ICE e l’omicidio Good: chi controlla il controllore?

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Affrontare la questione delle immigrazioni partendo da un paese, il nostro, l’Italia, estremamente interessato solo negli ultimi anni dal fenomeno di importazione di massa di esseri umani che provengono dall’Asia, dall’Est e dall’Africa, non è facile.

Per più di un Secolo l’America è stata la destinazione più ambita anche per i migranti italiani e i permessi di soggiorno sono una questione amministrativo burocratica che ha cominciato a prendere corpo solamente quando tutto l’apparato amministrativo, sanitario e fiscale ha cominciato a completare il quadro. Per essere chiari: il punto di vista da cui si ragiona qui è che essere in regola con i documenti non è un hobby, ma una necessità assoluta, prima di tutto del migrante per vedere garantiti i suoi diritti di essere umano e di cittadino (se non rifugiato o turista) e poi dei residenti, che hanno il diritto di sapere con chi convivono, per motivi principalmente di sicurezza.

Premessa obbligatoria, ma i fatti in questione non riguardano SOLO i migranti, ma lo stato democratico, lo stato di diritto, la libertà di veder salvaguardata la VITA e la proprietà privata e il proprio BENE, prima ancora di quel che riguardi altre cose e questi sono principi basici su cui non si molla un centimetro.

Ci sono dei dati di fatto che accomunano tutto il mondo, su cui non si torna, perché sono lapalissiani: essere irregolari è una disgrazia per chi è in buona fede, perché porta a essere schiavi della malavita, del racket e a cadere nei cerchi della violenza e della criminalità; è una fortuna per il criminale, che utilizza la sua opalescenza e clandestinità per effettuare senza pene i crimini peggiori.

Ecco, dunque, il punto dirimente su cui ragionare: esiste una fetta di migranti (clandestini e non) che ha deciso più o meno consapevolmente di aderire ai cartelli della criminalità (più spesso droga, prostituzione e furti) e utilizza proprio la massa per nascondersi. L’obiettivo dei governi in carica attualmente, in U.S. ma anche in Italia è deportare e chiudere completamente la partita sulle recidive di questa fetta di migranti pericolosi, cercando di mandare in patria anche gli irregolari che non riescono a trovare un posto di lavoro o una soluzione per mettersi in regola con i permessi di soggiorno.

Tornando ora alla questione centrale: in America stiamo assistendo a un abuso di potere e di forza rispetto all’entità del problema?

I numeri a freddo dicono di no, perché la strategia politica di massima del presidente Donald Trump, tra proclami e falsi allarmi, ha raggiunto effettivamente molti obiettivi buoni tra cui la diminuzione radicale dei migranti di UN MILIONE E MEZZO di persone, che in parte sono state deportate dopo un arresto, in parte sono tornate in patria da sole, trovando soluzioni alternative per il loro futuro, in parte hanno diminuito il tasso di natalità tra migranti irregolari, numero che fa parte di questo conteggio statistico del Pew Research Center.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) si occupa di tenere in mano il progetto politico di re immigrazione degli irregolari ed è attualmente supportato dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE).

Il problema radicale della migrazione clandestina in America è dato dal forte legame geografico tra le americhe e dal debole contatto politico che in passato c’è stato tra le due parti: Colombia, Messico, Venezuela, Brasile, Chile, sono terre che da tantissimi anni sono state oggetto di politiche vessatorie e i cittadini sono fuggiti per quanto possibile in massa, cercando una speranza di vita in America del Nord. E’ di fronte a questi dati di fatto che trovano spiegazione tante delle mosse politiche dei Tycoon.

I dati a caldo dicono di sì: nelle ultime settimane qualcosa sta sfuggendo di mano, la ICE sta sfondando nel suo ruolo, andando oltre la eradicazione della migrazione illegale.

La tragicità del caso, non deve mettere in secondo piano il problema che deriva dalla mancata coordinazione puntuale tra le forze sul territorio: l’improvviso schieramento di forza nelle città, di una ulteriore pattuglia aggiuntiva di 20 mila uomini, che lavora dove hanno fallito il Border Patrol e la DHS, fa salire il peso assoluto di questa forza a i livelli di FBI.

