STRABORGHESE, Sergio Ricossa secondo Nicola Porro, Mario Giordano e Alberto Mingardi in Lodi Liberale

Il vero strumento di cambiamento è la cultura

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I Classici del Pensiero Liberale: nel 119esimo evento di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Sergio RicossaSTRABORGHESE“, pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni, insieme a Nicola Porro (Giornalista), Mario Giordano (Giornalista) e Alberto Mingardi (Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni).

“Sergio Ricossa è stato un economista e accademico italiano, conosciuto soprattutto per la sua attività di divulgazione delle idee liberali e liberiste, è scomparso a 89 anni, 5 anni fa: se ne è parlato in quanto è stato anche un saggista che con parole chiare e semplici esprimeva concetti complessi, dimostrando a fatti e a parole cosa significa essere liberali; spesso con invettiva e con polemica, è un liberale che ha insegnato tanto in Italia, ma che non viene mai ricordato. Il libro di stasera rientra nella produzione di Ricossa, scrittore che ha una parabola eccezionale; libro di una straordinaria attualità, anche se il termine “borghese” in sé è desueto.” La prosa di Ricossa è straordinaria, ha detto Lorenzo Maggi, presidente di Lodi Liberale.

“Il borghese è essenzialmente chi vuole farsi da sé. I tratti principali per riconoscerlo sono l’individualismo, lo spirito di indipendenza, l’anticonformismo, l’orgoglio e l’ambizione, la volontà di emergere, la tenacia, la voglia di competere, il senso critico, il gusto della vita. Sconfina nell’eccentrico, nell’avventuriero, o egualmente bene nel martire, eccezionalmente.”

Un altro testo straordinario da tener presente nella produzione di Ricossa è “I pericoli della solidarietà” e poi “Elogio della Cattiveria”.

IL PERCORSO DI CRESCITA E MATURAZIONE DEL PENSIERO DI RICOSSA

“Sergio Ricossa ha avuto un percorso eccentrico, fin dal principio, infatti per storia famigliare e per percorso anche scolastico era tutto, ma non una persona che avrebbe potuto spontaneamente rappresentare una voce dell’opinione pubblica del Borghese medio italiano, infatti la sua posizione di partenza era quella di una famiglia di persone operaie, povere, che se la passava veramente male!”

“Uno scrittore straordinario, un economista, ma il fatto che egli riusciva a vedere in controluce i temi politici e culturali degli economisti contemporanei, dietro e in filigrana rispetto alle teorie economiche, metteva in luce la sua lucidità e perspicacia.” Alcune sue opere hanno avuto traduzioni in tutto il mondo, anche in Giappone. Alberto Mingardi è il Direttore dell’Istituto Bruno Leoni e presenta così l’autore. Sergio Ricossa è vissuto in un contemporaneo prevalentemente di sinistra.

Nella cattiva fortuna, il borghese morirebbe di fame pur di non chiedere l’elemosina. Perciò il mendicante non lo impietosisce oltre misura. È disposto a imputare a sé stesso il proprio eventuale fallimento, senza cercare scuse. Perciò il fallimento altrui non lo disturba più di tanto. La morale borghese si fonda sulla responsabilità individuale, sulla colpa individuale e sulla punizione individuale. Egli passa talvolta per uomo senza cuore, egoista, spietato, ma non chiede agli altri più di quanto chieda a sé stesso. Ama competere lealmente, e che vinca il migliore. Ma se vi sono vincitori, è fatale che vi siano perdenti. Ama il rischio calcolato, e più raramente quello spericolato. Sente poco l’invidia perché riconosce a tutti il suo stesso obiettivo di eccellere. Ma disprezza chi è avanti senza merito, per privilegio, o chi dà via l’indipendenza per avere protezione. Volendo essere rispettato, rispetta gli altri, non vuole dare senza ricevere. Egli scambia. Il suo diritto è il contratto privato, la sua economia è il mercato!” Scrive Sergio Ricossa.

