Fare il Futuro di Fini, e quello della Repubblica?

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di LUCANDREA MASSARO

Si sa che il Presidente del consiglio ha l’invidia dello scudo costituzionale che il Presidente della Repubblica Napolitano nel 2013. E’ anche possibile che se Fini non avesse “alzato la testa”, alla scadenza naturale della legislatura, se la sarebbe potuta vedere lui con Tremonti per la leadership nel centrodestra, mandando in pensione il Cavaliere sul Colle per un settennato e poi per il suo posto nel Senato. Ma questa ormai è storia antica. Ad oggi la possibilità che Fini e i suoi restino nella coalizione di centrodestra, cioè con Bossi e Berlusconi, sono assai basse. E’ quasi certo che ci si ritrovi nel 2011 allo schema tripolare: Pdl e Lega, Fli e Udc e infine Pd, Idv e Sel.

Senza un cambio di legge elettorale la possibilità che vinca di nuovo Berlusconi sono comunque alte, addirittura certe se Fini restasse con lui, a meno di improbabili alleanze organiche tra Udc e il Nuovo Ulivo di Bersani o di scivoloni nei prossimi mesi. Ma cosa potrà succedere? E quali rapporti avranno tra loro Fini e Casini, accomunati solo dagli screzi con il Cavaliere? Un problema di “primedonne”: chi comanderà? Chi si candiderà a cosa?

Se volessimo pensare solo al bene del paese, una possibile soluzione potrebbe essere quella di mandare il leader di Futuro e Libertà al Colle. Il primo valido motivo sarebbe quello di evitare che ci vada Berlusconi – e per molti sarebbe un motivo più che sufficiente – il secondo motivo sarebbe quello di sanare la ferita della prima repubblica: dopo un post-comunista (Napolitano), un post-fascista (Fini). Questo permetterebbe di completare il processo di legittimazione della destra italiana da un lato, sancendo contemporaneamente che la metamorfosi, per così dire, operata da Fini è anche la “destra europea” di cui l’Italia ha bisogno. Uno schieramento Fli-Udc-Mpa-Api, sarebbe un’area culturale conservatrice assolutamente compatibile con un grande paese europeo e di profonda tradizione repubblicana. Gli ex-Dc si sa, conoscono coltello e forchetta. Certo ad ora il conforto delle proiezioni non li accrediterebbe oltre il 12-13%, un po’ poco per governare e quindi per essere una seria opposizione al centrosinistra (sia pure quello semicomatoso attuale che comunque viaggia attorno al 34%).

Il nodo è la sparizione di Berlusconi e dei suoi sodali, ma soprattutto di una cultura di governo “sfascista” delle istituzioni e delle garanzie di autonomia del Parlamento e di abusi come i condoni fiscali di Tremonti. Ma basterebbe il “Comitato di Liberazione Nazionale” per fare questo? Basta cancellare il Cav, per tornare alla “normalità”? Probabilmente no. Probabilmente il Pdl “normalizzato” avrà una capacità di attrazione autonoma, molti colonnelli e caporali ormai sono dei mini cloni di Berlusconi, capaci di attrarre e di galvanizzare i propri, incuranti dei mille conflitti d’interesse locali. Certo B. ha una capacità unica di catalizzare “tutti”, ma si sa, quello è il carisma del fuoriclasse. Questa capacità rende il Pdl in grado di fare ancora il 25-30% da solo, l’accoppiata con la Lega (ad uno stabile 12%) li rende temibili come avversari. Con o senza Berlusconi.

La via maestra non può che essere quella della rivalutazione della cultura politica repubblicana, premiare Fini per indicare una direzione alla destra italiana, dare al Presidente della Camera un passaggio verso il Quirinale, per garantire quel Governo di unità nazional-costituzionale. Ma a che prezzo? La fine del bipolarismo? Il ritorno ai governicchi di origine parlamentare? Una nuova esplosione della spesa pubblica? C’è chi dice che la soluzione migliore per l’Italia sia partiti forti e istituzioni deboli. Ma non è forse la condizione dell’Italia attuale? Non è questo il lascito più forte del berlusconismo, lo svuotamento dei poteri dello Stato e delle sue prassi? Non è l’aver trasformato le istituzioni in barzelletta? I continui strappi con la magistratura, Corte costituzionale, il Presidente della repubblica, il Parlamento non sono il sintomo di un “partito forte” e istituzioni deboli? Il fatto che Berlusconi sia un “uomo-partito”, accentratore e dispotico, non fa di lui solo un unicum, ma un precursore.

Perché anche il Pd, il centrosinistra, domani non potrebbe fare lo stesso? Certo in maniera diversa, più educata, formalmente rispettosa, ma cosa cambia, se non cambia la sostanza? Istituzioni forti e bilanciate sono la salvezza e la garanzia per tutti: minoranze e maggioranze, singoli e gruppi. Che siano strutturali o temporanee.

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