LO STATO ONNIPOTENTE, SECONDO VON MISES, A LODI LIBERALE

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Nella 209esima serata di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Ludwig von MisesLo Stato onnipotente. La nascita dello Stato totale e della guerra totale“, pubblicato da Edizioni Società Aperta, insieme a Lorenzo Infantino (Professore di Filosofia delle Scienze Sociali presso Luiss Guido Carli), Antonio Masala (Professore di Filosofia Politica all’Università di Pisa) e Alessandro Vitale (Professore di Geografia Economica e Politica).

Il gigante del pensiero liberale è il protagonista di questa serata di Lodi Liberale che, come ha ricordato il Presidente di Lodi Liberale Lorenzo Maggi è dedicata a uno dei pensatori classici, in questo caso a partire dalle riflessioni di Lorenzo Infantino, dalla Scuola Austriaca. Il testo è stato commentato dagli ospiti sopra citati, professori universitari che si sono occupati di parlare e discutere su uno dei libri più ricchi e più densi di Von Mises, tuttavia molto chiaro e comprensibile.

L’ECONOMIA DI MERCATO COME UNICA ARMA CONTRO IL TOTALITARISMO

“Il volume è stato scritto nel 1944 e cerca di spiegare le cause culturali, filosofiche, ideali, della nascita del nazismo, unendo nello Statalismo, nel socialismo, la cornice ideale del comunismo e del nazismo. Tutto si basa sul presupposto della supremazia di qualcuno, quindi dando per ovvio che la pianificazione e la gestione della società sia da ottenere limitando la libertà.” Al contrario la teoria di Von Mises spiega come si è arrivati alla guerra totale.

IL PROBLEMA DELLA MENTALITA’ STATALISTA

“Il primo punto interessante di questo volume è l’analisi chiara ed originale del totalitarismo, come conseguenza logica ed inevitabile dell’abbandono del libero mercato per il protezionismo e per l’assistenzialismo. In alcuni passaggi accusa anche gli Stati Uniti ed i paesi anglosassoni di aver virato sul controllo dell’economia, analisi che si esprime in modo ben chiaro nella sua lettura.” Il professor Antonio Masala descrive come l’opinione popolare sia stata gabbata vendendo al popolo la libertà e il liberalismo da parte – al contrario – di chi liberale non era.

“Il secondo punto da sottolineare è la differenza che Mises mette in chiaro tra lo Statalismo e il Liberalismo. Lo Statalismo in Europa si è presentato con l’interventismo e con il socialismo, l’apparato di coercizione e di costrizione. Di qui ne discende che tutte le teorie assolutistiche sono di comune derivazione, il socialismo.”

“Il terzo punto da prendere in considerazione è il principio dell’armonia degli interessi, come principio fondamentale del liberalismo: non sempre la ragione umana – dice Mises – è in grado di riconoscere l’armonia degli interessi. Questo riconoscimento però deve avvenire: per salvare il liberalismo non servono le riforme costituzionali, oppure le infinite analisi di mercato, il cui risultato è oggettivo: serve la capacità di convincere le classi dirigenti e la popolazione della correttezza delle idee del liberalismo. In questo senso quella di Mises è una grande lezione sul potere delle conseguenze delle idee.”

IL SUPER STATO MONDIALE

“Secondo Von Mises la Società delle Nazioni non ha avuto alcuna utilità rispetto al mantenimento della pace internazionale. Egli nel 1927, utilizza l’espressione di Super Stato Mondiale, che dovrebbe occuparsi di istituire dei tribunali sovraordinati, per mantenere la pace. Arriva a definire questo perché la tutela del libero mercato in tutto il mondo deve essere per forza di cose garantita da una istituzione che sia in grado di sorvegliare che gli stati nazionali rispettino il libero scambio e la proprietà privata. Per Von Mises gli Stati devono essere costituiti sulla base di una scelta libera.” A ridosso della II Guerra Mondiale Von Mises torna sulle sue parole e sui suoi termini lessicali, rimettendo in gioco con scetticismo queste ipotesi, alla luce delle dinamiche storiche effettive. L’intervento del professor Antonio Masala è terminato facendo riferimento a varie teorie che prendono corpo dopo la guerra, inerenti la necessità di coordinare le azioni economiche del mondo intero. Le unioni tra le libere nazioni ha un senso laddove merci e persone hanno libertà di movimento.

“Com’è possibile che un regime come quello nazista sia riuscito a conquistare il potere? Uscito nel 1944, il testo di Ludwig von Mises rigetta facili spiegazioni e punta il dito contro lo statalismo. Per il grande economista liberale, il nazismo ha sviluppato precedenti tendenze stataliste, già avviate nelle epoche bismarckiana e guglielmina. Convinto delle profonde relazioni tra interventismo statale e nazionalismo, tra protezionismo e guerra, von Mises, nel presente libro, sostiene la somiglianza tra comunismo e nazismo, una somiglianza che si fonda sulle stesse teorie economiche e sulle stesse prassi politiche.”

LA STATOLATRIA

“Anche questa, come le altre opere di Mises, è basata su una interdisciplinarietà che riguarda scienze politiche, economia e in generale si differenzia dallo stile specialistico contemporaneo. Mises si trova di fronte a quella che, a suo parere, è più che altro una crisi della civiltà umana, una forma di degenerazione, con pochi elementi di coerenza, che nel secondo grande conflitto mondiale, si esprime dopo un percorso in cui vi è un incredibile sostegno entusiastico dei metodi totalitari, nella gestione dello Stato e dell’economia.” Il professor Alessandro Vitale ha spiegato come, tutto sommato, anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si senta molto fortemente il desiderio di irreggimentazione, l’idea che lo Stato dovesse seguire l’individuo dalla culla alla tomba. In questa chiave lo Stato è fonte di statolatria, di adorazione, una tendenza che permane in tutto il novecento.

