I FANATISMI: IL RANTOLO DI UN SISTEMA MORENTE

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Hoffer diceva che i fanatismi a volte aprono la strada ed evoluzioni improbabili in cui società vecchie e paludate riescono improvvisamente a rimuovere gli ostacoli al cambiamento ed evolversi. Di norma con milioni di morti.
L’esempio più evidente è la Cina, che dopo secoli di sonno e il barbaro massacro di decine di milioni di persone da parte di Mao, è diventato un paese capace di crescita economica, che ha portato fuori dalla povertà centinaia di milioni di persone che solo pochi decenni fa sarebbero morte di fame, o sarebbero state uccise dallo stesso regime che ora punta tutto sul benessere come fonte di legittimità politica.
Ad applicare l’intuizione di Hoffer all’attuale mondo arabo, parrebbe che dopo secoli di miseria, stagnazione e barbarie magari un giorno a furia di distruggere l’esistente (la tattica usata dal fanatismo per rimuovere gli ostacoli) si distruggeranno non solo persone o statue millenarie, ma anche ostacoli alla modernità.
Altri autori, come Dalrymple, sostengono invece che la violenza fanatica è solo l’ultima disperata risposta di un mondo incapace di modernizzarsi di fronte alla sfida della modernità: prima o poi, le pressioni storiche dovranno per forza o cambiare profondamente la cultura araba, o cacciare gli arabi nel dimenticatoio.
Pensavo che queste teorie fossero in qualche modo in contrasto, ma in sostanza dicono la stessa cosa: che il fanatismo, rendendo tutto possibile distruggendo tutto e abolendo ogni regola, alla fine consente di ottenere qualunque risultato. E di certo Mao non voleva rendere la Cina un paese autoritario-capitalistico, quindi la finalità attuale dei fondamentalisti islamici non impedisce che tra qualche decennio, dopo aver distrutto famiglie, tribù, etnie, monumenti, religioni, stati, ministeri, eserciti, città, consentirà all’Islam di diventare moderno.
La differenza è questa: il fanatismo è l’ultimo rantolo di un sistema morente, o il primo orribile vagito di un nuovo sistema? Verosimilmente, aiuta la transizione, distruggendo tutto ciò che si trova davanti, incluso, per errore, ciò che effettivamente andrebbe distrutto.
Non una grande consolazione per chi vive oggi, decisamente.

di Pietro Monsurrò

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