OGGI RICOSSA AVREBBE UNA INFINITA’ DI COSE CONTRO CUI ANDARE

“Oggi come oggi ci sono pochissime persone che hanno una vera e propria formazione liberale. Questo resta comunque il libro fondamentale da leggere per la formazione del pensiero liberale, grazie al suo approccio nei confronti della vita, che consente di mediare tra il desiderio di individualismo del liberale, che si sente molto male quando è ammassato, in equilibrio con il senso interiore dell’essere liberale. In Straborghese si trovano le indicazioni per capire la differenza tra la cultura di sinistra e quella liberale. La critica nei confronti del pensiero collettivista di sinistra astratto punta sull’appartenenza.” Ha detto Nicola Porro.

“Laddove il 99% delle persone avrebbe un comportamento di fronte alle necessità della vita, nell’ottica di una semplice fruizione, il borghese liberale NO: l’approccio giusto invece sarebbe di farne un investimento. Quindi il borghese liberale si distingue dalla capacità di affrontare con la trattativa le difficoltà materiali della vita e anche quelle ideologiche. Il suo approccio è sincero ed originale, senza l’idea di dover compiacere qualcuno.” Secondo Porro.

Secondo Nicola Porro oggi come oggi non esistono dei veri liberali che affrontino le situazioni politiche critiche dei nostri giorni. Il libro in questione oggi è estremamente penalizzato a causa del titolo, che sembra controcorrente, o per posa, in realtà esso era attuale all’epoca ma risulta assolutamente superato oggi, mentre – il contenuto – desueto non è.

Se, secondo Maggi, l’attualità di Ricossa è percepibile e palpabile, come secondo Porro, sarebbe nel cambiamento che si vede il DNA di un vero liberale borghese. Un piacere per l’anima” lo ha definito Maggi.

IN PASSATO NON C’ERANO LIBERALI

“A metà degli anni ’80 io studiavo a Torino, ero uno studente, ora laureato in Economia politica, mi trovavo in coorte con l’ondata dei professori che si erano laureati negli anni ’70, per cui l’impressione era di una Università militarizzata politicamente. In questi spazi ridotti, salette, scantinati, lasciati a chi organizzava questi incontri (dove ho conosciuto Ricossa) si viveva un senso di libertà. Vivevo in quelle conferenze una lunga serie di esperienze e di persone che erano completamente nuove rispetto alle mie. Di Ricossa io sottolineo la chiarezza e la brevità! Con lui lavoravo molto, ma con meno fatica.” Ha raccontato Mario Giordano, rievocando i suoi ricordi da studente e delle conferenze a cui ha preso parte da giovane.

ORA DICHIARARSI LIBERALI E’ DIVENTATA UNA MODA

“Un libro che è di un’attualità sconvolgente ed impressionante; il titolo invecchia il libro oltremodo, ma il contenuto è straordinariamente attuale. I contenuti del libro ci restituiscono degli spunti, di cui il primo è quello dell’andare controcorrente, dicendo NO al conformismo, un fatto che forse oggi non sarebbe facile da dire, essere un LIBERALE. Oggi la parola liberale è di moda e per questo ha perso il suo peso.” Ha detto Mario Giordano.

LO STRABORGHESE NON METTE NEANCHE LO SPILLINO DEL ROTARY

In questo momento il dogma sembra essere la prevalente posizione del pensiero liberale, ma siccome oggi essere liberale è il trend del conformismo, è impossibile riconoscersi in esso e dichiararsi tali, specialmente per chi lo è, dice Giordano. Liberale ai nostri giorni suona più come relativista, meglio evitare.

ESSERE CONTRO

“Il borghese liberale si distingue per la propria responsabilità individuale che si assume nell’azione” dice Giordano. “Qui c’è molto del sabaudo, che riguarda la gerarchia e la responsabilità sulla personale e propria azione che si fa: oggi come oggi abbiamo bisogno di senso di responsabilità individuale. Liberale è un pensiero forte, non è la mozzarella, ma la bistecca bovina delle terre piemontesi: il bisogno di non essere mollicci, con un pensiero forte e distaccato dalla politica.” Ha detto Giordano

LA SOCIETA’ E’ UN’ESPERIENZA E LA POLITICA, UN’OPERA DI RATTOPPO

Chi vuoi, i migliori o i peggiori, l’ignoranza o i sapienti? Sarebbero domande errate secondo Ricossa, che vanno eradicate, in modo che le persone incompetenti – che arrivano comunque al potere in qualsivoglia modo – siano delocalizzate e delimitate, in modo che siano use a fare il meno danno possibile alla società.