IL PRINCIPIO DELLA SUPERIORITA’ PRESUNTA

“Il protezionismo ha dominato attualmente gli ultimi decenni in tutta l’economia mondiale, siamo in un periodo di forti contrasti e abbiamo la guerra alle porte. Tutti questi meccanismi portano – come diceva allora Mises – alla crisi della cooperazione volontaria. Quando il principio collettivo prevale su quello individuale emerge l’elemento comune tra statalismo e altre forme di totalitarismo. Lo Stato che restringe la libertà di azione dell’individuo esclude a prescindere l’interferenza di altre organizzazioni; Mises non parla di astrazioni, ma di effetti materiali, persone armate, controlli, etc.. si confonde lo Stato con il suo Culto.” Secondo il professor Vitale lo Stato moderno è tutto sommato un abito moderno socialista o interventista, che non è altro se non una manifestazione della volontà di alcuni, che si presumono migliori, adatti al governo, superiori.

L’ORDINE POLEMOGENO DEGLI STATI E LE SUE RAGIONI

“Oggi si tende a separare le analisi, ma secondo Mises invece, quello che avviene all’interno dei sistemi politici, ha un riverbero su quello che poi succede in politica estera. Pochi analisti, oggi come oggi, si occupano di verificare – ad esempio – quanto la situazione economica e politica interna dell’ex Unione sovietica sia determinante per quello che succede in Ucraina. Mises, al contrario, analizzava le dinamiche in modo interdisciplinare.” L’analisi complessiva di Mises riguarda in realtà le basi si cui si sono fondate le nazioni, viste anche dal punto di vista culturale, per capire in che modo i diversi stati nazionali si sono costituiti e in che modo si sono intrecciati.

LE CONSEGUENZE IRREVERSIBILI DELLO STATALISMO DEL ‘900

“La guerra totale deriva, per sua natura, da problemi interni. Il coinvolgimento delle masse in guerra è un’idea che si insinua a partire dall’800, che ha il suo exploit nella Rivoluzione francese, che poi prende piede nel nazionalismo. Il controllo dell’economia da parte dello Stato è la premessa dell’espansione dello statalismo, anche a livello mondiale. Mises mette a fuoco questi concetti e li unisce per arrivare a parlare della centralizzazione politica. Oggi, per fare un paragone, potremmo intenderci sull’iper welfare state, dove la pianificazione aumenta la centralizzazione.” Il professor Vitale parla di come lo statalismo sia il motore di una centralizzazione crescente. Le pagine di Mises sono pagine di alta consapevolezza scientifica.

“In una società dove la proprietà viene considerata un privilegio il principio della libertà non viene considerato.”

DAI DIRITTI EROSI DEL SOCIALISMO AL TOTALITARISMO E ALLA DITTATURA

“In queste fasi drammatiche e tragiche della storia dell’uomo Mises ha cercato delle risposte, insieme ad altri studiosi. L’espressione armonia degli interessi in senso liberale significa che la cooperazione volontaria è un gioco a somma positiva. La proprietà privata non è nata per creare il conflitto, ma per regolarlo, per capire quello che è mio e quello che è tuo. Al contrario la proprietà privata è stata vista come causa del conflitto. Eppure la proprietà privata era proprio la base della società libera. Il liberalismo e la società liberale sono accusate di creare conflitto. Il conflitto esiste, è inutile negare l’evidenza, ma la società liberale è basata sul diritto. Il contrario della società liberale è la società dell’arbitrio di chi è al potere.”

Il professor Lorenzo Infantino ha spiegato che il socialismo lavora in solo due modi: controlla le attività economiche e formalizza tutti i rapporti tra le persone, oppure li abolisce sostituendosi ad essi. Quando l’autorità determina tutto questo la proprietà privata non esiste più: a questo rispondono la collettivizzazione oppure l’interventismo. A questo scende automaticamente il totalitarismo (collettivismo) politico. A questo punto, però, che al potere ci siano persone perbene o perfetti criminali, non fa differenza: una volta perso il diritto degli individui e il limite della politica sulla persona, non c’è scelta.

MISES HA EVIDENZIATO CHE NON ESISTE UNA TERZA VIA

“L’Italia è uscita dal fascismo, ma il post fascismo non è stato un periodo di forze liberali: in Italia non c’è stata una cultura liberale capace di realizzare quanto invece è stato fatto all’estero, specialmente in Gran Bretagna.” Il professor Infantino ha sottolineato come l’idea di Stato in Italia sia stata piuttosto veicolata attraverso i pensatori francesi, partendo da Rousseau, per cui la battaglia delle idee da affrontare è attuale.

ORDINE COME RISULTATO DELLA COOPERAZIONE SOCIALE

“L’interventismo significa concedere favori, privilegi, favorire i diversi poteri: le leggi che sono promulgate in questa condizione vanno a danno del diritto. Quando i parlamenti diventano parte di interesse delle corporazioni, allora la crisi è dei parlamenti che non sono più istituzioni libere, non è la crisi del liberalismo, ma del diritto.” Sulla base di simili considerazioni Hayek proponeva di riformare il parlamento (inglese naturalmente) per scongiurare il corporativismo politico.

“C’è un ordine astratto che dipende dalla libertà individuale esercitata dai singoli cittadini, sosteneva Hayek. Il totalitarismo non è semplice collettivismo. Il totalitarismo si vale della promessa falsa di poter espungere il conflitto e la dimensione politica dalle dinamiche tra le persone.” Ferdinand Lassalle fondava la socialdemocrazia dando un enorme peso al collettivismo.

 

Martina Cecco

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