Pensare il Buongoverno, una serata per parlare di educazione politica

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Nella serata di oggi è stato presentato il libro “Pensare il Buongoverno” una pubblicazione della Libreria Editrice Vaticana, in un webinar a libera partecipazione con ospiti oramai abituali presso Lodi Liberale: 📚 Flavio Felice – Professore di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi del Molise; 📚 Rocco Buttiglione – Professore di Filosofia, Istituto di Filosofia Edith Stein di Granada; 📚 Luigi Mastrangelo – Professore di Storia del pensiero politico, Università degli Studi di Teramo. Coordinati dal Presidente dell’Associazione Lorenzo Maggi.

La libertà non è attualmente al centro del dibattito accademico e del dibattito pubblico, Lodi Liberale si prende cura di trattare dal punto di vista culturale quanto più è possibile per diffondere le idee liberali, evitando le semplificazioni e le banalizzazioni.

“Questo libro – ha detto il presidente Maggi – racchiude dei saggi che ci consentono di racchiudere dei temi classici. Si tratta di parlare della sussidiarietà orizzontale e verticale, parla della cesura del Cristianesimo, come cesura religiosa, politica e politologica e cerca di introdurre le riflessioni, sulla pace e sulla guerra, parlando anche delle riflessioni sulla situazione attuale in Europa e una riflessione sull’uso della forza come mezzo per risolvere i problemi internazionali, il popolarismo, il populismo, e una serie di riflessioni non scontate anche se non prevalenti.”

Questa raccolta di saggi è sistematica e ha unità di intenti, è un ottimo approfondimento per chi volesse affrontare la questione politica e la natura e origine della nostra civiltà occidentale. Questa puntata è stata scelta apposta prima del Natale.

Il professor Flavio Felice ha introdotto la serata parlando di questo testo come un testo che è stato fortemente voluto dalla casa editrice, che più volte aveva chiesto di realizzare un’opera di questo tipo.

“Questo libro presenta il liberalismo come un’istanza, una possibilità per la realizzazione di un governo, ma intende anche affrontare il liberalismo passando attraverso il cattolicesimo, il popolarismo è una via possibile al liberalismo, perché non ci sono vie uniche, ma vie possibili al liberalismo che è la declinazione della libertà.”

Quando pensiamo alla rielaborazione teorica di Luigi Sturzo non possiamo non pensare che questa è una via che predispone a un certo tipo di liberalismo, che diventa quindi la seconda istanza di questo libro.

La terza istanza tiene in conto la Dottrina sociale della Chiesa, per chiarire una serie di concetti, come prospettiva antropologica, come idea di persona, che orienta anche la formazione delle istituzioni. L’idea è che possa essere una via alla democrazia liberale.

In questa che è la cornice, abbiamo inserito la nozione del Buongoverno, valutandone il limite del potere. Al netto del motivo allegorico del Lorenzetti, che troviamo a Siena, abbiamo una lettura degli effetti positivi e degli effetti negativi di un governo, quando funzioni o quando non funzioni. Nonostante questo libro non sia molto originale, serve comunque per una riflessione importante, che da Platone in poi cerca di dare una risposta a chi sia meglio che governi, come e perché. Il fascino del ciclo pittorico del Buongoverno non risponde con la forma di Governo migliore, ma parla dell’organizzazione del potere, che è libero affinché tuttavia non faccia troppi danni.

“Platone all’epoca rispose che dovrebbero essere i sapienti, i filosofi a governare, fino a che via via si cambiano sempre le risposte, fino a che nel ‘900 si parla di classi politiche, di partito e di persone. Insomma, milioni di individui sacrificati sul parterre della politica. A questo punto è Karl Popper che pensa di cambiare la logica della domanda, trasformandola da chi a come si deve organizzare un governo perché non possa fare troppi danni. Governo diventa un metodo per diversi ambiti che, messi a sistema, possono concorrere con gli altri, realizzando in complesso il Buongoverno.”

Il professor Felice ha concluso la riflessione spiegando il concetto di plurarchia, un concetto che Sturzo utilizzò per definire la polisemia e il policentrismo delle forme sociali, poste reciprocamente in relazione. Concorrendo al bene comune. La democrazia liberale sarebbe una poliarchia.

