Benedetto Croce “Etica e Politica” a Lodi Liberale per l’appuntamento che chiude l’anno di conferenze

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Nella 202esima serata di Lodi Liberale di lunedì 19 dicembre è stato presentato il libro di Benedetto CroceEtica e politica“, pubblicato da Bibliopolis, insieme a Marta Herling (Segretario generale dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce;), Giancristiano Desiderio (Giornalista) e Corrado Ocone (Filosofo).

“Gli statisti liberali sono stati pochi, ma quando ci sono stati hanno cambiato il destino della loro nazione e anche del mondo.” Il presidente di Lodi Liberale Lorenzo Maggi ha presentato i suoi ospiti come un concentrato di esperienza e di cultura crociana. Tra gli ospiti anche la nipote di Croce.

“Il filosofo napoletano è stato un politico e un intellettuale insostituibile, un gigante del ‘900 per quanto riguarda molti aspetti – seppur controversi – del liberalismo.” Lodi Liberale ha dedicato una serata a Croce scegliendo questo libro, uscito nella sua prima edizione nel 1930. E’ una raccolta di saggi e di altri quattro volumi: il testo è importante in quanto affronta molti aspetti relativamente al liberismo e al liberalismo, tra cui anche l’omonimo articolo.

IL LIBERO PENSIERO COME ESPRESSIONE NEL PERCORSO DI FORMAZIONE DEI GIOVANI

“Mi sono occupata dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, una delle ultime grandi opere di Croce, che non a caso si collega con il libro Etica e Politica, perché questo binomio appartiene anche all’identità e alla storia di questo istituto, anzi, possiamo dire che ne è il filo conduttore” Marta Herling risolve in questa istituzione, creata dopo la Seconda guerra mondiale e dopo il Fascismo, insieme a Mattioli per lasciare uno strumento – la sua biblioteca – alle nuove generazione, affinché la nuova classe dirigente, da lui definita nel 1924 la classe intelligente – potesse formarsi.

UN INTELLETTUALE LIBERO NON PUO’ APPOGGIARSI SULLE ISTITUZIONI PUBBLICHE E ACCADEMICHE

“In questa prospettiva è molto interessante, quando si parla dell’Istituto, la visione di Croce, ma anche i presupposti e i concetti su cui si è fondato. Croce stesso in una lettera a Bonomi lo presenta, tra il 1946/1947, come progetto pensato prima del fascismo, divenuto più forte nel periodo di opposizione fascista, che con la maturazione interiore dello stesso Croce, vuole offrire tutta l’esperienza di se stesso. Il filo autobiografico emerge anche nel Contributo alla Critica di me stesso.” La sua era l’immagine del filosofo politico, seguito da studenti e da studiosi.

LAVORO STORICO E COSCIENZA MORALE SONO UNITI IMPRESCINDIBILMENTE

“Molti carteggi editi e inediti rivelano la disposizione di Croce di entrare in contatto con giovani e giovanissimi, talora possiamo anche parlare di epistolari.” Tutta la storia di Croce, a maggior ragione negli ultimi suoi anni per le vicende politiche, l’isolamento, il dolore che portano con sé, è caratterizzata da una sottile forma di distanza dal mondo accademico fine a se stesso. Nel 1949 parla dell’Università come un luogo che è un mortorio, dove pullula di uomini che non hanno a cuore il sapere, la verità, mentre è meglio dedicarsi agli studi fuori da essa, sperando che gli alunni del suo istituto ne proseguiranno l’opera.

La società di Cultura Politica è stata una esperienza imprescindibile per la fondazione di questo istituto.

L’istituto, all’origine e per molti anni, aveva una cordata di banche alla base, ma non riceveva alcuna sovvenzione dal pubblico. Le borse di studio erano per lo più finanziate da famiglie ricche o borghesi. In questo senso si gestiva in un’atmosfera di grande liberalità, seppure con orientamenti diversi: gentiliani, crociani, marxisti. Vi era una notevole capacità di dialogo e di confronto, che lo caratterizzava e lo caratterizza tutt’ora.

