Dolomiti Pride: a Trento due giorni per portare in luce criticità e potenziale

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I numeri del Dolomiti Pride complessivi non ci sono ancora, ma l’evidenza parla da sola: nel solo pomeriggio di oggi, che ha visto protagonista la Parata del popolo colorato, che di recente si usa definire come non binario, iniziata con il concentramento in Piazza Dante delle 15.00 e proseguita fino alle 18.00 con gli interventi dal palco e seguita dallo spettacolo serale, vanno oltre i 3.500 partecipanti previsti. Tutti gli interessati si sono dapprima riuniti in un solo gruppo enorme, sul prato del parco e sul piano di Piazza Dante, ai piedi del monumento e – rispetto al precedente del 2018 – esso era molto giovane e più vario.

Tanti bambini e tantissimi tipi di famiglia

Un’edizione diversa sotto molti punti di vista. Il precedente evento era stato un apri pista, perché aveva avuto un ruolo differente: il successo di questa edizione, arricchita su due giorni, è evidente. Sono molte le famiglie che, di ogni età, hanno preso parte sia agli incontri del pomeriggio di ieri, che alla parata di oggi. Si sono presentate unite con delle richieste specifiche, le famiglie arcobaleno: moltissimi sono i bambini frutto dell’amore tra queste persone e la politica non può non vederli, perché esistono!

Il lavoro e i diritti di tutti

Ci sono delle sigle che si trovano sempre, come la CGIL, la CISL e la UIL, che tuttavia non hanno parlato molto dei problemi di integrazione nel mondo del lavoro, lo hanno fatto in modo molto tangente, poco incisivo, un’occasione in meno. Questo, insieme al precedente, è un fatto da portare alla presenza della politica, perché i lavoratori non binari svolgono il loro lavoro esattamente come gli altri e non è normale che si deleghi alla sensibilità delle aziende la gestione di un affare che è ovvio e lapalissiano: tutti i lavoratori devono avere pari diritti e pari doveri a prescindere dall’orientamento affettivo, sentimentale e sessuale.

Il documento politico del Dolomiti Pride

Il documento politico citato è in realtà piuttosto corposo e complesso: per chi avesse cura di volerlo leggere è presente in integrale sul sito della manifestazione; esso va letto e meditato perché include una lunga serie di richieste che toccano anche argomenti come l’ambiente, l’immigrazione e l’economia.

Vi sono delle sigle che si sono distinte per la proposta concreta di fronte ai problemi concreti della quotidianità, che sono peraltro parte dell’organizzazione politica, firmatari del documento di questa edizione del Dolomiti Pride, ovvero AGEDO Trentino, Arcigay del Trentino, Centaurus Arcigay Alto Adige/Südtirol, Collettivo Transfemminista Queer Trento, Famiglie Arcobaleno – Trentino Alto Adige, Rete degli Studenti Medi, UDU Trento, UNITiN.

Proprio questo documento è la parte che ha fatto emergere più contrarietà, perché si espone molto, rispetto al solito, chiedendo e allargando le richieste di diritti un po’ a tutte le minoranze, a partire dai migranti in mare e dai migranti del clima. Sono queste idee che la vulgata identifica nel “pensiero della Lobby Gay” e che trovano molta opposizione, significa che bisogna occuparsene, non sono opinioni, sono istanze che una parte di popolazione intende portare avanti. A torto o a ragione. Il silenzio non è una risposta.

La Parata da Piazza Dante a Piazza Fiera al Parco delle Albere

Il cambiamento che si vive a Trento è lo stesso che si sta vivendo in tutto il mondo, in questo la nostra città è molto più avanti rispetto ad altre, in Italia, collocandosi certamente come faro luminoso, culturalmente parlando: le nuove generazioni si spendono in piazza, come sui social, ma partecipano molto meno all’agone politico ufficiale. Non per questo, però, il loro pensiero può essere definibile come secondario.

Gli studenti in piazza al Dolomiti Pride

A dimostrazione di questo la presenza degli studenti, che massicciamente sono stati parte attiva della manifestazione. La scuola è il luogo di discussione primario e anche questo è un argomento che non può passare in secondo piano, in un progetto politico.

La chiusura alla Pride Square

La presenza dei Sindaci con la fascia, una dozzina, (Trento insieme agli altri che hanno sfilato in testa al corteo) è stata importante: l’orientamento sentimentale, affettivo e sessuale riguarda tutti trasversalmente, direttamente o indirettamente.

“Abbiamo deciso di sfilare orgogliosamente con la nostra fascia, perché la manifestazione di oggi non è di una parte, ma di tutte e di tutti. In una comunità non c’è una persona che vale di meno e non ci sono famiglie che valgono di meno”. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha preso la parola in nome dei primi cittadini che hanno dato il patrocinio al Dolomiti Pride.

Questo fatto è reso evidente dalla presenza in piazza della Sinistra italiana, del Partito Democratico e del Partito Comunista che, insieme ai Verdi del Trentino si sono presentati nelle persone di Ferrari, Zanella e Dorigatti in primis.

L’assenza degli assessori: chi interloquisce con le parti?

Da parte della leadership provinciale l’evento è stato snobbato. Non solo il patrocinio, come la scorsa volta, atto legittimo e (in realtà) non poi così grave, anche se si aprirebbe un elenco di casi in cui il patrocinio è stato dato (più in tempi passati che non adesso) a cose molto meno incisive (statisticamente parlando), ma neppure una rappresentanza delegata in qualche modo a garantire che siamo in una provincia che sta al passo con i tempi.

Non si sono visti i rappresentanti politici, nessun assessore era presente, eppure non mancavano le occasioni: scuola, salute, lavoro, sono molti gli ambiti in cui si poteva intervenire. In rappresentanza formale – invece – la Commissione delle Pari Opportunità.

Non meno importante il supporto in tema di salute, con la presenza della LILA del Trentino, Propositiv Bolzano e Aied Bolzano Bozen. Inutile sottolineare – senza rischiare di sparare sulla croce rossa – che anche questo ambito dovrebbe essere affrontato anche dalla politica, perché pure la salute è un affare che, in Italia, fino ad oggi, è gestito in maniera pressoché monopolistica dallo Stato, è pubblica, quindi è di tutti.

Come recitava una scritta indossata oggi da uno dei partecipanti alla Parata del Dolomiti Pride: “Alcune persone sono gay, fatevene una ragione”. “Prima le Persone” dice un’altra scritta di un’altra maglietta.

Le opinioni libere di tutti sono davvero libere solo quando i diritti di tutte le persone sono realizzati. Fino a che rimangono risposte inevase o vi sono grandi assenze non si può dire di avere un libero pensiero, perché la base del libero pensiero è che tutti abbiano le pari opportunità di esprimerlo. Una società monca di diritti è ferma ed è destinata a non arrivare da nessuna parte.

Martina Cecco

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