Ovvero, in altri termini, la pressione relativa sul popolo americano in generale è molto bassa, in talune zone che non sono interessata è nulla, ma vista la concentrazione in determinate aree critiche, l’insistenza sulla comunità di interesse, ovvero i migranti irregolari, è molto molto pesante.

Mai come prima il peso del controllo è diventato così grave da aver causato un vero e proprio caos, quindi non tanto un deterrente, ma un vero e proprio problema, che rischia di rovinare un lavoro predisposto in modo sostanzialmente corretto.

Il caos derivato dalla paura e dal malcontento, gli scontri che ne sono derivati e ne deriveranno, sono a loro volta elementi che alimentano i numeri della crisi del settore sicurezza, ovvero la soluzione è diventata attualmente parte del problema.

Il motivo è nella parrebbe eccessiva forma di autoritarismo, specialmente laddove non è stato accettato come legittimo, che in queste ore si è infiammato per l’ultimo gravissimo incidente intercorso a Minneapolis, dove ad essere stata ammazzata da un agente ICE è una donna, che è sensibilizzata al tema dei diritti umani dei migranti, che probabilmente non è affatto serena nell’essere esposta alla ICE, ma che ha ricevuto insulti e tre colpi al collo per aver avuto una reazione che un qualsiasi poliziotto definirebbe come panico.

Tutti, tranne il colluso, che ha riportato delle lesioni per essersi esposto frontalmente a un SUV in movimento, concitato nel filmare l’operazione (ex veterano di guerra già soggetto a vari incidenti) facendosi banalmente urtare. Muore in questo modo idiota una donna lesbica di 37 anni, madre di 3 bambini molto piccoli, appena arrivata a Minneapolis da altro stato americano.

Il soggetto ICE ha una totale immunità per quanto accade durante le ore di servizio e parrebbe essere più lui interessato al fenomeno migratorio, avendo una moglie filippina, che non la morta, cittadina americana.

Nei mesi scorsi le forze di Enforcement and Removal Operation (ERO) erano state oggetto di interesse per la decisione di utilizzare Guantanamo come centro di detenzione di passaggio per i migranti irregolari arrestati, ma in queste ultime settimane, in seguito allo stringersi dei tempi di Trump, che è intervenuto a livello di sicurezza globale contro il cartello dello spaccio di stupefacenti con diverse operazioni (smantellare il sistema di controllo Iran-Venezuela per prima cosa, dove il primo beneficiario economico grazie allo scambio di favori petroliferi era la Cina, coinvolta nel conflitto ucraino a fianco di Putin e Korea del Nord) che parrebbero confermare la volontà del Presidente americano di occuparsi delle terre del Sud America per chiudere la partita sull’Europa per sempre (indice del fenomento che è in atto da tempo, a partire dalla Brexit).

La deriva autoritaria dei bracci operativi del sistema Anti immigrazione irregolare è un problema che in U.S. si presenta piuttosto spesso: il carattere, la fisicità e la libertà di utilizzo di strumenti di aggressione da parte delle forze di polizia americane è nota, il loro protocollo consente operazioni che in Europa figurano senza dubbio come omicidio e che non sarebbero mai consentite.

Spetta dunque a noi valutare se questo ci va bene, se per noi è normale che un cittadino, fosse per caso europeo, trovandosi in difficoltà di fronte a un intervento ICE, possa cadere sotto i colpi di un’arma, oppure no. La faccenda ci riguarda, dunque.

NON si deve dimenticare un dato di fatto che è fondamentale, in questi casi: il secondo braccio operativo del sistema americano è il Homeland Security Investigations (HSI) che individua su precisa indicazione quali siano le persone che sono irregolari, un caso che ha fatto emergere la presenza di diversi passeur e di diverse aziende amiche che impiegano immigrati irregolari assumendoli (un crimine secondo la legge federale).

E anche in questo caso ci poniamo delle domande: con il sistema di targa system la persona ammazzata, quantunque in stato di infantilità emotiva, come abbiamo potuto vedere, poteva essere identificata in modo chiaro, emergendo la sua regolarità sul territorio, abita lì nei paraggi.

