SCUOLA: QUALE RIFORMA?

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Il Governo Renzi, dopo giorni e giorni di battage pubblicitario, ha dovuto rinviare la riforma della scuola e persino l’annuncio delle linee-guida, espressione spesso usata da chi ha le idee confuse e non sa come procedere in senso concreto in molti campi.
La riforma di una scuola non si improvvisa e più che linee guida, assunzione di supplementi, ritocchi orari ad alcune discipline insegnate, per riforma si intende un insieme di provvedimenti uno saldamente legato agli altri che cambino la struttura stessa della scuola. Dalle primarie all’Università.
La storia italiana ha conosciuto solo due vere riforme, quella Casati nel 1859 estesa al nuovo Regno unitario e la riforma Gentile. Si tratta di riforme che si integrarono. Ma, restando solo a Gentile, egli discusse e meditò per tantissimi anni la riforma che è in parte figlia anche del rapporto allora strettissimo tra Croce e Gentile.
Nel secondo dopoguerra la DC e i suoi alleati hanno solo pasticciato, succubi della demagogia sindacale della sinistra che non ha saputo tutelare la scuola nè tantomeno i docenti.
Poi accadde il ’68 e qui l’intera classe politica si rivelò del tutto inadeguata,partorendo dei mostri come i decreti delegati che non migliorarono la scuola, ma permisero ai demagoghi di interferire nell’azione didattica che doveva restare competenza esclusiva di docenti e presidi. Si parlò di controllo sociale della scuola e di altre sciocchezze:sta di fatto che la scuola con i suoi 7 politici, le promozioni di massa è oggi un deserto in cui lo studio è un optional.
E a fare malissimo furono anche Moratti e Gelmini, assolutamente inadeguate, che tagliarono l’investimento per la scuola in modo dissennato, favorendo la scuola privata che il ministro Luigi Berlinguer definì partitaria.
Invece di andar a toccare i veri motivi che hanno declassato la scuola italiana in un eterno ’68 per decine d’anni, invece di riuscire ad esprimere una visione della scuola che riveli la statura di un nuova classe dirigente, l’attuale Governo si è arenato su particolari che lasciano perplessi perchè non risolveranno mai i problemi della scuola che esigono decisioni radicali e non frutto di compromesso.
C’è persino chi ha ipotizzato di pagare di più i docenti non secondo il merito (ad esempio, chi studia, pubblica lavori scientifici), ma secondo il numero delle ore di insegnamento effettuate, supplenze comprese. Una sorta di docenti cottimisti che offendono la concezione stessa della funzione docente.
E’ la logora, vergognosa proposta della GGIL scuola degli anni 70 che ritorna a fare capolino: il sindacato del PCI voleva infatti che i docenti lavorassero 36 ore settimanali come i bidelli, un proposta impraticabile ed avanzata da gente che non sa neppure cosa significhi fare un’ora di lezione.
Tra le linee guida il governo non ha neppure considerato la proposta del sindaco di Forte dei Marmi che recentemente ha chiesto di spostare la data di inizio delle scuole ad ottobre per aiutare il turismo in crisi e favorire una nuova concezione delle vacanze delle famiglie italiane non più solo concentrate in agosto.
Sono subito insorti i genitori che vedono nella scuola un comodo parcheggio per i propri figli, a reclamare l’apertura settembrina. Il Ministro ha subito tranquillizzato i genitori, dicendo che la proposta del sindaco di Forte dei Marmi non era praticabile.
Adesso attendiamo dal governo le sue future mosse,ma è chiaro che nè Renzi nè il ministro hanno idee chiare per la scuola e soprattutto una visione di fondo, un asse culturale, che consenta di parlare di riforma. Peccato, dopo tante parole e troppe promesse.

Pier Franco Quaglieni

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