La lezione del realismo a Lodi Liberale

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Nella 274esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Gianfranco MiglioLa lezione del realismo. Scritti brevi sulla politica Internazionale, l’Europa, la storia (1945-2000)“, pubblicato da Rubbettino Editore, insieme a Damiano Palano (Professore di Filosofia politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Luigi Marco Bassani (Professore di Storia del pensiero politico all’Università Telematica Pegaso) e Carlo Marsonet (Assegnista di ricerca presso l’Università di Torino).

 

“Si tratta di una raccolta di oltre 30 scritti che testimoniano la sua lunga attività intellettuale scientifica e giornalistica. Il volume è curato dal professor Palano, che non è nuovo alle nostre serate.” Il presidente di Lodi Liberale Lorenzo Maggi ha introdotto gli ospiti della serata che sono personalità che gravitano sull’associazione e che hanno avuto conoscenza approfondita con l’autore del libro.

 

“Ripercorrendo i 55 anni di scritti di Miglio si capisce che l’autore è innovativo, non a caso è il principale contributore delle idee di federalismo, di realismo, studioso di relazioni internazionali.

 

La Prefazione di Palano è utile per restituire l’inquadratura del pensatore, spesso troppo poco studiato e non apprezzato abbastanza.

 

“Una delle critiche che possono essere fatte a Miglio è quella di non aver scritto quelle opere importanti che prometteva ai suoi lettori, ci rimangono tracce dalle trascrizioni delle sue conferenze, questo ha reso difficile ricostruire il complesso della sua definizione teorica. Un rimprovero che è stato spesso fatto a Miglio è quello di non aver scritto moltissimo” il professor Palano ha detto che Miglio avrebbe scritto in modo corposo, ma che si dedicò con passione ed entusiasmo all’attività pubblicistica, per cui la sua attività viene qui raccolta, concentrandosi su un aspetto meno trattato, ovvero il suo sguardo sulla politica internazionale.

 

“Questi contributi sono in parte brevi e in parte corposi. Il primo blocco va dal 1045 fino alle metà degli anni ‘50 e il secondo blocco va dal 1975 agli anni 2000. Non sempre queste conferenze trascritte furono riviste dall’autore.” Molti articoli sono stati scritti da Miglio su un settimanale comasco che lui stesso dirigeva, il suoi articoli sono incentrati sugli argomenti di politica internazionale, con il maestro Giorgio Balladore Pallieri ha studiato in questa direzione, fino a che negli anni ‘50 ha lasciato l’ambito.

 

“Nel corso del dopoguerra Miglio si soffermò in particolare sulla riflessione sulla Categoria del Politico in Carl Schmitt. Questo passaggio viene raccontato spesso da Miglio, quando mette insieme i suoi principali scritti, in un percorso singolare dove sostiene che la politica interna spiega la politica internazionale, cioè che alcune classi politiche che sono particolarmente deboli al loro interno cercano di polarizzare verso l’esterno le tensioni esterne.”

 

“Negli anni ‘90 miglio è specialmente assorbito dall’attività politica e dalle discussioni in merito ai progetti di natura federale, ma non è difficile cogliere gli elementi di giuntura tra gli scritti, nel complesso questo insieme di articoli ci restituisce un volto in parte meno conosciuto, ma anche riconosce gli aspetti – ha detto Palano – che erano già stati conosciuti negli scritti principali.” 

 

Il nome di Gianfranco Miglio è legato principalmente agli studi di storia delle istituzioni moderne, alla sua «teoria pura» della politica, alle proposte di revisione della Costituzione e all’impegno per una riforma federale. Miglio fu però anche «uno studioso dei problemi internazionali». Aveva in effetti iniziato la propria carriera accademica indagando le origini e le trasformazioni del sistema interstatale europeo. Anche in seguito continuò inoltre a osservare quanto avveniva sulla scena internazionale e a interrogarsi sulle prospettive future dell’unificazione europea. E negli anni Ottanta tornò infine a dare una sistemazione relativamente organica alle ipotesi sulla guerra e le limitazioni della sovranità. Il volume punta a ricostruire questo aspetto della riflessione dello studioso italiano, raccogliendo in modo sistematico gli scritti brevi dedicati, nell’arco di quasi sessant’anni (dal 1945 al 2000) alle questioni di politica internazionale e al possibile ruolo dell’Europa nella trasformazione del sistema globale. Leggendo questi interventi – alcuni dei quali sono rimasti finora inediti, mentre altri, dopo essere stati totalmente dimenticati per decenni, vengono riproposti qui per la prima volta dopo la loro pubblicazione – si possono innanzitutto fissare le sequenze delle esplorazioni compiute da Miglio nei territori della politica internazionale. Ma, soprattutto, diventa possibile identificare gli elementi distintivi della visione che Miglio aveva delle dinamiche internazionali e delle «”regolarità” della guerra».