In questo caso specifico, dunque, parliamo non più di una operazione ICE ma al più di una operazione di sgombero di manifestante o di privato cittadino che occupa il suolo stradale, quindi è inutile girarci intorno: la ICE va richiamata all’ordine perché non è autorizzata ad applicare i protocolli di un servizio su “altro”. Non può utilizzare il suo ampio margine di operatività offensiva, per operazioni che solo apparentemente possono essere correlate, cioè sgombrare una manifestazione, spostare una macchina dalla carreggiata.

Come molte leggi che sono entrate in vigore in seguito all’Attentato delle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, comprese quelle sulla stampa americana e sui provider, anche questa legge è stata utilizzata da tutti i presidenti in carica da quel momento in poi, Repubblicani e Democratici.

Quello che è cambiato, però, sono i protocolli e gli esiti delle campagne di reclutamento: in questi anni si sono presentati sempre più cittadini americani, fortemente motivati dal risolvere il problema del mancato controllo dei confini, nonché fortemente spinti dalla crisi internazionale, che presenta ben due conflitti in aperto contrasto con la politica economica americana, quello europeo, che vede in gioco la strapotenza economica russo-cinese e quello mediorientale, che mette a rischio Israele (seppur attualmente nel peggior governo di sempre) e il suo fondamentale apporto per la difesa, per la sicurezza, per la stabilità dei mercati e fondamentalmente per la pace in Occidente.

L’allarme delle operazioni di ICE non riguarda solamente i fatti sanguinosi di questi giorni, sarebbero almeno una decina le persone ammazzate che sono morte in modo idiota, del tutto trascurabili, per niente pericolose, non connesse in alcun modo ad alcun movimento terroristico, insomma, innocenti. L’allarme è aumentato nel momento in cui alcune operazioni hanno interessato anche dei migranti che, seppur non ancora in possesso del permesso di soggiorno, erano in attesa di deposito della documentazione, avevano depositato la documentazione ma non avevano ricevuto l’esito, la documentazione era scaduta e avrebbero dovuto rifarla: si pone la questione se anche in questi casi sia legittimo il protocollo applicato e specialmente se sia eticamente giusto che un errore amministrativo torni a ricadere sulla legge in atto, per cui la permanenza senza documento valido, sia equiparata a un accesso in U.S. oggi, che è un reato penale (ai sensi della legge 8 U.S.C. § 1325) e non amministrativo, ovvero un “reato penale minore” (felony/misdemeanor) cioè se sia retroattiva e se sia legittimo che sia retroattiva. Non si tratta di una differenza da poco, perché in questo caso i numeri delle persone da deportare aumentano esponenzialmente e si creano gravi conseguenze per la microeconomia, visto che sono moltissime le persone che da tempo sono sul suolo americano, con documenti parziali, che lavorano in modo onesto e in linea di massima possono invece essere regolarizzate?

Un colpo assoluto sulla migrazione che colpisse i lavoratori non completamente in regola con i documenti causerà immediati danni economici: tuttavia anche lo stato attuale di paura e il clima di terrore che porta l’America sulla bocca di tutti, fa temere che queste operazioni in atto siano il prologo a qualcosa di peggiore: molti migranti lasciano le loro postazioni di lavoro e le loro case e se ne vanno spontaneamente per evitare di essere arrestati.

L’idea, visto come stanno andando le cose, è che il MAGA di Trump e la sua Great America, siano sull’orlo di un collasso mortale: solo dati di prospettiva economica molto negativi possono giustificare una immediata limitazione di questo tipo, statisticamente parlando, non certo moralmente, si torna ai tempi degli anni ’30 quando le crisi della borsa, del mercato e la grande depressione americana portarono a un tracollo totale, talmente ampio da dover fare i conti della serva anche in quel caso con i migranti che non erano in regola con i documenti. Quindi, da un contrasto alla criminalità, allo spaccio, alla microcriminalità, ai grandi sistemi macroeconomici, si passerebbe a una questione di tutt’altro peso, ovvero una questione di sopravvivenza economica e di spartizione delle sfere di influenza nel mondo, dove l’America sceglie di essere autonoma e di controllare il Sud America lasciando agli altri l’onere della spesa. E tuttavia, anche per fare questo, non è necessario il Far West.

Martina Cecco

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