Vietare il Partito NazionalBolscevico è stata violazione dei diritti umani. Lo stabilisce la Corte di Strasburgo

La sentenza

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Ci sono voluti circa 15 anni, ma alla fine la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento – in Russia – del Partito NazionalBolscevico (PNB), fondato e guidato dallo scrittore Eduard Limonov (1943 – 2020), da parte della Corte Suprema russa, nel 2007, è da considerarsi una violazione dei diritti umani.

La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.

La CEDU ha dunque stabilito un risarcimento di 10.000 euro da corrispondere ai militanti anziani del Partito NazionalBolscevico, ovvero all’ex addetto stampa Aleksandr Averin (peraltro ex prigioniero politico, da poco uscito dal carcere), agli ex membri del Comitato Centrale Andrei Dmitriev e Fomchenkov, a Aleksey Volynets, ex direttore della pubblicazione ufficiale del partito e ai due figli adolescenti del defunto fondatore, Eduard Limonov, Alexandra e Bogdan.

Aleksandr Averin e Andrei Dmitriev, nel ringraziare i loro avvocati per tale vittoria (per quanto i componenti del partito avessero richiesto un risarcimento di 100.000 euro), ovvero Dmitry Agranovsky, Jalil Sirozhidinov e Vitaly Varivodu, hanno dichiarato che cederanno parte del loro risarcimento alle famiglie dei nazionalbolscevichi Evgenij Pavlenko e Ilja Guryev, morti in guerra in Donbass.

Il Partito NazionalBolscevico fu fondato nel 1993 dallo scrittore Eduard Limonov, dal cantante rock Egor Letov e dal filosofo Aleksandr Dugin. Al partito si affiliarono immediatamente giovani e giovanissimi delle periferie post-sovietiche delusi dalla caduta dell’URSS, dall’avvento del totalitarismo liberale di Eltsin e dell’oligarchia.

Del PNB fecero parte anche il musicista jazz Sergey Kurhyokin e lo scrittore Zakhar Prilepin, oltre che la migliore controcultura artistica e musicale russa. Ricevette inoltre, più volte, il sostegno e il plauso della compianta giornalista Anna Politkovskaja, la quale, fra le altre cose scrisse: “Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d’accordo con ciò che dicono i Nazbol. L’unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(…) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l’attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(…) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(…) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all’avvenire morale del Paese”.

Alcune delle manifestazioni pubbliche dei nazionalbolscevichi si sostanziarono in attività provocatorie, ma sempre nonviolente, quali lanci di uova contro le autorità governative o l’occupazione dell’edificio del Ministero della Salute, nel 2004, per protestate contro i tagli alla sanità, lanciando dalle finestre un ritratto del Presidente Vladimir Putin.

Accusato dall’autorità e dai tribunali russi di “estremismo” e persino di “fascismo” (quando in realtà il PNB fu sempre partito di estrema sinistra, antifascista e antirazzista), fu vietato nel 2005 dal tribunale regionale di Mosca e tale divieto fu confermato nel 2007 dalla Corte Suprema.

Nel 2006 il partito partecipò alla coalizione “Altra Russia” (nome tratto da un saggio politico di Limonov), comprendente anche i liberali di Kasparov e Kasyanov e comunisti come Anpilov.

Dal 2010 si ricostituì come partito nazionalbolscevico “L’Altra Russia” e, dopo la morte di Eduard Limonov, nel 2020, come “L’Altra Russia di Eduard Limonov”.

Ancora oggi è impedito a tale partito di candidarsi alle elezioni e i suoi militanti sono costantemente perseguitati dalle autorità con le accuse più pretesuose e infondate.

E’ l’unico partito russo che, oltra a promuovere l’anticapitalismo e il socialismo popolare, lotta in tutte le repubbliche post-sovietiche per tutelare le minoranze russe perseguitate e auspica la ricostituzione dell’Unione Sovietica, depurata da burocrazia e autoritarismo.

Alle elezioni del 19 settembre, “L’Altra Russia di Eduard Limonov”, non essendo presente e ritenendo non libere tali elezioni, promuove l’astensionismo consapevole, ricordando una frase di Limonov in tal senso: “Per partecipare alle libere elezioni bisogna smettere di partecipare a elezioni non libere”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it 

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