A Lodi Liberale un libro per parlare di Antisemitismo

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Lodi Liberale ha presentato il libro: Presentazione del libro: “Maledetto Israele! La crociata contro lo Stato ebraico” Ospiti della serata: Niram Ferretti – Saggista; Fiamma Nirenstein – Giornalista; Claudio Velardi – Direttore de Il Riformista; Anselma Dell’Olio – Giornalista. L’introduzione e la coordinazione è stata fatta dal Presidente Lorenzo Maggi che ha innanzitutto comunicato che i pregiudizi contro Israele sono atavici, ma tuttavia nell’area in cui adesso ci sono i conflitti l’unico Stato che ha uno slancio democratico è proprio Israele. La 338esima puntata quindi è stata dedicata a Israele e al problema dei pregiudizi contro quello stato.

L’enormità del progetto odierno antisemita, come nel secolo scorso

Il primo relatore della serata è stato Claudio Velardi, collaboratore della campagna a difesa di Israele su “Il Riformista” protagonista di molte iniziative di successo per la difesa di Israele anche a mezzo stampa, con l’obiettivo di sottolineare le ragioni di questo stato. “Con l’avvento di questo fatto di guerra contro Hamas, dal punto di vista pratico, la cultura della morte di Hamas, che usa la popolazione per farsi scudo umano e per scatenare l’indignazione internazionale, mette a fuoco il palestinismo odierno, come ideologia costruita solo sulla negazione di Israele e all’israelicidio. Questo è il concetto centrale dell’opera.”

In seguito al classico schema del capro espiatorio è stato più semplice per l’ONU pronunciarsi contro Israele, anche alla luce di quello che sta accadendo, anche se è forse il momento di passare da una parte difensiva a una parte offensiva, nella piena vigilanza, senza mai dimenticare le risposte basiche di Israele. Siamo e dobbiamo passare all’offensiva politica, finanche nel nostro piccolo. “Il libro di Niram serve come leva per mandare avanti un’azione politica e strategica per proteggere Israele, in una battaglia da completare e da concludere.”

La narrazione che stravolge il sapere e il capire delle cose

Fiamma Nirenstein è intervenuta in seguito per parlare dell’autore del libro, conosciuto da poco tempo: per gli ebrei si sta verificando una presa di coscienza post 7 ottobre che fa capire come essere ebrei è una fortuna, una responsabilità, un segnale, che crea e ridisegna tutta la vita degli anni passati e degli anni futuri. “Questo piccolissimo paese che è Israele è sempre al centro delle discussioni nel mondo, e tiene insieme un intero universo di tensioni, di posizioni ideologiche diverse.” Israele non ha un’identità unica, ma è predisposto a integrazione, con un forte nocciolo identitario, religioso, potente, che si riflette su una cultura molto robusta, di 2700 anni di età. La Terra di Israele è la base di questo rapporto. L’oggetto del libro di Niram non è la lamentazione per l’antisemitismo, ma una denuncia culturale politica che riguarda il mondo contemporaneo.

“Dopo trent’anni che sto denunciando l’antisemitismo attuale, che ho visto arrivare, ho avuto la fortuna di rendermene conto, ero accompagnata da persone che erano in grado di spiegarmi bene le cose: l’inconcepibilità della forza dell’ideologia è quello che ci ha fatto credere che terminata la Shoah tutto sarebbe stato differente. La giornalista ha descritto le dinamiche dell’ultimo secolo, che spesso sono state trascurate: quando si parla di lotta in Israele si parla di un’ideologia antisemita piena. Hamas sta facendo una trattativa cercando di farsi diverso dai palestinesi arabi, ma alla fine le armi restano dove sono, per cui Israele non accetta questa trattativa. Hamas non può possedere potere, commercio e nemmeno armi. in gioco ci sono le sorti del mondo intero ed è importante che il Cancelliere tedesco abbia comprato il sistema di difesa di Israele, con i contatti che si sono ricreati.

