Rapelay: giochi digitali di sesso e violenza

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di MARTINA CECCO

Una famiglia composta da una madre e due figlie, una delle due è minorenne e un maniaco sessuale che le prende di mira e che decide di sfogare i propri istinti sulle tre donne ne sono i protagonisti. Questo è già un gioco che fa allarme. Attaccato dal Ministro Giorgia Meloni, che in data odierna ne ha fatto pubblica denuncia, il gioco in questione, perché di questo si tratta, Rapelay è un giochino interattivo, mostra delle sfumature della sfera psicologica degli adolescenti e dei giovani da considerare.

Certamente non è adatto ai minorenni, Rapelay è definito come uno dei giochini da pc interattivi scaricabili più strano e perverso, definibile anche come violento, il gioco permette al giocatore di importunare le tre donne. Il lay out e la grafica sono quelli tipici dei cartoni animati di animazione classici, di stile giapponese, eppure il gioco piace, piace moltissimo a vedere dalla quantità di scaricamenti e di siti che lo promuovono come buon rifacimento di un precedente giochino del tutto simile.

Cassificatosi piuttosto in alto secondo le classifiche dei giochini da PC, ottiene mediamente il massimo dei voti per qualità grafica, poco interattivo, o meglio troppo essenziale a detta degli esperti di giochi on line, il prodotto digitale non permette di sperimentare nessuna storia, ben poco di nuovo e di creativo: il gioco si svolge in pochi ed essenziali ambienti, eppure questa ripetitività in qualche modo piace agli utenti.

La scena del gioco si apre nella stazione della metropolitana, in cui è possibile spogliare e giocare molestando le ragazze, scegliendo di volta in volta che abito togliere e che dispetto mettere in atto; la stanza al chiuso, dove il gioco ha la finalità di arrivare a mettere in atto il rapporto sessuale; infine il rapporto misto. Particolare da non sottovalutare: l’imbarazzo delle donnine digitali non fa trapelare paura o dolore, ma al contrario mostra piacere nell’attesa e l’unico vero lato maniacale e pericoloso di tutto il gioco, a mio parere è proprio questo.

Il giochino è attualmente al centro dell’attenzione per la diversità senza dubbio della proposta di gioco, rispetto a quello che in Italia siamo soliti definire gioco da PC, ma è davvero poi così pericoloso un giochino che attrae la mente feticista dell’amante dello stile Jap? Ci sono davvero così tante differenze tra le fantasie erotiche di Skorpio, Valentina, i Manga e lo storico Manara e i fumetti erotici dei Manga di oggi, di cui questo gioco è un prodotto pop?

Limitare il giudizio alla apparenza espressa dalla paura è fortemente censurante e inconcludente, quantomeno prima di avere valutato alcuni di quelli che possono essere gli effetti positivi del gioco. Se da una parte il giochino stimola a conoscere emozioni adolescenziali, dall’altra fa emergere un lato nascosto della personalità del ragazzo, che non si crea e non si distrugge, ma solo si rivela attraverso la simulazione delle azioni di un maniaco sessuale. Eventualmente preventivo o terapeutico, il giochino non è poi del tutto immorale, o meglio immorale non lo diventa se il protagonista non ha una idea personale di moralità che lo fa sperimentare l’immoralità.

Rapelay descrive e disegna quel mondo di bambine del web, le finte modelle, la realtà immaginata, perfetta si direbbe, che esiste nelle menti di chi in internet si è costruito una seconda esistenza, tuttavia una realtà che non può passare inosservata.

Punire? Legittimare? Approvare? Troppo semplice: di certo per una donna che prende la metropolitana da sola, per andare a scuola o per recarsi al lavoro, il giocare a Rapelay insegna molto, è specialmente educativo, spiega che dalla molestia del maniaco si arriva alla violenza; dice che il maniaco non sempre emerge con azioni improvvise e spropositate, ma comincia lentamente ma poi diventa pericoloso, dice che certe situazioni sono il preludio di altre situazioni, scusate se è poco.

Di Martina Cecco

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