Salerno e Catanzaro: il retroscena

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di Elia Banelli

Le motiviazioni dello scontro tra Jannelli e Apicella.

Gran parte del dibattito e del chiacchericcio sulla perquisizione dei magistrati di Salerno si sta concentrando sulla presunta “spoliazione” del procuratore Curcio e sui metodi formali (il controllo dentro lo zainetto dei figli minorenni), elevandoli a elementi di scandalo senza che ci siano prove effettive (a nessuno viene in mente una trappola per gettare ancora più veleno sulla procura di Salerno?).

Gossip a parte, che se confermato è senza dubbio da condannare, il problema centrale è un altro.

Chi sta violando la legge è proprio la procura di Catanzaro, con la richiesta incompatibile del controsequestro degli atti che dovrebbe essere assegnata invece alla procura di Napoli, competente su Salerno.

Il pg Enzo Iannelli, oggetto anche lui della procedura di trasferimento, ha ammesso di “aver ordinato il ri-sequestro di quelle carte perchè non volevo che mi impedissero di completare l’indagine Why Not che è quasi giunta al termine”.

Si conferma in tal modo l’interesse a chiudere al più presto l’inchiesta principale di De Magistris, destinata a concludersi con un nulla di fatto (come dire, in questi anni abbiamo scherzato).

Da febbraio la procura di Salerno aveva richiesto gli atti dell’inchiesta che il pg Iannelli ha regolarmente respinto con questa motivazione: “La banca dati del consulente Genchi (con tutte le intercettazione ed i tabulati dell’inchiesta) contiene dati su personalità molto importanti. E’ per questo che non la volevo consegnare ai colleghi di Salerno senza prima sapere a che cosa gli servisse”.

Dichiarazione molto ambigua perchè è improbabile che non ci fossero elementi nelle motivazioni della richiesta della procura campana.
Infatti il 4 febbraio Salerno chiese agli uffici di Catanzaro copia degli atti dell’inchiesta Why Not. Il 13 febbraio il pg Iannelli rispose di specificare le “sottese esigenze di natura investigativa”.

Il 4 Marzo la procura di Salerno avanzò “ulteriori e più precise indicazioni in ordine alle ragioni di necessità ed urgenza dell’acquisizione”.
La procura di Catanzaro allungò i tempi, inviando solo una parte delle copie richieste e continuando a chiedere di “esplicitare maggiormente le esigenze investigative”.

“Ora capisco” – conclude Jannelli – “che hanno voluto fare il processo al nostro modo di fare il processo Why Not”.

In realtà la distinziona è tra chi voleva fare il processo Why Not e chi voleva fare il “processo a Why not”, smembrando anni di lavoro di De Magistris e avviandolo in pochi mesi ad archiviazione certa.

La pronta risposta arriva dal procuratore generale di Salerno Lucio Di Pietro: “Quando i nostri uffici hanno chiesto gli atti a Catanzaro, Jannelli ci ha opposto il segreto istruttorio rivendicando la competenza ad indagare. E’ per questo che poi è stato iscritto nel registro degli indagati”.

Il peccato originale è stata l’avocazione delle inchieste di De Magistris. La procura di Salerno non sta facendo altro, sulla base degli elementi forniti dallo stesso magistrato vittima del sabotaggio, di fare luce e chiarezza su uno dei più grandi scandali degli ultimi anni in Calabria, comprese le gravi responsabilità di una parte della magistratura locale.

pubblicato su Agoravox il 8.12.2008

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