LA RELIGIONE/LA FILOSOFIA DELLA LIBERTA’ DI CROCA

“Questa è la 202esima volta che ci si incontra e si cerca di alimentare la cultura della libertà, a Lodi Liberale” il professor Giancristiano Desiderio si è complimentato per l’attività dell’associazione, tirando però le orecchie all’associazione, perché sarebbe stato possibile parlare più spesso di Croce, il cui anniversario della morte è appena passato il 20 novembre scorso.

“In Italia le parole scuole e liberalismo, all’epoca di Croce dei primi anni, erano in contraddizione. La scuola di liberalismo tutt’ora non può essere ricondotto a una scuola, perché nasce dalla scuola, dalla strada, dalla vita, dalle lotte civili; non ha una dottrina di riferimento; si utilizza il termine per convenzione.” Questa è una delle prime differenze che lo connotano rispetto ad altre correnti di pensiero che sono fondati su dottrine specifiche, come ad esempio il marxismo.

LA CULTURA ANTITOTALITARIA DI BENEDETTO CROCE, TRA VITA E SAPERE

“Questo libro si compone di 4 libri: Frammenti di etica, Elementi di politica, Aspetti morali della vita politica e il Contributo alla critica di me stesso.” Tra il 1922 e il ’32 appaiono il fascismo, Mussolini come politico, il passaggio a regime di Mussolini e automaticamente il posizionamento di Croce, in direzione di opposizione. Il significato di quest’opera è la messa in luce che, il pensiero, il giudizio, di per sé, è contro il potere. Con questa attività l’uomo, per sua natura, pensa in modo opposto rispetto al potere. Lo stesso Governo assoluto altro non è che una forma di abuso di potere, che si forma calpestando i singoli.”

DIFENDERE ED ALIMENTARE UNA CULTURA LIBERA

“I frammenti di etica si definiscono in questo modo perché sono dei saggi sparsi, occasionali. Tuttavia alla base di questi saggi c’è il testo di filosofia di Croce.” C’è un altro saggio che merita citare, che sarebbe L’impenetrabilità degli spiriti, ovvero delle persone, che non possono essere conosciute e possedute dal potere. Allora, presupponendo che questo sia vero, il potere non può che essere limitato, da cui che ogni tipo di dittatura altro non è se non una imposizione sulle persone. “Anche in questo libero Croce mette in luce tutta la sua distanza dallo Stato etico hegeliano.” Secondo Desiderio la vita statale e politica di Hegel è angusta, perché la vita morale va oltre, tracima, come sarebbe quindi la realizzazione del potere assoluto.

NON ESISTE UNA FORMA DI SAPERE A PRIORI, QUINDI NON C’E’ NEMMENO UN POTERE COME TALE

“Il liberalismo di Croce viene visto anche dai liberali con un certo sospetto, perché è leggermente fuori dalle norme e dalle regole, non c’è il riconoscimento istituzionale. Croce, questo, lo sapeva perfettamente: talmente bene che si poneva il problema se il liberalismo ricondotto in istituti perfetti e infallibili, manca il punto centrale del liberalismo, che è il rapporto tra il potere e il sapere: questo è il cuore del liberalismo.”

IL MASSIMO RAPPRESENTANTE ITALIANO DELLA CULTURA LIBERA, ANTICOMUNISTA

“La borghesia, secondo Croce, svolge un’opera di continua mediazione perché lavora, cioè è autonomo rispetto al potere e non casca né sul comunismo rivoluzionario, né sulla classe dei privilegi per pochi. E questa è una delle garanzie di libertà.

“Egli porta la filosofia a scambiarsi le parti con la storia, questa continua contaminazione rinvigorisce il pensiero, che si trova a ricambiare le sue considerazioni. In questa chiave di lettura Einaudi e Croce non sono poi così lontani.”

