Per combattere gli estremismi non serve bandirli: la lezione dimenticata della Thatcher

0
148

Un Paese civile e democratico permette a tutti di esprimersi e diventare rappresentanti pienamente legittimati se gli elettori lo ritengono opportuno. Questo include anche quelle formazioni politiche lontane anni luce da noi, anche quelle antidemocratiche e che, per ovvi motivi, temiamo.

Sia chiaro che chi commette reati come quelli a cui abbiamo assistito lo scorso sabato deve essere inequivocabilmente punito secondo la legge. Ed è doveroso che la destra democratica prenda le distanze assolute da un mondo al quale non dovrebbe mai attingere.

Ciò che però pone dubbi di non poco conto è la mozione che Partito democratico e Movimento 5 Stelle vorrebbero che il Parlamento approvasse per lo scioglimento di Forza Nuova, la formazione estremista al centro del dibattito odierno. L’approccio liberale ai radicalismi non è però quello di bandire o impedire l’esistenza di qualsivoglia idea politica, anche di quella più detestabile.

E, ancora una volta, è utile tornare a Margaret Thatcher. Tra le tante lezioni che ci ha lasciato in eredità, ve n’è una che forse viene dimenticata. Le frange estreme del panorama politico, siano esse tendenti al nazifascismo o al comunismo, non vanno rigettate coercitivamente da una legge dello Stato. La Signora Thatcher ci ha insegnato che il peggior modo di combattere un’idea malsana è quello di proibirla, poiché si otterrebbe l’effetto contrario. Si affronta un pensiero lontano dal proprio sul piano delle argomentazioni e dunque, nella tornata elettorale, si assiste ai risultati. È perciò doveroso citare direttamente le sue parole:

“Disprezzo ogni tipo di estremismo. I comunisti e il Fronte nazionale cercano di realizzare entrambi il dominio dello stato sull’individuo. Entrambi, secondo me, vogliono distruggere i diritti individuali. Per me sono partiti dello stesso tipo. Per tutta la vita, però, mi sono opposta a vietare il comunismo o le organizzazioni estremiste: se lo fai diventano clandestine e questo gli dà un’eccitazione che non avrebbero, se potessero perseguire i loro obiettivi alla luce del sole. Li batteremo sul terreno del dibattito. Il Fronte nazionale è un Fronte socialista”.

Come volevasi dimostrare, nonostante le preoccupazioni dell’epoca, alle elezioni del 1979 il National Front prese lo 0,6 per cento e le quattro principali formazioni comuniste lo 0,4. In questo intervento del 1978, la Signora Thatcher tocca i due punti focali della questione. Prima di tutto, la doverosa equiparazione fra ideologie che da molti sono ancora considerate due estremi contrapposti. È alquanto scorretto pensare che nazifascismo e comunismo siano agli antipodi dello spettro politico. Sono molto simili, pur essendosi storicamente fatti la guerra. Perseguono gli stessi obiettivi e dunque stanno dalla stessa parte: il loro vero opposto sono la democrazia e la libertà.

In entrambi i casi, lo Stato prevale sull’individuo, non vi è spazio per opposizioni di pensiero e la vita civile ed economica nella sua interezza viene assoggettata all’ideologia del partito. Questa convinzione è ben nota oltremanica dove, dati i robusti anticorpi della democrazia liberale più antica d’Occidente, non ha mai preso piede una dittatura totalitaria.

Peccato non poter dire lo stesso dell’Italia, non solo perché noi una dittatura l’abbiamo vissuta, ma anche perché, come sappiamo, oggi c’è ancora una buona parte della sinistra intellettuale e parlamentare che, alla fine, trova scorretta l’equiparazione ideologica fra i due totalitarismi del secolo scorso.

La seconda questione, sopraccitata, è quella del metodo. Come ci si approccia a movimenti di questo tipo? Certamente con la forza nel momento in cui i suddetti estremisti arrivano a commettere crimini che ledono la libertà e la sicurezza dei cittadini. In tal caso è sacrosanto intervenire per punire le aggressioni, come si è visto nei giorni scorsi. Ma è alquanto malsano e autoritario pensare di bandire una formazione politica. Come può un’aula parlamentare arrogarsi il diritto di vietarla?

In una vera democrazia, nei limiti del possibile, ci si “scontra” sul terreno delle idee. Le violenze vanno perseguite penalmente sempre e comunque, ma attenzione a chiedere allo Stato di decidere arbitrariamente chi può fare politica e chi no. I confini di tali provvedimenti, spesso, non sono nitidi e le tinte che prendono sono fosche. Lo sapeva bene Margaret Thatcher: rispondere duramente alla violenza di piazza delle frange pericolose è essenziale; vietare un’idea è ben altra cosa. E a dirlo era colei che, il 12 ottobre 1984, esattamente 37 anni fa, subiva un attentato dagli estremisti dell’IRA che la volevano fuori dai giochi. Ma del resto si sa che il ferro non si spezza facilmente.

Di Matteo Bellini in ATLANTICO QUOTIDIANO QUI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome