Convivenza e globalizzazione

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Ci troviamo a vivere in una realtà sempre meno fordista e sempre più toyotista

di Martina Cecco

“Chi è favorevole alle convivenze ed è contro misure poliziesche viene spesso tacciato di buonismo, che vuol dire dabbenaggine” introduce don Vittorio Cristelli per entrare nel vivo del tema della multietnicità del paese “e la convivenza pacifica è il dialogo che arriva fino al mutuo aiuto.”

La serata presentata dal Circolo ACLI San Giuseppe sul tema “Convivenza: solo una questione di buonismo?” da subito si è presentata con il grosso obiettivo di fare chiarezza sulle dinamiche sociali ed economiche che hanno portato alla situazione attuale, perché quando si parla di economia non se ne fa un discorso legato al freddo “rendimento economico”.

“Il fenomeno delle migrazioni è dovuto al fatto che l’Africa, da 20 anni a questa parte, è stata del tutto dimenticata – incalza Cristelli – e nessuno riuscirà a fermare questo fenomeno. Del resto anche gli economisti come il neo-liberista G. Tremonti stanno pensando che in qualche modo bisogna cambiare il sistema economico attuale.” Lo stesso quadro è quello descritto dal fenomeno della migrazione dall’Est Europa, che ha avuto una dinamica dovuta alle necessità prima di tutto delle persone: si tratta qui della dignità delle persone. “La globalizzazione di per sè non è cattiva né buona, solo che è stata realizzata solo nell’economia. Non esiste globalizzazione in politica, purtroppo, ed è questo il problema, non nella cultura, non nella religione. Il rischio, allora, è che si economicizzi tutto.”

Una serie di esempi servono per far capire che la globalizzazione è un fatto contingente, una realtà che abbiamo anche nelle nostre case: le automobili, gli elettrodomestici, tutto è globale; i nostri oggetti sono frutto di una co-produzione realizzata in diversi paesi del mondo, un assemblaggio, che dal metodo di produzione “fordista” che vede una serie di realizzazioni a catena (per semplificare) arrivare all’oggetto, si è diventati “toyotisti” e cioé costruttori di pezzi che, forse, verranno solo assemblati in tante, in poche, o in una sede.

Anche il mondo del lavoro è cambiato, la ricchezza che è prodotta, in rapporto alla ricchezza dichiarata, è in un rapporto di uno a sette, e anche l’Italia, dopo l’America e il resto d’Europa, si trova a fare i conti con la crisi economica e con la recessione tecnica, in una situazione che non si ripeteva da 16 anni a questa parte. Una produttività in flessione che mette in crisi il sistema. Basti pensare che nella giornata di oggi il mercato dell’auto ha visto il superamento dei guadagni di chi vende usato rispetto a chi vende il nuovo.

In questa ottica di revisione del sistema internazionale si terrà il G20 a Washington, dove le economie tradizionali e quelle alternative sono sedute allo stesso tavolo di lavoro, per discutere di debito, ricchezza e di produttività. E di fronte alla omogeneizzazione economica c’è chi sceglie di riaffermare l’individualità e chi invece decide di fare il primo passo per cambiare il sistema economico, che come il nuovo leader americano Obama ha dichiarato, va rivisto.

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