Israele da trent’anni sotto il tiro militare dei paesi arabi

Israele è un paese che lascia liberi i cittadini e che si regge su un sistema giuridico, amministrativo e politico democratico, partecipativo. Chi odia queste posizioni si mescola e va dall’estrema sinistra all’antisemitismo più basico.

Anselma Dell’Olio è intervenuta per raccontare la sua esperienza da giornalista e da intellettuale di fronte al problema di comunicare su Israele, cioè si è emozionata perché in seno a Lodi Liberale non ha avuto difficoltà. “Di questo libro, che considero molto importante – fa detto – mi sono notata due punti, uno in prefazione e uno in postazione: la regressione ideologica. Attualmente la campagna di odio e di propaganda che da anni imperversa contro Israele, è la più grande di sempre. Questa propaganda è passata a tutti i livelli e in tutti i tipi di istituzione.

La libertà di manifestare con orgoglio l’ignoranza totale su Israele e liberarsi dal problema della Shoah

L’autore del libro è intervenuto per parlare del nuovo antisemitismo, che si compone di onde fecali che hanno investito gli ebrei di tutto il mondo. Di fronte a questa operazione senza precedenti contro Israele non si può che non notare l’accanimento estremo nei confronti di un popolo e di uno stato, che non c’è niente di simile. Il problema della guerra di oggi, che continua a mettere i bambini come mezzo per sensibilizzare all’antisemitismo, è che: trovandoci di fronte a una ideologia molto primitiva, quella dell’estremismo arabo, ci si deve rapportare a una cultura che era oramai archiviata, quindi gradualmente si è ricostruita una teologia regredita, un gravissimo danno alla civiltà, dove gli ebrei tornano a essere i nuovi demoni del tempo attuale.

“Questo libro vuole spiegare come mai è diventato legittimo essere antisemiti: dopo il 7 ottobre essere antisemiti è diventato oggetto di approvazione da parte della gente. Hamas è riuscito a liberare il mondo intero dal complesso di colpa di essere stati causa dello sterminio degli ebrei, cancellando la cultura.”

L’antisemitismo è tornato ad essere militante, nelle scuole, nelle accademie, nei sindacati e in tutte le istituzioni, è stato sdoganato, si è liberi di essere antisemiti e negazionisti della Shoah, non succede più nulla, tutto è stato omogeneizzato, perché lo stesso ONU è al centro del problema, visto che non è in grado di risolvere il problema dei conflitti e nemmeno quello della ulteriore delegittimazione di Israele, la risoluzione dell’ONU appena approvata, è il frutto di un enorme compromesso e come tale non ha una posizione precisa, quindi crea molta disorganizzazione e semina problematiche enormi.

David Elber è intervenuto per sottolineare che Israele non esiste dalla risoluzione del ’46, ma esiste da prima: la stessa riforma che si auspica non è molto semplice da attuare, è impossibile che l’Autorità Palestinese si riformi, ci vorranno delle generazioni, la risoluzione è carta straccia, lo stesso ONU non ha interesse nel difendere Israele, è un problema. L’ONU non ha una configurazione intellettuale, è semplicemente la somma delle volontà di tanti stati e Israele è uno solo, gli stati arabi sono tantissimi.

Iuri Maria Prado è intervenuto per commentare il dibattito con un’unica postilla, cioè per tentare di dare uno spunto su quello che è stato detto, cioè sul fatto che Israele non sa comunicare, anche se è al centro di un sistema moderno, che potrebbe contrastare la propaganda. Questo dibattito è di antica storia, non sa far valere le proprie ragioni, perché probabilmente è un problema governativo delle ultime tornate governative, perché parlando con persone comuni o con soldati della IDF, le prime settimane dopo il 7 ottobre, molti davano per scontato che fosse un argomento circoscritto, invece non aveva capito che la propaganda del genocidio che non esiste era già spalmata in tutte le nazioni.

Martina Cecco

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