La guerra in casa. Come e perché la corsa al riarmo riguarda tutti noi

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Il 10 luglio scorso presso la sala Granata, Lodi Liberale ha presentato il libro “La guerra in casa. Come e perché la corsa al riarmo riguarda tutti noi.” Con  ROBERTO ARDITTI,  autore del libro; CARLO PELANDA,  Professore di Economia presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma; PAOLO CAPITINI, Generale e Docente di Storia militare alla Scuola Sottufficiali dell’Esercito; e il famoso giornalista GIOVANNI SALLUSTI.

 

Questa serata è la 228esima: serata in presenza che ha visto gli ospiti parlare di un argomento di grande attualità, visto che la guerra l’abbiamo in casa.

“Il libro si inserisce in un filone dedicato a quanto sta accadendo qui, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Il libro è il IV della carrellata di pubblicazioni che Lodi Liberale ha presentato. Questa sera è il turno di un autore lodigiano illustre, il cui operato è un bel libro. Insieme all’autore vi sono ospiti illustri: il giornalista e editorialista di Libero Giovanni Sallusti, il Generale Capitini, un tecnico competente; in audio in collegamento a distanza il professor Pelanda.”

FINITA L’ETA’ DELL’INNOCENZA, SPESE MILITARI IMPAZZANO, GUERRA OVUNQUE IN OGNI SETTORE

“Questo libro è documentato e ci fa capire molte cose. Non ha Bibliografia ma è straordinariamente ricco di cifre e di numeri, fondamentale per il diritto pubblico e per informare. Ci mette in guardia su una cosa che non ci lascia spazi: è in atto una decisiva spesa in aumento per armamenti, c’è una corsa alla cyber war informatica e tecnologica, c’è la guerra nello spazio. Non c’è solo la Russia: c’è dietro la Cina, ci sono le attività della NATO che dal 1992 ha acquisito, terminato la Guerra Fredda, una nuova missione mondiale.”

“La difesa dei confini è fondamentale per la democrazia, questa riflessione la continueremo a fare nei prossimi decenni.”

 

“Lodi Liberale ha organizzato in modo eroico questa serata e sono molto contento di essere qui a presentare il mio libro questa sera, insieme a persone esperte che non hanno uno stile di pensiero scontato. Ci sono materie che richiedono attenzione, i libri sono anche un’occasione per parlare dei tempi e la mia opinione è semplice; viviamo in un mondo pieno di opportunità straordinarie, di progressi, di occasione di viaggiare, con una dimensione con enormi passi avanti fatti incredibile. Lungi da me qualsiasi visione pessimistica. Questo però, anche nella prospettiva di una visione liberale, o liberale classica, non può farci smettere di pensare che la diffusione delle leggi di mercato ed economiche con la logica del prezzo, avrebbe sviluppato in tutto il mondo la pace. Questa è stata una grande illusione basata sul fatto che l’economia ha bisogno della pace. Caduto il Muro di Berlino l’idea era che la democrazia si sarebbe diffusa ovunque, basandosi su un principio che dimostra come l’idea liberale sia quella giusta. In questo secolo, però, si vede che nazioni come l’India dimostrano che non è tutto così semplice; la verità è che l’uso della forza non è uscito di scena, anzi, è un protagonista assoluto del mondo e della realtà che ci circonda, che nel primo IV del XXI secolo hanno fatto capire alle classi dirigenti che l’uso della forza è anche controllo e che la democrazia è ancora un fatto occidentale, che all’est, in nord Africa e nelle terre islamiche, si adatta solo formalmente e superficialmente e la gigantesca nazione cinese e la Russia si sono allontanate da questa visione, nonché l’Africa è il protagonista di questo secolo per i fenomeni migratori, le risorse e lo sviluppo del primo continente agricolo di sempre. L’occidente e i paesi ricchi invece, si stanno sviluppando nel settore delle armi con delle cifre da capogiro che non sono mai state raggiunte prima nella storia. Va anche sottolineato che non sono più gli USA e l’UE a determinare il passo: moltissimi paesi che non erano interessati alla difesa dei confini, hanno sviluppato una enorme fetta di decine di milioni di dollari l’anno in armi, imponente la spesa militare in Egitto, Marocco, Algeria, Nigeria, Thailandia, Arabia Saudita, Qatar, Iran, etc..”

Abbiamo sempre lasciato in disparte gli eserciti, ma al contrario i militari sono diventati di nuovo il perno su cui la democrazia gira. Dobbiamo cogliere le loro lezioni di carattere industriale che sono legate a sviluppi che non conosciamo e che ci portano ogni volta a discutere di temi essenziali, come quello della sicurezza.

