L’uomo ha grande potere, ma non lo usa con fermezza, può decidere come gli pare a seconda della propria propensione del momento, insomma, sente dei desideri e li segue, cambia idea, cambia come una bandiera al vento, se si fa trasportare, cambia come una cartina tornasole, quando vuole seguire i suoi interessi.
L’essere umano può cambiare, nel bene, nel male.. ma rispetto a un Pascal, che nella “canna la vento” vede la debolezza di un essere umano, che viene piegato da forze maggiori, qui le persone hanno un ruolo, anche se instabile, senza peso, senza fermezza e probabilmente inaffidabile, pessimismo e intimismo di un Montaigne, che pensa che l’individuo sia un ente godereccio, che segue solamente il desiderio del momento, a prescindere dalla parola data.
“Volli, volli, volli”, ma secondo Montaigne non così tanto da essere fermi nella loro volontà. Nessuno, nemmeno coloro che hanno avuto fama, come Nerone e come Augusto, è mai stato un uomo coerente tutto d’un pezzo. C’è una parte della persona che resta nascosta, da cui partono tutte le pulsioni, il principio non arriva a concetti metafisici e non tocca la psicoanalisi, ma arriva a lambire molto da vicino la rampante futura storia del pensiero psicologico, laddove all’uomo sono attribuite diverse sfaccettature, a tratti anche in contraddizione tra loro.
Citando Maometto, lo stoicismo, la filosofia moderna, Montaigne cerca di dare spiegazioni umane e individualistiche, che affondano le loro motivazioni nella patria delle libertà. Vuole trovare dietro ogni tornante della storia, la motivazione umana, solo umana, che ha dato frutto.
MC












