Douglass North, tra Hayek e Schumpeter in Lodi Liberale

0
650

174° evento per Lodi Liberale, che il 2 maggio ha presentato con Jacopo Marchetti, Salvatore Rizzello e Alberto Vannucci, il libro di Douglass NorthCapire il processo di cambiamento economico“, pubblicato da Edizioni Il Mulino.

“Lodi Liberale presenta spesso classici, in quanto ripartire dai classici è importante per riscoprire la grande ricchezza del pensiero liberale. Questa sera l’occasione è utile per procedere nella collaborazione con l’Istituto Bruno Leoni che oramai da oltre due mesi ha dedicato una collana ai contemporanei. I volumi che sono usciti fino ad ora sono due.” Il presidente di Lodi Liberale Lorenzo Maggi ha presentato il volume di Douglass North, un liberale che – durante la serata – scopriremo se sia tout court oppure no.

Viviamo in un modo incerto e in perenne mutamento, che evolve con modalità sempre nuove e originali, che le teorie economiche tradizionali non riescono a spiegare in modo soddisfacente. Per cercare di capire il cambiamento economico, politico e sociale bisogna dunque rivedere profondamente le nostre categorie interpretative. North osserva che, in contrasto con la teoria darwiniana, l’evoluzione umana è guidata dalle percezioni degli agenti, che le scelte si operano alla luce di queste percezioni con l’intento di produrre risultati in grado di ridurre l’incertezza delle organizzazioni – politiche, economiche e sociali – nel perseguire i loro obiettivi. In questa prospettiva il cambiamento economico si deve considerare un processo intenzionale, formato dalle percezioni degli attori sulle conseguenze delle loro azioni. Perciò North si concentra sull’apprendimento umano e, analizzando i lavori più recenti tratti dalla letteratura psicologica, introduce nella sua analisi la componente cognitiva: come funziona la mente, come si formano le nostre convinzioni sul mondo, come il sapere viene condiviso dai membri della comunità, come le società risolvono (o non risolvono) i problemi che si trovano ad affrontare.

Capire il processo e il cambiamento economico è l’ultimo dei testi dell’autore tradotto in italiano: spiega sia la crescita che la decrescita economica, ovvero i meccanismi delle istituzioni. Un autore che pochi conoscono.”

Il cambiamento economico è un processo intenzionale degli agenti per ridurre le incertezze che li separa dai propri obiettivi.

Il contributo dell’autore alla nuova storia economica

“Questo testo riassume un lungo percorso di questo autore, che inizia negli anni sessanta e finisce con la fine della vita dell’autore, infatti questo non è il suo ultimo libro: questo volume è la summa del suo pensiero, di facile lettura, al contempo molto complesso.” Jacopo Marchetti fa il ricercatore presso l’Università del Piemonte orientale, conosce l’autore per via del suo percorso di studi.

“Il fulcro del pensiero di North si incunea alla fine degli anni sessanta, quando inizia a pensare che l’approccio economico quantitativo non sia più adatto allo sviluppo della sua teoria, che riguarda anche le istituzioni e il contesto economico sociale. Il merito di questo autore è di aver dato una definizione delle istituzioni come le regole del gioco, esse svolgono un ruolo di rilievo all’interno della scienza economica. Da giovane North è un ammiratore di George Berkeley: il suo contesto sarebbe quello neoclassico.”

“Nel mondo reale non si verificano mai le condizioni ottimali dei patti tra istituzioni e privati, però possono ridurre l’incertezza oppure possono gestirla come semplice rischio, si pensi ad esempio il caso delle assicurazioni marittime nella prima età moderna, che hanno consentito un rapido aumento degli investimenti dei traffici via mare delle merci.”

Le condizioni sono importanti per le scelte che le persone fanno, ma anche i pregiudizi contano

“Le analisi di North erano troppo generali per essere applicate nel particolare – ha detto Marchetti – per cui i suoi lavori, fino agli anni ottanta, si sono concentrati sulle istituzioni, mancando del formalismo, necessario, neoclassico.” Molti anni dopo, nella sua autobiografia edita negli anni novanta, sosterrà che le troppe questioni lasciate in sospeso non hanno mai consentito di fare chiarezza nei suoi lavori relativamente ai fenomeni legati alla crescita economica.

L’istituzionalismo cognitivo in North

“Negli anni novanta North – alla luce delle sue osservazioni – inizia a interessarsi di scienze cognitivi, di economia comportamentale, che all’epoca era agli albori, seppure suscitando minore interesse nei precedenti lettori, aggiorna l’approccio applicando la Rational Choice e sposando le Teoria dell’Evoluzione culturale e della Complessità. Nei suoi lavori cerca di rispondere al problema dello sviluppo economico indagando il problema il rapporto tra credenza e incertezza nello sviluppo delle istituzioni.”