DOBBIAMO RE-IMPARARE A CONNETTERE I PUNTI DI QUELLO CHE SUCCEDE INTORNO A NOI.

Un esempio è stato quello dei Mondiali in Qatar, che sono la dimostrazione di come una nazione si impegni anche per decenni per arrivare a un risultato storico, dove invece noi diamo tutto per scontato. In Europa invece contestualmente in Belgio, paese libero per eccellenza, sono state arrestate persone per una vicenda che si chiama Qatar Gate. Ma non vi viene il sospetto che le date non siano affatto casuali? Il fronte avverso al Qatar ha fatto emergere lo scandalo esattamente nel momento del Qatar e noi dobbiamo imparare a connettere le date e i puntini della storia, altrimenti la storia ci passerà sopra. E’ il tentativo del mio libro.

VITTIME DI UNA LIBERTA’ CHE DIAMO PER SCONTATA E NON LO E’

“C’è un altro aspetto che è importante, l’approccio Einaudiano, che punta l’occhio sulla democrazia come competenza, prendendo atto di quello che c’è intorno a noi per tempo, non quando è troppo tardi, guardando la realtà senza sentimentalismi, che sono adatti a un festival, ma non alla realtà. Noi diamo tutto per scontato, perché siamo in una nazione con libertà d’impresa e di stampa, ma non ci rendiamo conto delle alternative: dittature, regimi autoritari, etc..”

LA GUERRA E’ COME UN LADRO NELLA NOTTE: IRRAZIONALE, POLITICA E ARTIGIANALE

“Questo libro mi ha fatto scoprire che molte cose che pensavo sulla realtà da anni, erano da mettere anche in discussione, il tempo della pace, il tempo della guerra, gli atti simbolici tra la pace e la guerra. Unendo però tutti i puntini ci rendiamo conto di essere solamente una piccola parte, che deve essere messa in collegamento con tutto il resto. Il mondo militare è solamente una parte di questo – ha detto il generale Capitini – che deve essere messa in relazione con tutto il resto. La Guerra Cangiante è da anni che ce la propongono.”

“Fino alla Caduta del Muro di Berlino c’era la convinzione che per la maggiore la guerra sia competenza dei militari, ma adesso la guerra è in mano all’80 per cento della coscienza civile. Nel lavoro delle persone che investono in un lavoro, in una visione, che è bellica. Siamo a discutere di internet, tecnologia, etc.. Insomma c’è un universo che – a partire dagli anni ’90 – ha cambiato tutto il panorama. Il nostro mondo può essere disintegrato in pochissimo tempo e non abbiamo le prove di riuscire a salvarci in merito a questo. Man mano che l’acqua bolle, per la regola della rana lessa, ci dimentichiamo di tutto quello che ha portato a bollire l’acqua, che anche se abbassiamo la fiamma, fino a che la fiamma c’è, torna su.”

I TEMPI DELLE TECNOLOGIE DELLE GUERRE E’ LENTO RISPETTO ALLA REALTA’

“La sveglia è fatta per chi si è addormentato pensando che la guerra non ci sia più nelle nostre città, ma non è vero nemmeno questo, perché anche qui abbiamo avuto la casa di recente, adesso la vediamo, dopo la Guerra in Jugoslavia, sempre da una parte del Mediterraneo e sul confine Ucraino. Siamo nel mezzo del mare dove la maggior parte del traffico commerciale è su nave. Non pensiamo che il Nord sarà il centro dei commerci perché si stanno sciogliendo i ghiacci. Il mondo che cambia crea molte opportunità, mentre la guerra è fatta da gente che non sapeva come cogliere le opportunità e scopre i mezzi nuovi a disposizione.”

L’ASPETTO CONCRETO E FISIOLOGICO DELLA GUERRA

“Lo spazio è la nuova frontiera che si difende ancora con il traffico di tutti i dati, nonché le reti sulla terra, la pubblica informazione e la pubblica propaganda. La guerra, adesso, è agire in modo che anche le vittime non se ne rendano conto.”

“Nel libro scopriamo  – ha detto Lorenzo Maggi – che la guerra non è solo morti e combattere, ma anche la diffusione delle tecnologie e strategie della guerra che si stanno diffondendo anche in Occidente, dove le controffensive non sono ancora messe a punto salvo fatto che per gli Stati Uniti.”

 

“La presentazione di questo libro densissimo mi consente di fare il punto sugli argomenti per fare una presentazione a una platea liberale. Questo libro ha un grande pregio di metodo: ha come premessa la focalizzazione sulla diversità tra essere e dover essere, la visione di Hume che distingue il descrittivo dal prescrittivo che nel mondo moderno sono spesso, purtroppo, confuse. C’è poi tutta una visione di contenuti; è un libro sullo stato della contemporaneità, una diagnosi della contemporaneità.”