IL BORGHESE RIFIUTA IL TERRORISMO MATEMATICO E LE MODE

“Consiste nello spaventare l’avversario, sperando che nessuno si prenda la cura di penetrare con pazienza e con competenza. Sono spauracchi matematici che puntano sul poco tempo, la poca pazienza e la poca competenza di chi legge le notizie sulla stampa.” Vale anche per oggi, dice Giordano.

“Anche la moda e diffusione del digitale fan molto venire la voglia di ribellarsi alla dittatura delle grandi organizzazioni che hanno in mano tutti i nostri dati e che vogliono gestire ogni cosa. L’uomo non si fida completamente nemmeno delle tecnologie, le usa, aderisce, ma resta distante dalla massificazione, dai nuovi media, e – secondo Giordano – bisogna essere diffidenti rispetto al mainstream, anche digitale.”

IL VERO STRUMENTO DI CAMBIAMENTO E’ LA CULTURA

“Nel mio quotidiano trovo sempre di più la tendenza alla rassegnazione, mentre lo Straborghese in me trova l’amore per la vita, il non rinunciare mai all’impegno per continuare a battersi. Che coinvolge la cultura. Intesa come contributo di ciascuno di noi al cambiamento.” Ha detto.

LA CENSURA SU INTERNET E’ ILLIBERALE E GRAVISSIMA

“Grazie ai nuovi media possiamo organizzare eventi come questi di Lodi Liberale. Oppure – dice Porro – anche la sua Zuppa di Porro quotidiana. Ma va detto che, tali organizzazioni private, grazie alle economie delle piattaforme, hanno una capacità inimmaginabile di intrusione nelle nostre vite, in quello che possiamo dire e quello che non possiamo dire. La vera grande sfida liberale viene dunque posta anche dai SOCIAL.”

I social non sono strumenti di valore, ma di gradimento che identificano delle masse di numeri a cui destinare messaggi massivi di pubblicità, dando un’architettura differente all’umanità, che insegna a usare le nostre informazioni attraverso i dati.

“I rischi sono tanti, tra questi non solo la forma ma anche la struttura della discussione. Siamo abituati a vivere nelle nostre bolle. Che il giornale scritto ormai non sia uno strumento attuale, che esso sia Repubblica o Il Giornale. Ma obbliga a confrontarsi con cose che sono fuori dalla comfort zone. Il problema, al di là dello strumento, è il conformismo, che trattava anche Ricossa, riguardante gli IMPRESENTABILI, ovvero i punti di vista inascoltabili. Alle prese con un pensiero benpensante, in cambio di vantaggi. Ma l’esercizio liberale è quello di stare a discutere anche di opinioni che danno fastidio, si tratta di un esercizio fondamentale nelle società libere, perché se una persona non impara quella cosa lì, non impara a starci e questa cosa è particolarmente preoccupante nei più giovani, per cui passa il pensiero che i giovani non debbano essere esposti alla pluralità del pensiero, andare in una Università dove tutti la pensano diversamente da te è utile anche come crescita umana. Invece noi attualmente pensiamo tendenzialmente a proteggere i giovani, inculcare le idee giuste e quindi esponendoli a non essere capaci di evitare di cadere nelle ideologie peggiori, in quanto attratti” ha detto Alberto Mingardi.

“Stiamo attenti perché la comodità ha un prezzo che noi paghiamo, nei mass media, che sono i nostri dati e la nostra dipendenza, e questo deve essere chiaro, si pensi alla lista dei giornalisti ritenuti omofobi in passato, che era circolata elencando professionisti e di fatto bannandoli” racconta Giordano.

La questione di Giordano è gravissima, la questione di Trump è gravissima. Dovremmo impegnarci su questo passo culturale – ha detto Porro – tenendo presente il diritto alla libertà, alla privacy, in una struttura sociale che ci chiede dei consensi senza essere però strutturata in modo liberale. Quindi un Boeri che non si presenta a Lodi, potrebbe un giorno essere una piattaforma che vieta a qualcuno in modo retroattivo di usare una piattaforma senza un’ALTERNATIVA che deve esserci, per un liberale.”

Senza passare PRIMA attraverso un Tribunale.

A cura di Martina Cecco

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