Modelli mentali e credenze: gli individui sono parte attiva nel cambiamento istituzionale

“L’autore spiega come l’evoluzione nelle credenze degli attori possano generare delle nuove regole, dando origine a nuove forma istituzionali e creando un ponte tra l’evoluzione delle istituzioni, dell’economia e della mente.” Jacopo Marchetti spiega che, soltanto nella metà degli anni novanta l’autore inizia a trattare anche di questi argomenti, attraverso degli articoli che, in seguito, in questo volume, diventano esaustivi.

Grazie alle interazioni umane la società attuale è largamente inserita in un cammino di progresso.

Processi di cambiamento e path dependency

“La scelta di affrontare North ha avuto grandi ricadute nel mio passaggio dalla formazione precedente a Governare l’incertezza. Scelte pubbliche e cambiamento istituzionale, il mio lavoro pubblicato nel 2004, e il periodo successivo. La ricchezza di questo testo e più in generale delle riflessioni di North è evidente.” Alberto Vannucci, valutando a valle il contributo degli studi di North alla scienza politica e alla psicologia cognitiva applicata al sociale, possiamo dire che assume il profilo di un liberale molto critico.

“North parla di cambiamento, di chiavi dello sviluppo eternamente precarie, visto che gli uomini non si aspettano i cambiamenti e non sono in grado di gestirli: è in questo contesto che si inseriscono le istituzioni, che sono elementi che condizionano l’esito degli eventi; insieme a questi i vincoli formali che vengono trasmessi attraverso meccanismi che sfuggono da un controllo centralizzato e che nessuno – nemmeno i regimi totalitari – può controllare.”

Fattori casuali possono comportare effetti sul lungo periodo, anche non desiderati.

“I processi economici sono complessi e impossibili da governare: nessuna istituzione potrà mai essere efficiente per sempre”

Le organizzazioni potenti di fatto spesso si prestano all’idea di mercato, ma di fatto no

“L’attività parassitaria e l’attività predatoria rischia di diventare la scelta più razionale, di fondare un modello sbagliato. La lezione di North è di grande umiltà epistemologica: dalla lettura delle sue opere emerge la consapevolezza che gli esseri umani cercano costantemente di governare e ridurre l’incertezza, che in qualche modo rende le loro vite più difficili, ma non sono mai in grado di farlo.”

“Viviamo tra disequilibrio e incertezza, cerchiamo di costruire un sistema di istituzioni per aumentare la prevedibilità e per compiere delle scelte razionali – ha detto Lorenzo Maggi – questo comportamento ci accompagna nel corso del tempo come esseri pensanti, coscienti di non poter mai arrivare a una condizione statica di equilibrio.”

History matters

“Hayek ha un percorso molto più lineare rispetto a North, fin dall’inizio spiega i processi cognitivi alla base della comprensione umana, anche se li pubblica nel 1952, per cui quando pubblica i suoi lavori sulla conoscenza ha comunque in mente la centralità dei processi di comprensione, in linea con gli sviluppi degli studi della neurobiologia: in questo modo arriva ad abbracciare la teoria dell’ordine sociale. Il suo percorso è quindi inverso rispetto a North” ha detto il professor Salvatore Rizzello, intervenuto in Lodi Liberale.

La nostra capacità di interpretare le informazioni, è indefinita, per questo non sappiamo neanche capire cosa sta dietro, ad esempio, a un costo, a un prezzo..

“Un elemento che li lega, invece, è insito nel processo della conoscenza razionale. Molti dei nostri comportamenti non li sappiamo spiegare, non abbiamo cognizione di come ci siamo arrivati, non abbiamo un modello perfetto delle nostre scelte.”

Il cambiamento e la creatività umana sono da salvaguardare

“L’esito delle interazioni, lo sviluppo economico, il cambiamento economico, non necessariamente vanno verso il miglioramento, a differenza di quanto sostiene Shumpeter, questa idea di un miglioramento proviene invece dagli anni ottanta, quando c’era una dimensione ideologica progressista.” Salvatore Rizzello ha spiegato che, la natura umana, di suo, spinge verso il cambiamento, ma tale cambiamento non è sempre necessariamente migliore, secondo North.

Le dinamiche che dipendono dalla creatività umana e dal cambiamento afferiscono la sfera della libertà personale.

Le convenzioni e le consuetudini: comprendere la complessità e l’incertezza

“Laddove le istituzioni sono più deboli caratterizzano le relazioni umane in modo pervasivo: siano esse positive o negative. Tuttavia va specificato che, senza di queste, sarebbe un problema, perché la nostra mente ha bisogno di punti di riferimento stabili e ricorrenti per ricostruire ordini e spiegazioni che mantengano una linea narrativa.” Il professor Salvatore Rizzello spiega che, anche le religioni, hanno svolto per molto tempo questa funzione. Questo filo rosso è fondamentale e diventa il terreno fertile dove si inseriscono gli accordi convenzionali, che rispetto alle istituzioni sono propense a cambiamenti, non sono sclerotizzate e non hanno la stessa necessità di determinazione. Bisognerebbe quindi indagare che cosa accade in questa sezione intermedia, tra quello che è chiarito e la dimensione dialettica delle consuetudini.

MARTINA CECCO

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome