Maurizio Romanelli (Procuratore facente funzioni di Lodi), Angela Maria Odescalchi (Presidente dell’Ordine degli avvocati di Lodi).

 

Il Presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, ha introdotto gli ospiti e la serata presentando le attività dell’associazione e anche la collaborazione con l’Ordine degli Avvocati, che da anni collabora con l’associazione.

 

“Il titolo dell’opera – ha detto Maggi – è volutamente provocatorio, sottolinea gli aspetti negativi del sistema e anche propone una soluzione su cui si discute nella serata.” Il libro è stato presentato per dare una visione completa del problema nel sistema della Giustizia italiano, una chiave di lettura diversa, un approccio intellettuale su cui si discute con completezza in una serata molto stimolante.

 

L’autore Fertilio ha presentato il libro spiegando come la sua posizione sia principalmente quella di un appassionato liberale, che intende cercare di far capire come funzionano le cose, come sono fatte e che non intende andare oltre il tecnicismo, ma semplicemente spiegare che cosa potrà essere la Giustizia in Italia, che attualmente non è un buona salute.

 

GIUSTIZIA, POTERE, POPOLO

 

“Ognuno deve criticamente pensare senza aderire alle logiche di categoria, di casta, di corporazione: la Giustizia in Italia, il famoso terzo potere non è libero, bensì prigioniero di un’oligarchia della stessa Magistratura che lo usa in suo vantaggio e solo in seconda battuta per mettersi a servizio dei cittadini. Ogni categoria deve usare la sua posizione, per una persona liberale tutto questo è pericoloso, è qualcosa che va denunciato, criticato, ma mai in senso generale, ma cercando di proporre delle soluzioni. Questa è la caratteristica del libro, che non si limita a fare una storia negativa, ma cerca di mostrare le sue possibilità e il suo potenziale, quello che si propone è una giustizia più forte che sia effettivamente quello che dovrebbe essere, ovvero un Terzo potere.” Fertilio ha spiegato che il potere è una parola che si lega alla Costituzione italiana, ovvero che la sovranità risiede nel popolo, che ha in mano il potere.

 

DEMOCRAZIA, LIBERALISMO

 

“Se dovessi dire quali sono le pulsioni sentimentali alla base di questo libro, direi che sono il liberalismo, la democrazia diretta popolare.”

 

“Ci piacerebbe anche che i giudici popolari non si limitino a partecipare al processo, ma che amministrassero la giustizia. Molto spesso si è obiettato che le giurie popolari sono forcaiole, ma le giurie istituzionali non sempre hanno dimostrato di essere migliori. Ci sono altri aspetti importanti che possiamo solamente sfiorare, come ad esempio la responsabilità civile dei giudici che sbagliano, su cui ci fu un Referendum.”

 

UN LIBRO, UNA PROVOCAZIONE, UNA DISCUSSIONE

Il Procuratore Romanelli è intervenuto in serata interpretando il libro come una provocazione, ovvero una pubblicazione in cui molte delle tesi possono far arrabbiare un Magistrato; leggendo il libro ho pensato che molto di quello che ho letto mi ha creato della tristezza, perché come Magistrato non comprendo come mai il paese possa pensare queste cose.

 

LA MAGISTRATURA DELLE TOGHE ROSSE

 

“Molti argomenti sono di attualità, sono oggetto di discussione, oggi e per tanto tempo, visto che la Riforma costituzionale richiede tempi lunghi, ma al di là di questi aspetti c’è il contenuto del libro che ho segnato.” Romanelli ha sottolineato che molti punti di vista del libro sono provocatori: il giudice comunista che prospera nel complesso giuridico concepito come liberale discosta l’Italia dagli altri paesi dell’occidente ad esempio non può che essere una provocazione, perché il riferimento al marxismo non è simbolica, ma si inquadra in una ideologia giuridica complessiva secondo cui la verità processuale deve coincidere con quella del Partito, con la P maiuscola. “Personalmente io non sono comunista e non applico la legge del regime comunista, se qualcuno lo dice a me io mi inquieto e un attimo dopo faccio querela.”

 

TRUMP, LA GIUSTIZIA, IL LIBERALISMO

 

“Però io sono contento nella mia tristezza, perché a pagina 18 si parla di come i PM siano in una posizione migliore rispetto ai G perché sono semi-comunisti, ora vorrei capire da dove viene fuori che io sia semi-comunista. A pagina 125 si parla in un capitolo di separazione delle carriere tra Giudice e Pubblico Ministero. La prima scelta è di dividere i Giudici comunisti dagli altri tipi di giudice. Viene quindi sviluppata la tesi, con una chiave in cui la collaborazione porta alla formazione della verità del Partito, nell’interesse superiore dell’intera comunità proletaria. Con la massima serenità che io recupero mi chiedo che cosa vuol dire.” Romanelli non ha dunque ben preso questo punto, che viene poi seguito da altri due, ovvero il secondo che riguarda l’abolizione dell’Associazione nazionale magistrati; infine è difficile paragonare il sistema giudiziario americano, con quello italiano. Lo stesso Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono fascisti.

 

“Cerchiamo di non vivere in un perenne conflitto con la Magistratura, perché far passare la Magistratura come il problema del nostro paese non va bene.” Secondo Romanelli il libro è una provocazione, perché non rappresenta un punto di vista obiettivo.

 

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Il Presidente di Lodi Liberale ha difeso la pubblicazione, lasciando aperta la porta sulla provocazione, ma anche dal punto di vista del contenuto si deve riflettere anche sulle cose meno note, come la carcerazione preventiva, le forti pressioni, lo Stato troppo pervasivo, il condizionamento dello Stato. Il libro è un’allerta sul rischio della Magistratura incollata al partito, non è una denuncia di fatti concreti materialmente legati al partito comunista, ma di posizioni rischiose che vanno denunciate.

 

La Presidente dell’Ordine degli Avvocato, Odescalchi, ha letto la serie di eventi che sono trattati nel libro, che partono dall’immediato dopoguerra e danno una lettura non necessariamente negativa. “Quando si leggono le narrazioni su un certo tipo di giustizia che ha caratterizzato il dopoguerra, fino agli anni ‘70 in particolare, che attualmente non sono condivisibili, ma che fanno parte dell’evoluzione della società, dove alcune spinte sono state importanti per la crescita della nostra società. Il passaggio che ho trovato più interessante è quello che riguarda la Dialettica processuale.”

Odescalchi ha detto che – nel libro – si parli della dialettica processuale, dove si evidenzia il progresso della legislazione in merito alla scelta processuale verso un rito più accusatorio che pone il problema dell’imparità delle parti processuali, per cui la separazione delle carriere in realtà si pone come baluardo per garantire equilibrio tra le parti.

 

“Se mantengo un rapporto distante tra le parti è più semplice l’imparzialità e questo è un problema che c’è a prescindere dalla bontà delle persone, riguarda la categoria. Infine un secondo punto interessante riguarda il ruolo dell’immunità parlamentare.”

 

Martina Cecco

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