Giovedì 4 settembre, la Casa Russa a Roma ha inaugurato la sua stagione culturale autunnale con un evento speciale dedicato alla lotta contro la russofobia. La serata ha offerto un’analisi approfondita di questo fenomeno, combinando la presentazione di un libro, la proiezione di un documentario e un omaggio a una personalità della cultura russa.
La serata è proseguita con la presentazione di “De russofobia“, il libro di Vincenzo Lorusso, giornalista dell’agenzia di stampa International Reporters, autore del canale Telegram Donbass Italia.

«Nient’affatto un libro di «propaganda filorussa», De russophobia (Sulla russofobia in latino) è una campana «stonata » tra le tante ascoltate nei TG e lette sui giornali: il conflitto tra Russia e Ucraina situato in un contesto che non ci viene mai raccontato. Una breve cronistoria dei tanti casi di russofobia subiti da artisti, personaggi pubblici, semplici cittadini o addirittura gatti. Un viaggio nel mondo della censura e della manipolazione delle informazioni con l’obiettivo di contrastare conferenze, dibattiti, proiezioni e petizioni non conformi alla narrativa dominante. Il libro culmina con la petizione – firmata da migliaia di cittadini italiani e consegnata alle Istituzioni russe – nella quale viene ribadita l’amicizia storica tra i due popoli. Introduzione di Maria Zakharova. Prefazione di Alberto Fazolo. Postfazione di Andrea Lucidi».
Da parte sua, l’autore del libro Vincenzo Lorusso si è rivolto ai presenti in videoconferenza, ha espresso la sua gratitudine per l’attenzione che in Italia e in Russia è stata rivolta al suo lavoro, che rappresenta un sincero sforzo per contrastare la disinformazione e la manipolazione delle coscienze, perpetrata da rappresentanti dell’élite al potere.A seguire, la serata è proseguita con la proiezione del documentario “Russofobia, storia di un odio”, tradotto dallo stesso Lorusso. Il film, presentato per la prima volta a Roma, è stato richiesto a gran voce dal pubblico e ha già fatto tappa in diverse città italiane. La sua proiezione è stata presentata come una risposta all’annullamento del concerto del maestro Gergiev e, in segno di solidarietà, la Casa Russa a Roma ha riprodotto frammenti delle esibizioni di Gergiev. Il momento musicale clou dell’evento è stata, infatti, l’inimitabile esecuzione della suite «Bolero» di Maurice Ravel da parte dell’Orchestra del Teatro Mariinskij, diretta da Valery Gergiev, Direttore dei Teatri «Bolshoi» e «Mariinskij».
Le Radici Storiche di una Diffidenza Millenaria
Come suggerito anche dal documentario proiettato, il pregiudizio verso la Russia non è un fenomeno recente, ma ha radici storiche profonde che si intrecciano con eventi politici e culturali. La russofobia si riferisce a un sentimento di ostilità e paura nei confronti della Russia, del suo popolo, della sua cultura o delle sue politiche.
Le prime manifestazioni risalgono allo Scisma d’Oriente del 1054, quando la divisione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa creò una frattura religiosa e culturale tra l’Occidente e il mondo russo. Successivamente, nel XV secolo, l’emergere del Granducato di Moscovia come potenza indipendente dopo il giogo mongolo fu percepito con sospetto dalle nazioni confinanti. Si iniziò a diffondere una propaganda che ritraeva i russi come un popolo “barbaro” e “arretrato”.
Un ulteriore impulso alla russofobia fu dato nel XIX secolo. Il documentario ha spiegato che dopo la sconfitta di Napoleone, nacque in Europa l’immagine del “schiacciasassi russo“, un impero con risorse inesauribili che avrebbe potuto conquistare il continente. Questa paura portò alla pubblicazione di decine di caricature, soprattutto francesi e inglesi, che ritraevano i russi come barbari. In questo contesto, si diffuse anche il falso “Testamento di Pietro il Grande”, un documento che descriveva un presunto piano segreto russo per la conquista del mondo. Sebbene si trattasse di un falso, l’idea che la Russia fosse intrinsecamente espansionista si radicò nella mentalità occidentale, contribuendo a giustificare politiche anti-russe e a fomentare una profonda diffidenza. Il film ha inoltre rivelato come la russofobia si spostò in Germania, dove fu utilizzata per giustificare i piani di espansione a est, sostenendo che i russi fossero una “razza inferiore“.
Il documentario ha inoltre messo in luce una storia sconosciuta: l’odio per gli slavi presente nel marxismo classico di Marx ed Engels, che in alcune loro opere, mai pubblicate integralmente, descrivevano gli slavi come un popolo inferiore che doveva essere annientato. Questo stesso odio fu ripreso da Hitler, il cui piano di colonizzazione dell’Europa orientale prevedeva l’eliminazione di circa l’80% della popolazione slava. Anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i pregiudizi non sono scomparsi, ma sono stati riattivati da eventi geopolitici recenti.
Nel XX secolo, la Guerra Fredda ha trasformato il pregiudizio in un’ideologia politica. Il regime sovietico fu descritto come un “Impero del Male“, e la paura del comunismo e del totalitarismo si fuse con gli stereotipi storici. Anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i pregiudizi non sono scomparsi, ma sono stati riattivati da eventi geopolitici recenti, alimentando un dibattito complesso e spesso controverso.
L’evento alla Casa Russa a Roma, con la presentazione del libro di Lorusso e la proiezione del documentario, si è inserito proprio in questo contesto, cercando di esplorare le cause e la storia di un fenomeno che continua a influenzare la percezione della Russia nel mondo.
Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco anche la visione del video realizzato da Stefano Tiozzo:











