Le belle città. Cinquanta ritratti di città come opere d’arte in Lodi Liberale

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Nella 43esima serata di lunedì 10 aprile 2017 è stato presentato il libro di Marco RomanoLe belle città. Cinquanta ritratti di città come opere d’arte” edito da UTET insieme all’autore, Franco Tatò, presentati da Lorenzo Maggi e Giuliomaria Montini.

Un manuale che stuzzica la fantasia per girare tra le cinquanta città più belle da visitare. Sentitamente ringraziati dalla presidenza dell’associazione.

“La serata è dedicata a una Guida intelligente per l’uomo colto, dove troviamo 35 città italiane e 15 città straniere” è così che Lorenzo Maggi introduce il primo intervento di un cittadino storico della città ospitante dell’associazione Lodi Liberale Franco Tatò.

Nato nella città di Lodi egli racconta come sia cambiata e come nel tempo le abitudini delle persone siano diventate meno intense, meno certe, come se le persone fossero pian piano state estraniate da se stesse. Ha vissuto nella sua città natale nei primi anni ’30 e ’40, prima di trasferirsi altrove. Figlio di un migrante del Sud.

“All’epoca il mondo era fatto di gente buona, semplice che si voleva bene e se posso darvi un consiglio fate in modo di tornare a quei tempi”. Ha detto Tatò.

L’anima di una città abita i suoi muri, vive negli stili con cui sono eretti i palazzi del centro, nel modo in cui sono collocati i giardini e i monumenti. Le città – tutte le città – sono in questo senso l’esito di una riconoscibile intenzione estetica. Per afferrarla, non basta disporsi in contemplazione delle carte antiche o dei palazzi, come davanti a un quadro, occorre invece praticare l’arte di camminare passo passo e soprattutto di vedere – non guardare soltanto – ogni strada e ogni piazza. La guida turistica chiusa nello zaino, lo sguardo verso l’alto, il viaggiatore dovrà farsi condurre dalle sue sensazioni, da ciò che attrae il suo occhio. Un occhio che, come spiega Marco Romano, dotto urbanista e instancabile camminatore, va nutrito con la curiosità e allenato con lo studio, perché l’estetica della città è una disciplina consolidata e rigorosa, che non differisce in niente dalla valutazione di qualsiasi opera in ogni altro campo della critica d’arte.

L’EVOLUZIONE DELLA CITTA’ EUROPEA SECONDO ROMANO

“Chi sono io?” secondo l’autore da questa domanda nasce la città delle persone, che è legata al decoro e alla bellezza. Quindi il decoro della città inizia a essere realtà dopo il 1000. Il decoro da quel momento diviene un punto di riferimento. Dopo il mille vengono edificate le chiese, si propagano in modo sempre più sontuoso, sempre più belle, costruite dai fedeli.

“Le città in Italia sono nate – come a Pisa – con delle mura, con una piazza principale, una chiesa, come si vede negli affreschi che raffigurano le antiche città italiane, con le torri dei palazzi municipali e con le recinzioni per esprimere e per raccontare. Le fontane nelle piazze italiane, come a Perugia, che servivano per le donne, riconoscevano in questo modo il ruolo fondamentale delle donne nelle città.” Così racconta l’autore nella sua narrazione. Allo stesso modo le città come Lodi, come Milano, hanno di fronte al palazzo municipale una fontana od un pozzo. Ma la seconda piazza più importante delle città è la piazza del Duomo.”

“Nelle città italiane ci sono delle porte, con una strada trionfale, che serve per rendere la città bella, come ad esempio la città di Gattinara o Palermo, etc… ma anche altre città. Queste vie trionfali sono celebrative. Ha detto l’autore. La città di Paternò ha spiegato, sono molto strutturate, non molto differentemente da Parigi per principio estetico. Sono dei principi estetici nati allora, che valgono ancora adesso.”

L’ARIA DELLE CITTA’ RENDE LIBERI

“Nel Buon Governo troviamo il medico condotto, un maestro. Un ospedale. Dignitosi”

La libertà del desiderio, in questa società, che nasce e si consolida allora, il desiderio non ha limiti precostituiti. Per una certa serie di motivi questo non è stato molto sottolineato, ma è il fondamento della società cristiana. Negli Atti degli Apostoli San Pietro sale a pregare sulla terrazza e desidera, del cibo, e il momento viene celebrato con una visione estatica.”

LA BELLEZZA E’ DESIDERIO, VANITA’

“La libertà del desiderio cancella il bisogno, da mille anni il desiderio è legato al soddisfacimento; la nostra identità individuale è fatta anche dal modo in cui si cucina: il superfluo ci distingue dalle bestie”. Ha detto Marco Romano.