 

“Perché un liberale non può non dirsi crociano?” Secondo Pietro di Muccio la lettura di Croce aiuta a trovare ispirazione in se stessi del germe del liberalismo. Per questo alcuni possono sentirsi liberali per nascita, altri lo possono diventare per acquisizione. Una delle questioni sempre aperte su Croce, ad esempio è simile alla polemica sul Machiavelli sviluppato da Vico, che ha sempre in sé un qualcosa. Il liberalismo ha a che fare necessariamente con il realismo, della vita così com’è.

“Chi sente di essere naturalmente liberale trova in Croce una naturale corrispondenza, appunto. Sfogliando le sue pagine gli capita di sobbalzare. Lì vengono esplicitati i pensieri che aveva in testa e gli altri che, leggendo, constata che vi si riconnettano, senza che prima ne fosse neppure consapevole. Il lettore liberale si stupisce che il Maestro gli legga dentro e ne scriva avendo chiaro ciò che al liberale in nuce chiaro non è, non ancora. La forma è solenne; l’argomentare, profondo. In Etica e politica non c’è niente della bolsa e astrusa filosofia dei filosofi che menano vanto dell’incomprensibilità, noncuranti della condanna di Galileo: “Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi.” Ha scritto di Muccio su Beemagazine nei giorni scorsi. “Come tutti i liberali veri, Croce insegna che il destino o non esiste o non è scritto. Egli crede che la storia ha dalla sua la libertà perché la libertà è eterna quanto la specie umana che l’ha generata.”

“Croce si presta a ogni lettura a una nuova interpretazione, sempre arricchente. Si tratta di un classico del liberalismo e del pensiero non solo italiano.” Il filosofo Corrado Ocone parla di Croce come un filosofo che basa il suo pensiero sulla libertà.

“Fuori c’è la storia con le sue esigenze e con i suoi bisogni e quindi anche le risposte a questi problemi possono essere diverse: in taluni casi possono comprimere e in taluni casi esprimere gli individui. Tuttavia non esiste una dottrina liberale, non esiste un metodo rigido come lo riteneva Cartesio, quindi non è che una tensione che cerca di dare una risposta liberale alle sfide: in Croce, secondo Matteucci, proprio per questo non troviamo una definizione chiara di liberalismo.”

“La stessa realtà non si fa affrontare in modo quietista. Il miglior modo per porre Croce rispetto ad altri pensatori liberali e liberisti. La civiltà esiste solamente se le tensioni non trovano il plateau, la storia è un insieme di fatti che noi viviamo in libertà, ma intendiamo come percorso fermo, se guardiamo indietro. Queste di Croce non sono tanto contraddizioni, ma visioni della vita individuali, che rispetto alle visioni collettive, consentono una diversificazione di pareri, visioni, scelte. Per questo non si può dire di Croce se non che fu certamente un anti-totalitarista, a dispetto di tutte le opinioni che si possono avere in merito.

“Croce credeva nei valori dell’occidente, aveva maturato in un percorso tortuoso una realtà che non è sempre lineare. Per questo, probabilmente, i liberali che vedono l’esistenza come una via di autoaffermazione, stentano a riconoscerne in toto i meriti. Tuttavia, seppure vada contestualizzato, alla base, va letto con attenzione. Croce ed Einaudi in comune avevano la stessa civiltà, la stessa cultura e lo stesso ‘mondo di ieri’ inteso come mondo della civiltà liberale” Il filosofo Corrado Ocone non ha dubbi che Croce abbia sempre percorso una strada di lotta contro la ‘statolatria’, critico implacabile della visione di stato etico propria di Gentile, ma non era un liberista nel senso classico del termine, perché in questo egli vedeva una parte residuale del determinismo positivistico.

“Non accettava – dice Ocone – la distinzione tra Stato e Individuo: essi sono complementari e lo Stato nasce come super-individuo, non molto diversamente da come era iniziata la sua storia con Hobbes, quindi il liberalismo di Croce è difficilmente comprensibile per un liberale, ma più semplice per un classicista.

A cura di Martina Cecco

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