 

“Per quanto riguarda il primo tema cruciale, Europa, nazionalismo, federalismo, che è trattato nella prima parte del volume, notiamo che a partire da un articolo del 1946 uscito su ‘Il Popolo’ vi sono delle differenze nel modo di interpretare una federazione europea, tra l’idea di Churchill e quella dell’uomo della strada. Miglio non era molto convinto che questo progetto unitario politico fosse solidale solidamente, perché entrava in contrapposizione, con il resto, così la guerra starà sempre ai confini.” Marsonet spiega brevemente come Miglio abbia fatto una panoramica sull’Europa moderna, in bilico sulle grandi dimensioni di guerre, eserciti e colonie. Lo Stato moderno per miglio era il punto di riflessione fuori dal conflitto, il conflitto contro e intorno.

 

“Miglio non riduce a un’istituzione, l’unione europea, perché incarna nature che non sono statalizzabili, l’Europa non è una realtà politica, non è una realtà geografica, ma è un dato di fatto antico, culturale, immortale.” Marsonet ha illustrato i diversi temi per cui questo libro è da considerare a latere del pensiero maggiore europeo. “Nel 2000 Miglio ha parlato di realismo politico, introducendo questo nuovo punto di vista, dove arriva a discutere del conservatorismo, mettendolo alle sbarre come una forma di utopismo, da preferire piuttosto il realismo.”

 

UNO STORICO DELLE RELAZIONI FRA PENSIERO E ISTITUZIONE 

 

“Miglio non è affatto un personaggio dimenticato e sono grato per l’affetto che Palano ha dimostrato nei suoi confronti.” Ha militato molto nella DC, anche se la maggior parte lo ricorda in altra veste. Il professor Marco Bassani ha parlato di come fosse la situazione intorno a questo autore.

 

“All’epoca il pensiero del mercato di Miglio aveva fatto da perni di interesse. Fece lezioni ai manager italiani e fece scuola.”

 

“Smise di essere fascista nel 1936, si era reso conto che bisognava rivedere molto il concetto del fascismo. Era convinto che molti italiani credessero nel fascismo. Il professor Bassani ritiene che molte idee fasciste siano incarnate tutt’ora da molti”.

 

“Le idee per miglio avevano delle conseguenze, era sul versante opposto del materialismo storico, a monte dell’economia ci sono tutte le situazioni che consentono un dialogo, ma politicamente il dialogo è fermo al periodo Giacobino della Rivoluzione francese.” Il dottor Bassani ha sottolineato come la lettura di Norberto Bobbio sia opposta alla realtà di fatto. Insomma, una delle ossessioni di Miglio è l’idea che la politica potrebbe essere approcciato come scienza.

 

“Le teorie nascono da una serie di regolarità e queste Miglio analizza. Lo Stato va a cozzare con i principi scientifici della politica. Il suo lascito è piuttosto compiuto nel cuore della teoria migliana del “politico” ruota infatti attorno al tentativo di far luce sulle molteplici e caleidoscopiche facce del “cristallodell’obbligazione politica.”

 

TUTTO GRAVITA INTORNO ALLA POLITICA 

 

“Tutti i suoi corsi sono fatti in modo da analizzare le dinamiche, vediamo al esempio la Guerra Fredda, per rendersi conto che il sogno dello Stato moderno è il superamento delle istituzioni, con la creazione di un centro di potere. Ma che non si riesce a sfuggire alla volontà della politica.”

 

IL PARASSITISMO IN ITALIA

 

“Miglio nega la teoria del materialismo storico, riconducendo l’economia alla politica e non viceversa.”

 

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“Miglio si è reso famoso per lo studio dell’azione umana, aveva una visione ultra produttivista del nord ovest e dell’Europa occidentale. Insomma riteneva che il parassitismo fosse un limite grave che frenava sia l’economia che la politica.” Bassani ha portato l’esempio di Berlino alla caduta del Muro di Berlino. Gli impedimenti allo Stato aiutano l’economia. Gli argomenti di Miglio sono tutt’ora ben difficilmente confutabili e negabili. Molte delle questioni affrontate da Miglio sono effettivamente molto simili a quelle affrontate da Leoni.

 

Martina Cecco

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