A saperli riconoscere, tutte le città hanno i medesimi temi collettivi, le medesime strade e le medesime piazze, ma disposti sempre in maniera diversa: è l’osservatore che deve saperli di volta in volta individuare. Dalle piazze decentrate ai boulevard asimmetrici, è negli scarti dalla norma, nella variazione di uno schema storico tipico, che si manifesta la specificità di ogni singolo agglomerato urbano, che sia una sconfinata metropoli come New York o un piccolo centro come Abbiategrasso. Come è andata radicandosi la curiosa e unica varietà di piazze monumentali di Torino? Da dove viene la pianta stellata di Palmanova? Come nasce quella lunga città lineare che circonda Parigi? Rispondere a queste domande significa tracciare di ciascuna città un ritratto: un’operazione inventiva, fatta di documentazione, cultura e istinto, ma soprattutto di lunghe e avventurose passeggiate. Si legge nella prefazione.

Il possesso della casa rende cittadino della civitas: possedere una casa significa avere una residenza, un luogo dove si vive, non necessariamente una proprietà. Il decoro della facciata indica l’appartenenza all’urbe. La mia adesione alla filosofia iniziale rappresenta il singolo cittadino nell’aderenza alla città.” Ha detto.

“Tutte le facciate delle case mostrano il desiderio del decoro di chi le ha costruite o di chi le ha abitate.”

Nel ritratto del Buon Governo a Siena si nota che tutte le case rappresentate, ricche o povere che siano, sono definite dal decoro.

Il desiderio è il nostro stato d’animo ed il mercato  il suo tempio: nelle illustrazioni delle Botteghe che sono sulla strada principale delle città si trova una piazza dedicata al mercato. In queste piazze o in queste strade ci sono dei traffici, degli scambi, che rappresentano il livello di rapporti tra le diverse città.

“I prodotti alimentari che sono collocati nelle piazze dei mercati e dei negozi, sono prevalentemente rivolti alle donne, che hanno quindi un grande spazio a loro dedicato – dice l’autore – nella seconda metà del ‘300 si presenta la città di San Giovanni Vald’Arno dove si vede una grande piazza del mercato.”

Le piazze hanno un sesso: le piazze comunali sono maschili e quelle del mercato femminili, tradizionalmente parlando. Poi ci sono le piazze conventuali, dei frati, che predicano anche in questo caso alle donne. Almeno come figura nella tradizione iconografica. Le piazze conventuali infatti erano anche piazze del mercato e quindi dedicate prevalentemente alle donne.

“Un’altra parte sessualizzata della città è la fiera: nelle fiere si trovano tutte le novità, a partire dal 1150 iniziano le fiere a Reims, Champagne, Troyes, Parigi. In tutta questa faccenda nasce una grande disponibilità prevalentemente di tessili che vengono utilizzati ancora una volta dalle donne” ha detto l’autore.

Per salvare il camminamento delle avventrici alle botteghe si costruiscono lastricati e portici, dove le donne potevano fermarsi e potevano fare le loro compere con calma e comodità. “Per questo lentamente nelle città si sono formati dei lunghissimi portici.” Ha detto.

Da questi e da altri elementi si capisce la tradizione di una città, sono elementi spiegati in questo volume che forniscono delle basi di conoscenza per leggere il passato antico di tantissime città, non solo italiane, capirne la tradizione e la storia, particolarmente economica. Le città si sono imitate a vicenda, grazie ai capimastri che hanno esportato i progetti, costruendo gli elementi portanti della tradizione architettonica.

L’autore percorre le idee architettoniche legate alla tradizione della sua città, ma arriva a leggere anche nelle altre città un’impronta culturale.

Le vie delle città erano quindi state costruite per fare in modo che ci potessero passare le donne ben vestite e anche i mezzi di trasporto: nascono per questo delle passeggiate, per fare una sfilata in centro. La prima passeggiata, ora alberata, nata nel 1570 è a Lecce. Allo stesso modo è stata concepita la piazza delle carrozze di Siviglia, Madrid e infine di Parigi. Col tempo tutte le città si sono dotate di un pubblico passeggio per la sfilata delle donne benvestite con la carrozza od a piedi. Il Corso. Infine nasce l’Avenue: una grande strada che esce dalla città e che porta altrove. Le strade che portano fuori dalla città sono seguite dai boulevard per il popolo. Spianate dove le persone meno ricche vanno a camminare e passare il tempo libero. A imitazione di quelle parigine. Infine nascono i giardini pubblici, il primo è di Londra.

Dall’Inghilterra viene invece l’idea dello square con un monumento centrale e un rondò. Era il ‘700. Seguono le piazze nazionali ed i teatri, sempre dedicati alle donne. Si pensi al Teatro della Scala, ad esempio, comunque al teatro lirico, che si vede nei teatri maggiori italiani dove lo spazio è studiato per le donne. Un tripudio di femminilità.

Oltre a quanto visto sopra, ogni città ha le sue particolarità, che sono state rese possibili dai diversi piani regolatori dei tempi. In base alla sensibilità di chi governa la città rappresenta l’identità di una comunità.

MARTINA CECCO

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Giornalista e blogger. Collaboro con il web in rosa di Donnissima. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Studio Filosofia indirizzo Storico presso l'Università degli Studi di Trento.

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