Colpa del liberismo o assenza della politica?

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di LORENZO CASTELLANI

Le responsabilità di questa crisi sono state attribuite fondamentalmente all’economia di mercato, al capitalismo nella sua forma globalizzata e, come origine di tutto, al liberismo e alla sua forma più recente detta neoliberismo. Questa discussione suggerisce una metafora e cioè quella di un arbitro (la politica) che durante una partita di calcio si lamenta perchè non vengone rispettate le regole (dei mercati finanziari, concorrenza, globalizzazione). Come se ci fosse qualcun altro e non lui che deve far rispettare quelle regole. Siamo di fronte ad un caso di autodenuncia della incapacità di svolgere i propri compiti. E’ questo il caso della politica. In questi due anni infatti, in pochi si sono incaricati di spiegare che cosa siano il liberismo ed il neoliberismo.

Il liberismo è una teoria economica che ha anche riflessi di tipo politico discendenti dal liberalismo classico. Auspica la libera iniziativa a livello individualee il libero commercio, sopratutto a livello istituzionale. L’intervento dello Stato è previsto come minimo (fu Robert Nozick ad introdurre questo concetto) nel senso della costruzione delle infrastrutture necessarie, degli interventi regolamentativi e della garanzia della concorrenza. Il neoliberismo è un termine coniato negli anni 80 e che ha avuto un grande sviluppo con le politiche di Ronald Reagan e Margharet Tatcher. I punti fondamentali? Liberalizzazione dell’economia dallo Stato, la privatizzazione dai servizi pubblici,la liberalizzazione di ogni settore non strategico e la fine della chiusura doganale. I buoni risultati di queste politiche economiche li conosciamo tutti. Ora, sul fatto che il liberismo abbia da tempo indicato, con i suoi maestri fondamentali(Von Hayek, Friedman, Von Mises) la preferenza del mercato come strumento più efficiente per la creazione e distribuzione delle risorse piuttosto che lo Stato, non vi è alcun dubbio. Che questa scuola di pensiero abbia indicato l’improduttività della spesa pubblica eil relativo ruolo depressivo delle tasse nei confronti dell’economia è altrettanto fuor di dubbio. Che abbia denunciato i sintomi delle politiche di deficit spending per tenere in piedi un welfare dispersivo e inefficiente è ancora fuori discussione. Non è possibile sbugiardare questo pensiero perchè oramai tutti sono convinti di queste affermazioni. E’ difficile sostenere il contrario, e cioè che sia desiderabile ampliare la spesa pubblica, la tassazione e rafforzare al presenza dello Stato nell’economia. Allora dove sta scritto che applicando la teoria liberista si debbano compiere reati in ambito finanziario? Quale liberista ha mai sostenuta che una banca deve prestare soldi pur in assenza totale di garanzie? Quale liberista ha mai giustificato le degenerazioni di una globalizzazione che sfrutta il lavoro infantile e calpesta i diritti delle donne lavoratrici?

Se il mercato degenera in questi mali è perchè ha scavalcato regole che non ci sono e invece dovevano esserci, o se c’erano non sono state fatte applicare e rispettare dai pubblici poteri governati dalla politica. Cosa c’entra tutto questo con la condanna del liberismo o del neoliberismo? Se non si è d’accordo con tali ricette le si smonti, le si discuta, se ne dimostrino le incongruenze o le illogicità. Il mercato fa il mercato e il capitalismo fa il capitalismo. La politica deve tracciare i binari sui quali far correre correttamente i due treni più grandi che lo sviluppo umano abbia mai conosciuto. Smettiamola di addebitare alla teoria liberista la commissione di crimini che con quella teoria non hanno nulla a che spartire. Iniziamo a parlare di governo dell’economia mediante gli strumenti del diritto. L’equazione responsabilità della crisi uguale fallimento del libero mercato si è dimostrata sbagliata. La politica deve tornare a dettare le regole affinchè i mercati possano correttamente funzionare senza pericolose degenerazioni, frodi o corruzioni. Riprendendo la metafora iniziale, non sono i giocatori o il gioco che devono fermarsi, ma è l’arbitro che deve ricominciare a fischiare.

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