SKYLIGHT

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di BIANCA MARIA SEZZATINI

La Compagnia dei Colori
presenta
SKYLIGHT
di David Hare
Due mondi opposti si attraggono e si respingono in una danza senza esclusione di colpi.
In un’estrema ricerca. Uno dell’altro.

Con Emanuela Guaiana, Riccardo Serventi Longhi, Luca Tartaglia
Regia di Riccardo Serventi Longhi
Teatro 7 – dal 18 al 30 maggio 2010

Questo è un momento particolarmente opportuno per rivedere Skylight, uno dei testi più belli del grande regista e drammaturgo inglese David Hare vincitore, fra i numerosi riconoscimenti, dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, pluricandidato agli Oscar per la sceneggiatura di film come “The Hours” e “The Reader”.

Sir David Hare, uno dei più grandi drammaturghi britannici. Vincitore del New York Drama Critics Circle Award, dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino del Lawrence Olivier Award e del London Theatre Critics’ Award. Dopo essere stato membro della giuria al Festival di Berlino del 1997, nel 1998 gli viene conferito il titolo di Cavaliere dell’Impero Britannico. In seguito è stato candidato all’Oscar per la sceneggiatura di film come THE HOURS (2002) e THE READER (2007)

Un magnifico Dramma da camera di uno dei più grandi drammaturghi inglesi, David Hare. SKYLIGHT potrebbe prendere posto tra quella piccola manciata di capolavori “Fin de siècle”. NEW YORK POST

Ci sono volte in cui in teatro ci si trova improvvisamente nella morsa del silenzio. Nessuno si muove, o tossisce, o si sposta sulla poltrona: L’attenzione del pubblico è così tesa che è quasi palpabile. Questo perché ciò che accade sul palcoscenico è eccitante, emozionante e pericoloso: una lotta fino alla Morte…o è l’ Alba della salvezza ? Questo è il senso di Skylight, Drama Comedy di David Hare. Il drammaturgo, scrive a pieno ritmo padrone dell’argomento senza dogmi e senza paura. Implacabile ma compassionevole. SUNDAY TIMES

La crisi economica, il crollo dei mercati azionari, l’avvento della cultura dei media, la trasformazione della famiglia, il mutamento dei valori sociali hanno delineato uno stato d’animo diffuso di tensione, di rabbia, di insofferenza. Il malessere dilagante ovunque, nella famiglia, nella società, nella scuola, soprattutto, rende Skylight, scritto oltremanica nel 1995, attualissimo, anche qui oggi, nel nostro Paese.
In scena Marco, vedovo da due anni, Laura, con la quale aveva una relazione quando era ancora in vita sua moglie Alice, e Claudio, il figlio di Marco.
La periferia, le sue difficoltà, le sue contraddizioni. Il benessere e le sue contraddizioni. Una società vitale ed una stagnante. I due protagonisti, lui ricco imprenditore del ramo dei ristoranti che vive nel lusso in una zona residenziale e lei, insegnante impegnata nel sociale, che abita in periferia dove lavora in una scuola frequentata da “ragazzi difficili” , incarnano il grande conflitto tra l’idealismo ed il pragmatismo.
Si sono amati profondamente, ma non liberamente. Erano a un passo … “Questo è il nostro momento. Ora è possibile …” dirà Marco. E poi? Cosa è successo?
Dopo tre anni di lontananza, i due si incontrano nella fredda e scarna casa di lei, in una specie di “resa dei conti”, di una messa a nudo della passione che li univa, e che ancora è fortemente tangibile. Due esseri che si cercano ma che sembrano non riuscire a trovarsi. Hanno bisogno l’uno dell’altra, si sfiorano, arrivano quasi al contatto ma … come due poli uguali, si respingono. Poi cedono. Abbassano la guardia. Per riprendere il via un attimo dopo. Due individui complicati che lottano con loro stessi per superare, annullare, senso di colpa e giudizio. Per rompere le barriere, che sembrano impedire alla relazione di riaccendersi.
Claudio è il ponte fra le due rive opposte. È lui che tenta di far ricongiungere suo padre con Laura. Si fa contatto dei due estremi di una retta che, avvicinandosi e toccandosi, potrebbe formare un cerchio perfetto.
Ognuno, a modo suo, cerca la possibilità del riscatto. Del diritto alla felicità.

Le storie d’amore finiscono? O nel finire iniziano di nuovo, lì o altrove? O semplicemente accadono. Esistono strade che spesso non vediamo e che potrebbero essere la nostra reale possibilità. Ed è il futuro stesso, talvolta, a camminarci accanto.

In una notte di apparenti coincidenze, la vita può cambiare per persone e personaggi, basta cogliere il senso di ciò che accade. Guardare oltre. Oltre quel ponte da attraversare, che unisce mondi così diversi.
Il tutto in uno scenario “sospeso”. Quasi un set cinematografico. Dove solo i ricordi, o i progetti futuri, a volte faranno da pareti. Il Presente vive sul palco.

Traduzione: Luca Barbareschi
Scene e costumi : Maria Teresa Padula
Musiche originali : Angelo Anastasio
Realizzazioni strutture : Stefano Busoni
Computer grafica 3D : Alessandro Perna

Teatro 7 – Via Benevento 23, 00161 Roma
Info : 06.44236382 – teatro@teatro7.it
Orari spettacolo : martedì – sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Biglietti : 20€ intero – 16€ ridotto ( compresa la tessera )

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