Il professor Luigi Mastrangelo è intervenuto per fare una disamina sul concetto del Buongoverno alla lice della tradizione filosofica politica italiana, cercando di dare un quadro che potesse spiegare l’evoluzione dei temi.

“Papa Benedetto XVI ha argomentato sulla politica, cercando un contatto con il concetto del prendersi cura dell’uomo, anche Papa Francesco aveva scritto moltissimo sulla buona politica, intesa come servizio amministrativo, non dissimile dal servizio alla comunità offerto dai ministri del culto.”

“In una società come la nostra ha un ruolo importante la vulnerabilità, che viene spesso vista come disvalore, mentre uno Stato dovrebbe rispettare la vulnerabilità della persona come punto principale del prendersi cura.”

“Questo libro è molto attuale, ci porta a pensare al ‘900, alla difficoltà di riconquistare la libertà, le sue regole e il modo per limitare lo strapotere del Leviatano.”

Il professor Rocco Buttiglione è intervenuto, oltre che per complimentarsi con l’autore, per parlare del caso Italia, dove ci è una controrivoluzione liberale, senza che mai ci sia stata un irruzione liberale.

La riflessione del professor Buttiglione parte dall’opera d’arte in questione, la metafora del Buongoverno, che viene realizzata in anni in cui in Italia ci fu una forte migrazione: le persone lasciavano i loro feudi, che erano caratterizzati dal potere conferito ai feudatari dal re, dove chi comandava per delega della forza faceva coltivare le terre ai sudditi. I sudditi, in questo periodo, fuggono dai feudi e vanno in città, nei monasteri, fondano nuove città. C’è l’idea che la proprietà sia una questione che si ottiene in forza del lavoro eseguito: nello stato feudale tutto funziona sotto un’economia di comando, mentre tra le persone che non sono subordinate reciprocamente, serve organizzare un governo che sarebbe una sorta di cooperazione armoniosa.

“In questi anni si riscopre il Diritto romano, il Contratto che viene stipulato tra le persone a partire dall’antica Roma: un atto di volontà dove due persone libere si incontrano perché vogliono la stessa cosa.”

Con la nascita dei mercati iniziano a svilupparsi intorno ad essi una serie di città, talune lo riportano anche nel nome: il mercato porta attenzione, in questo contesto assume rilevanza il voto, la delega, gli atti di volontà che gestiscono la comunità.

“La chiesa era importante nei nuovi Comuni, serviva, perché la logica del mercato è spietata e si deve pagare per essere liberi: in questo contesto il principio di prestazione e di responsabilità è molto forte.” Buttiglione ha parlato di come siano importanti le opere della chiesa, che organizza le iniziative di solidarietà per recuperare chi ha sbagliato.

“Machiavelli diceva che una persona lavora più volentieri se pensa che potrà trarre del frutto dal proprio lavoro, concetto ripreso da De Gasperi.”

“La solidarietà può essere organizzata fuori dallo Stato affidandola alla società civile, fuori dallo Stato? Con tutta una serie di efficienze legate alla libera concorrenza? Il cittadino deve poter scegliere il servizio sociale, pagarlo lui. Questo era un tema caro anche ad Antonio Martino. Molti liberali, però, non considerano questo argomento.”

“Il tema in fatto di libertà è capire chi è che fa l’arbitro, come si muove, quanto si muove: Giudici, Magistratura, Leggi, il custode del potere è chi lo arbitra. Non ultimo, poi – Buttiglione – ha toccato il problema della pace, come elemento che si conquista con l’aiuto di una sorte di fede, mentre la guerra è un fatto naturale tra gli uomini.”

La Globalizzazione, ha portato moltissimi vantaggi, ma questa non è stata governata eticamente, non è stata veicolata in modo corretto, attualmente siamo di fronte quindi a una realtà dove dobbiamo fare i conti anche con i perdenti della Globalizzazione, che non possono essere trascurati: il fine ultimo della Globalizzazione è la pace.”

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