Agenzia delle Dogane: il concorso della vergogna

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Nel 2011, ad un concorso all’Agenzia delle Dogane per dirigente; si presentarono in migliaia, senza sapere che tale procedura era predisposta per sanare la posizione di 69 funzionari già “incaricati di funzioni dirigenziali” (quelli che poi decaddero a seguito della sentenza 37/2015 della Corte Costituzionale). Tra i testi autorizzati alla consultazione c’erano la Gazzetta Ufficiale e il Regolamento europeo; alcuni di loro (i predestinati) erano in possesso dei testi contraffatti con la soluzione del tema. Lucio Pascale era uno di loro, ma all’ultimo momento venne “fatto fuori” essendo sopraggiunto un altro “beneficiario” (i posti erano solo 69 e gli incaricati da favorire quasi 400). “Muoia Sansone con tutti i Filistei”, deve aver riflettuto Lucio Pascale; fatto sta che a questo punto “vuota il sacco” e denuncia tutti, anche se stesso (ed, infatti; è uno degli imputati). I riscontri effettuati non diedero dubbi e i giudici rinviano a giudizio (quasi) tutta la “camarilla”, 11 persone, fra le quali eccelle un dirigente generale dell’Agenzia delle Dogane, Capo della Campania e della Calabria, il dott. Alberto Libeccio.

La dirpubblica che, intervenne subito chiedendo (il 28/04/2015) la destituzione del Direttore dell’Agenzia (Giuseppe Peleggi), quella del Capo del Personale (Alessandro Aronica), nonché di tutti i componenti della Commissione del Concorso. Al cambio della Guardia (la nomina di Giovanni Kessler) Dirpubblica continuò ad inseguire l’Amministrazione inviando una formale diffida ad annullare il concorso al nuovo Direttore. Un risultato, questo, conseguito dopo la nomina di altri due direttori (Benedetto Mineo e Marcello Minenna). Ieri, con una puntata dedicata al processo penale, DIRPUBBLICA (una delle Parti Civili), sul proprio canale YouTube e sulla propria pagina FACEBOOK, ha dedicato una puntata di LA CRITICA (lo spazio web di sua proprietà) per annunciare l’imminente prescrizione dei reati. Alla riunione, in piattaforma StreamYard, hanno partecipato: il segretario generale della Dirpubblica, Giancarlo Barra, l’avvocato Regina Tirabassi, penalista Romana che ha seguito il sindacato nel procedimento, l’avvocato Carmine Medici, difensore della Dirpubblica in tutti i processi al Tar e consiglio di Stato (e non solo), i giornalisti Giovanna Boursier e Stefano Caviglia, Ileana Colzi, dirigente sindacale e, in proprio, parte civile nel processo penale e Antonio Graziano, Addetto Stampa DIRPUBBLICA. Durante la trasmissione sono state approfondite tante altre tematiche, causa/effetto di numerosissime illegalità, come la piattezza della P.A. a causa della privatizzazione e la crisi della Giustizia, vista questa volta non come un problema della magistratura, ma come un’assenza dell’Amministrazione giudiziaria. In poche parole è emerso che il ruolo dei controlli esterni (bruciati dalla privatizzazione) e quello dei controlli interno (inefficienti e pilotati) è stato svolto di fatto dalla DIRPUBBLICA.

1 COMMENTO

  1. La storia non è andata come descritta.
    La denuncia penale è stata presentata da tre soggetti. Lucio Pascale che ha raccontato tutto alla magistratura per difendere una collega, Claudia GIACCHETTI, che stava subendo ritorsioni dalle Dogane per avere fatto ricorso insieme ad altri 4 funzionari bloccando il concorso in questione. Un funzionario che ha raccolto elementi precisi trasfusi in una notizia di reato consegnata alla procura della Repubblica di Roma e la stessa Claudia GIACCHETTI che ha raccolto prove indipendenti sui plagi compiuti. Gli imputati sono 11 ma vi sono altri 24 indagati. In tutto 35. Tutti e 3 i funzionari hanno subito ritorsioni a Claudia GIACCHETTI ha subito un provvedimento disciplinare che ancora oggi non è stato revocato per difendere chi l’aveva comminata. Ancora oggi chi aveva denunciato è oggetto di discriminazioni. Chi racconta è colui che presentò la notizia di reato. Pascale non denunciò per le motivazioni attribuitegli… Fece un atto di coraggio per difendere una persona onesta.

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