Facebook e il silenzio dell’Italia on line

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di GABRIELE CAZZULINI

Immaginate che Obama abbia appena assunto misure contraddittorie e pericolose per la vita quotidiana di ogni cittadino del mondo. Perciò ha indetto una conferenza stampa dove spiega le sue scelte e invita tutti a partecipare, in diretta, gratis. Pensate anche alla possibilità di poter rivolgere domande al presidente, senza bisogno di lavorare per un grande media oppure essere specialisti di politica. Perché lasciarsi sfuggire un’occasione del genere?
Ma non ci sono soltanto gli Usa. Facebook ha 400 milioni di utenti in tutto il mondo, con un tasso medio di crescita intorno ai 100 milioni all’anno. E’ il secondo sito al mondo più frequentato. Adesso sta per introdurre misure molto criticate sulla privacy dei suoi utenti, al punto da indurre molti a proporre uno “sciopero” basato sulla cancellazione del proprio account da Facebook.

Quindi è un momento di svolta, ma la nuova direzione da seguire non è chiara.
Ecco perché è stata un successo la video-intervista in tempo reale di Mark Zuckerberg, fondatore e presidente di Facebook, con Robert Scoble, uno dei migliori giornalisti di web e tecnologia, che ha avuto luogo mercoledì 26 intorno alle 22 su un canale di Ustream. E’ come se il nostro Bruno Vespa avesse intervistato Berlusconi a tutto campo, lasciando al pubblico lo spazio per domande libere. Infatti Zuckerberg ha anche risposto alle domande inserite nella chat testuale accanto alla finestra video, trasformando l’intervista in un momento di dibattito pubblico sul futuro di Facebook.
Peccato per gli italiani, che come al solito erano puntualmente assenti quando si parla di web senza fare gossip condominiale. Non era assente solo il popolo tricolore, che ama bivaccare su Facebook alla ricerca di analgesici telematici per eludere i problemi della vita.

Mancavano anche i grandi intellettuali d’accademia, quelli che ci propinano sempre lo stesso, vecchio vangelo ormai scaduto da vent’anni – cumuli di fregnacce che da noi sono materiale d’esame all’università ma, se tradotte in inglese, farebbero sganasciare dalle risate il mondo intero. Appunto, l’inglese bisogna conoscerlo. Qualcuno ha osato pure campare questa scusa. Ma chi lavora in rete non può parlare solo in italiano. Ci sono decine di corsi online gratuiti per imparare l’inglese. Basta studiare, senza più pretendere che il mondo si pieghi ai propri limiti.
Il principe di Metternich, genio della diplomazia austriaca tra sette e ottocento, ripeteva una frase che si è scolpita nella storia: l’Italia è solo un’espressione geografica. Credo sia vero anche nell’epoca di internet, dove gli italiani sono poco più di una comparsa muta.

Ecco il punto: Zuckerberg, l’Obama del web, scende dal suo Olimpo per parlare col pubblico. Ma sono gli italiani che non vogliono parlare. Forse perché non hanno niente da dire?

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