Sallusti ha spiegato come questo libro gli abbia fatto venire in mente il Generale Eisenhower che alla vigilia del D-Day fece un discorso ai suoi soldati, spiegando come il mondo libero sia adesso in mano a loro, per battere il nazismo. La storia non è petalosa. Chi ama vivere in un mondo libero ha una serie di idoli concettuali liberal che questo libro smentisce: il mito che noi abbiamo alle spalle il Secolo Breve, la Fine della Storia; la fallacia della Globalizzazione dei mercati con la pace; infine il libro chiarisce che è finita anche l’Utopia che la rete fosse moltiplicatore di libertà. L’autore dimostra che tutte queste idee sono facilmente smontabili perché TUTTO è STRUMENTO del modo in cui lo si usa e non in sé e per sé. Ci sono in noi delle Garanzie europee che non sono uguali in tutto il mondo.

SALLUSTI PRESENTA QUESTO LIBRO COME OTTIMO PRODOTTO ANCHE GIORNALISTICO

“L’età dell’innocenza dell’Europa della nuova Bell-époque è finita. Roberto fa una bellissima analisi comparata sull’autonomia energetica tra USA e UE per dimostrare come sono diverse le due reazioni, aver dimostrato come manca all’Europa una visione complessiva dove in questo libro si vedono tutte le ferite della contemporaneità fondendole con le analisi.”

“La NATO ha cambiato paradigma, andando verso la NATO globale, non Atlantista, ma come lo strumento aggiornato della faglia di rottura tra le nazioni che sono dalla parte della globalizzazione pacifica e gli altri, in un continuo sommovimento di macro blocchi che hanno obiettivi diversi e che vanno in direzioni diverse. Esiste anche una dimensione di valore nella realtà, il realista, rispetto all’idealista, collega Smith a Locke, perché senza il motivo di VALORE non esiste un motivo per non arrendersi. In questo libro è molto interessante anche l’jdea che nel nuovo scenario troviamo lo sviluppo dell’infinito del Mediterraneo, oltre la visione concreta della portaerei straniera nel Mediterraneo, per farlo tenere presente a chi governa che l’Italia e il Mediterraneo sono ancora strategici.”

“Viviamo nell’incubo della famosa Trappola di Tucidide: il caso di scuola è la Guerra tra Sparta e Atene nel Peloponneso: in questo caso siamo di fronte a una situazione simile. Kissinger a 100 anni ha detto, in più interviste, che in realtà il dominio del mondo non è un pensiero cinese, perché pensa con le categorie confuciane e non marxiste e c’è un reciproco interesse dei due attori perché non avvenga, allora cosa ne pensa l’Autore?”

L’autore ha risposto cercando di non entrare nel merito di polemiche, per cui ha detto che la sua opinione è tendenzialmente a rischio perché la Cina moderna non è isolata ma nemmeno così in equilibrio con l’Occidente. Kissinger ha conosciuto Mao che lo ha congedato dopo un breve comizio, senza minimamente considerare quello che Kissinger aveva da dirgli. La Cina di oggi è molto diversa e ha una cultura millenaria che noi conosciamo fin dai tempo di Marco Polo. Abbiamo la sensazione di questa conoscenza e di questa dimensione per dimostrare come gli italiani siano comunque tra i più cattivi nel gestire le proprie cose e i propri interessi. La Cina di oggi è il frutto di venti anni di relazioni che fanno comprendere come si stia imperialmente espandendo e non integrando, economicamente parlando. Ma diciamo che ora è tardi per comprendere come la Cina abbia impermeato l’Occidente grazie alle comunità cinesi che sanno come comportarsi e sanno come fare lavorando h24 e alla fine continuando a mantenere un legame moto forte con la patria.

Nel momento in cui il CEO di Alì Baba ha cercato economicamente di integrarsi in occidente, ad esempio, è stato fatto fuori. In Cina governano il partito, il Congresso e la gerarchia. L’idea è quella. Il ruolo personale dei governanti è stato recentemente costituzionalizzato da Jin Ping, la Cina non è pericolosa, è già.

“Il riarmo nucleare, che per l’Occidente è solo un ricordo, non lo è affatto nel resto del mondo” ha detto il Giornalista Stefano Magni, assiduo ormai agli incontri di Lodi Liberale e presente con le sue puntuali domande. Si chiedeva come mai l’argomento sulle armi nucleari venga sempre eluso, in USA e in UE che dal 1989 si erano gingillati nella assoluta certezza che non fossero che un lontano ricordo. Invece l’arma nucleare è l’arma perfetta che abbiamo usato solo una volta.

Martina Cecco

 

 

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