La religione dell’antitrust: una serata di Lodi Liberale tra provocazioni e libertà economica

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La 366ª serata di Lodi Liberale si apre con un richiamo alla missione che dal 2013 guida l’associazione: diffondere il pensiero liberale in un contesto pubblico, politico e accademico che spesso lo fraintende o lo marginalizza. Fin dalla nascita, “tenuta a battesimo” da Alberto Mingardi e Piero Ostellino, Lodi Liberale alterna incontri online e in presenza dedicati ai classici del liberalismo e a testi contemporanei, convinta che le libertà di cui godiamo – politiche, religiose, sessuali, di ricerca – siano frutto di elaborazioni teoriche e scelte politiche che non possono essere date per scontate.

La serata è dedicata al libro La religione dell’antitrust di Edwin Rockefeller, pubblicato dal Cato Institute e dall’Istituto Bruno Leoni, con prefazione dell’economista austriaco Enrico Colombatto. Il testo, definito “provocatorio”, smonta la retorica dell’antitrust sostenendo che sia diventato una sorta di religione con i suoi riti, pratiche e dogmi. Rockefeller mette in discussione concetti cardine come mercato rilevante, monopolio e pratiche anticoncorrenziali, giudicandoli non oggettivi e non oggettivabili. Questa vaghezza, secondo l’autore, attribuisce alle autorità antitrust un eccesso di discrezionalità che può sfociare nell’arbitrio.

Il panel della serata è di altissimo livello: Alessandro De Nicola, avvocato e presidente dell’Adam Smith Society; Giovanni Pitruzzella, giudice della Corte Costituzionale ed ex presidente dell’Autorità Antitrust; Fabio Cintioli, professore di diritto amministrativo; Guido Stazi, segretario generale dell’Autorità Garante della Concorrenza. La presenza di due figure che hanno ricoperto ruoli centrali nell’antitrust italiano rende il confronto particolarmente significativo, dato che il libro mette in discussione l’esistenza stessa dell’istituzione.

Pitruzzella apre il dibattito ricordando che l’antitrust nasce negli Stati Uniti per ragioni politiche: lo Sherman Act fu pensato per limitare la concentrazione di potere economico che poteva minacciare la libertà politica. Il tema centrale, in ottica liberale, è la limitazione del potere, pubblico o privato che sia. Nel tempo, però, l’espansione dell’antitrust ha generato concetti ambigui e interventi potenzialmente repressivi della libertà d’impresa.

Rockefeller, prosegue Pitruzzella, critica l’idea che l’antitrust si basi su modelli astratti di concorrenza perfetta, ignorando la realtà dinamica fatta di innovazione, rischio e imprenditorialità. Gli eccessi dell’antitrust sono pericolosi, soprattutto quando ostacolano l’innovazione o non riconoscono che molti monopoli – come i diritti di proprietà intellettuale – sono strumenti necessari alla crescita.

La serata si conferma così un confronto vivace e intellettualmente onesto su uno dei temi più controversi del liberalismo contemporaneo. L’antitrust tra innovazione, potere e libertà: equilibrio necessario per evitare arbitri tecnocratici e proteggere mercato, democrazia e diritti fondamentali.

L’intervento approfondisce i limiti dell’antitrust contemporaneo, evidenziando come l’enforcement tenda spesso alla punibilità e alla sanzione, perché “il modello enforcement si realizza solo se raggiunge l’obiettivo”, cioè se punisce. Questa impostazione, secondo l’autore, trascura l’evoluzione delle imprese: oggi molte aziende hanno programmi di compliance solidi e rispettano le regole, rendendo meno frequenti le violazioni tradizionali su cartelli e abusi. Per questo l’antitrust dovrebbe evitare di ampliare ulteriormente la sfera della punibilità e valorizzare maggiormente il ruolo dell’impresa, soprattutto in un contesto economico complesso.

Il relatore propone un antitrust capace di dialogare con la politica, definendo linee guida chiare su innovazione e tutela dell’impresa, invece di irrigidirsi in automatismi sanzionatori. Rockefeller, pur esagerando, aiuta a cogliere criticità reali: l’eccesso di ideologia, il “mercatismo” che trasforma la concorrenza in un principio assoluto e tecnocratico, scollegato dagli altri interessi pubblici. Esempi come l’uso della concorrenza nelle gare pubbliche o la legge annuale sulla concorrenza mostrano come l’antitrust possa diventare una lente unica e distorsiva.

La conclusione è un invito all’equilibrio: mantenere l’antitrust come istituzione fondamentale, ma liberarlo dagli automatismi ideologici, rendendolo più pragmatico, proporzionato e attento ai diversi contesti di mercato.

“Io ringrazio per le due incursioni apprezzatissime di Stefano Magni e di Angelo Maria Petroni. In contumacia ringrazio il professor Pittuzzella e i tre relatori rimasti cioè Fabio Cintioli, Alessandro De Nicola e Guido Stazzi per la stimolantissima serata. Grazie e buonanotte. E viva il Venezuela libero.” Ha chiuso Maggi.

Martina Cecco

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