aNobii, la cultura e i social network

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di NILO DI STEFANO

Personalmente ho sempre pensato che un social network dovesse avere connotati strettamente correlati alla cultura e all’informazione intesa come mezzo per esprimere la stessa. Tutto ciò che non è Facebook. Già in passato mi sono trovato a parlare di differenze fra social network di vario genere e Facebook, precursore di tutti gli altri, è ovviamente primo soprattutto per bacino d’utenza. Tuttavia non credo esprima il “meglio” del web o che abbia particolari affinità con la cultura e con la divulgazione della stessa. Certo i gruppi di protesta crescono, quelli affiliati alla politica o al mondo del sociale anche, ma le continue scelte in fatto di privacy e tutte le applicazioni contenute all’interno determinano a mio avviso solo molta confusione e poco materiale su cui lavorare davvero. Ecco quindi che il concetto stesso di social network varia al variare dei contenuti senza esprimere davvero cultura ma frammenti di varia entità che si perdono nel marasma della comunicazione collettiva spesso con tante domande ma nessuna risposta.

Tuttavia c’è da porsi una domanda e chiedersi a cosa possa servire davvero un social network. Proprio per la sua natura a 360° gradi, Facebook dimostra di essere sicuramente molto ampio nella scelta dei contenuti ma poco fruibile per chi dall’esterno cerca all’interno di esso e in tutto ciò a perdere è l’interazione lineare tra utenti.

Questo articolo nasce dalla voglia di molti, come me, di avere chiaro in testa il reale servizio web che si ha dinanzi. Ed ecco entrare in scena l’unico social-network che fa cultura, la crea e la distribuisce: aNobii.
Ormai conoscono in molti aNobii ed il mio non vuole assolutamente essere l’ennesimo articolo di presentazione di un social network che da qualche anno si è imposto in una nicchia ben precisa delle applicazioni web.

Libri, cultura e web, connubio possibile. Gruppi di lettura, di studio, mercatino degli scambi, recensioni con idee reciproche che vanno da Joyce a Pirandello. Un contenitore, quindi, che assume subito connotati ben delineati e che indica al navigatore la reale funzione del sito senza perdersi dietro commenti inutili o applicazioni di dubbio gusto o utilità, come a dire “qui si legge e ci si scambiano idee”. A dire il vero ultimamente non solo idee. Negli ultimi mesi ho scambiato oltre 40 testi con altrettanti grazie ad aNobii e al Piego Libro.

Infatti è proprio lo scambio di libri che sta prendendo quota vertiginosamente. Un mercato florido, un baratto continuo, una “ecologia sostenibile del libro”. Ciò che a te non interessa può interessare altri e a te può interessare ciò che ad altri non interessa il tutto spendendo 1,28 € grazie alle Poste e al Piego Libro.

Ultimamente un D.L. ha minato e non poco questo servizio postale, causato più dall’ignoranza di alcuni impiegati che dalla reale entità del decreto in questione. Il decreto infatti abolisce il piego libro con tariffa ridotta speciale per editori e librai e non il piego libro ordinario quello che i privati già utilizzavano ovvero 1,28 €.

La situazione per un po’ è stata in stallo, con “anobiiani” muniti di decreto e lettere di protesta (come me), pur di spedire il libro con la tariffa ordinaria. Risulta assurdo a mio avviso che le Poste non abbiano stipulato convenzioni con siti come aNobii (Bookmooch o Comprovendolibri) ed abbia addirittura tolto ad editori e librai (settore che vive già di alti e bassi), la possibilità di utilizzare le tariffe ridotte.

Basta leggere questo articolo per capire che aNobii genera davvero cultura, che ha un suo spazio ben definito, una nicchia in cui collocarsi e crescere, facendo crescere i suoi fruitori ed allargando anche i confini non solo delle vendite ma anche degli scambi generando così movimenti economici alternativi, aiutando la cultura a svilupparsi con i tempi ed aiutando un mercato perennemente in crisi come in Italia ovvero l’editoria.

Si sa di cosa si parla e di cosa si andrà a parlare all’interno di esso. Sarò pigro, troppo convenzionale, ma il social network deve avere un senso e una strada, altrimenti è solo accozzaglia telematica senza nesso e in cui perdersi. Così da abbandonare la parte social per far posto a quella autoreferenziale dell’utente, che tende così a parlarsi addosso pur di far prevalere l’ego smisurato stipato in ognuno di noi, e tutto ciò di “social” ha ovviamente ben poco.

L@Radice

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