L’anarchia ordinata, secondo il liberalismo politico e il diritto di natura

Un'opera fondamentale del pensiero libertario.

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Lunedì 20 settembre nel 143esimo evento di Lodi Liberale è stato presentato il libro di Robert NozickANARCHIA, STATO E UTOPIA” pubblicato da il Saggiatore, insieme a Angelo Maria Petroni (Professore di Scienza dell’Amministrazione all’Università Sapienza di Roma), Corrado Del Bò (Professore di Diritto all’Università degli Studi di Milano) e Marco Bassani (Professore di Storia delle Dottrine Politiche all’Università degli Studi di Milano).

Nella serata di approfondimento dei Classici del Pensiero liberale, appuntamento fisso che si allunga da un anno e mezzo, si parla di uno dei testi fondamentali per la cultura libertaria e per chi legge di filosofia politica: dopo un lungo viaggio nella letteratura del pensiero del ‘900 è la volta di Robert Nozick, con un testo che viene citato spesso anche nei testi di storia del pensiero e di scienze delle finanze. “Si tratta di un unicum” per il grande successo che lo vede tra i primi 100 libri del pensiero politico contemporaneo. “L’uscita in Italia è in ritardo di 7 anni con Le Monnier, con la prefazione di Sergio Ricossa.” Il presidente di Lodi Liberale, Lorenzo Maggi, ha introdotto la serata spiegando brevemente che il testo è salito in fretta alle cronache, ma non in Italia, dove è stato recepito molto dopo.

“Il libro è composto da tre parti: la teorizzazione miniarchica dello Stato minimo, proprietà – mercato – giustizia e difesa; la teoria della giustizia, basata sul processo in critica a “Una teoria della giustizia” di John Rawls che in qualche modo gli fa da contraltare; la terza parte del volume predispone a un’utopia ragionevole”. Spiega Maggi che lo snodo fondamentale della parte economica concerne il problema della redistribuzione della ricchezza, della proprietà, la violenza del togliere per distribuire.

  1. Nozick, Anarchia, stato e utopia: «Gli individui hanno diritti: ci sono cose che nessuno, persona o gruppo, può fare loro (senza violarne i diritti)».
  2. Rawls, Una Teoria della giustizia: “Ogni persona possiede un’inviolabilità fondata sulla giustizia, su cui neppure il benessere della società nel suo complesso può prevalere. Per questa ragione, la giustizia nega che la perdita della libertà per qualcuno possa essere giustificata da maggiori benefici goduti da altri”.

LO STATO NON PUO’ COSTRINGERE AL COLLETTIVISMO

“In un periodo come questo, in cui si aspira a uno Stato paternalista che fa da garante e copre tutte le spese, la libertà potrebbe essere in gran parte limitata, di fatto” ha detto nella sua presentazione Lorenzo Maggi.

 

“Il libro presentato in questa serata è rappresentativo, in quanto l’autore non ha curato una serie di pubblicazioni sull’argomento, ma ha scritto quest’opera bellissima e ben scritta, rispetto a una serie di altri saggi che non hanno nulla a che fare con la filosofia politica in sé. Il libro è importante perché contiene una serie di contenuti che non hanno una vera e propria originalità, ma sono mescolati in modo da divenire perfettamente originali nell’insieme.” Il professor Angelo Maria Petroni ha spiegato alcuni concetti relativi alla proprietà e alla base di sviluppo economico, però riferendosi in secondo luogo all’individualità dell’individuo. Come esistenze uniche.

PERSEGUIRE LA VISIONE LIBERTARIA E’ INCOMPATIBILE CON QUALSIASI MODELLO DISTRIBUTIVO

“Il modello distributivo della ricchezza e del reddito non garantisce la libertà e i diritti dell’individuo, l’autore scrive in modo esatto che il principio di libertà non vale nel modello di distribuzione. Una simile visione era stata prospettata da Vilfredo Pareto, ma Nozick lo scrive in un modo chiarissimo, riuscendo ad arrivare al successo del suo principio sia tra i libertari che tra i socialisti.”

“Negli Stati Uniti non ebbe alcun successo tra i Conservatives, ma mise in dubbio le certezze di chi era di sinistra. Eppure la libertà l’uguaglianza non possono essere unite alla distribuzione e alla redistribuzione delle ricchezze. Popper e Friedmann notavano che spostare verso l’uguaglianza, reprime la libertà, e viceversa.” A differenza del Socialdemocratico John Rawls, Robert Nozick mette in dubbio la possibilità di far convivere il welfare state con la libertà. Nel libro si trovano tracce di contenuti di John Stuart Mill, Wilhelm Von Humboldt, John Locke.

LA PROSPETTIVA DI NOZICK E’ L’INDIVIDUO

“Un filosofo brillante, che scrive più spesso con contenuti sintetici e puntuali, tranne in questo caso, in cui ha prodotto un saggio che colpisce gli argomenti politici con idee ingegnose – ha detto il professor Corrado Del Bò – in particolare nella scrittura di questo libro, particolarmente la seconda parte, ha effettuato una critica molto dettagliata relativamente alla Teoria di Rawls, che aveva teorizzato la giustizia sociale sulla base della distribuzione, dei benefici economici sociali della cooperazione sociale, sulla base del vantaggio e svantaggio sociale e dell’uguaglianza in favore degli svantaggiati”. Il metodo socialdemocratico di Rawls viene criticato da Nozick, che lo invita a prendere una prospettiva diversa, non quella di una società nel complesso con un esito collettivista, ma l’impiego di un approccio teorico della giustizia che considera delle Istituzioni che garantiscano benefici e diritti collegati all’individuo. Non esiste una teoria della giustizia se non sono stabiliti criteri per aumentare l’acquisizione delle risorse senza toglierle ad altri e quindi stabilire principi di trasferimento delle risorse a maggior ragione libere, cioè non coercitive. Il principio di rettificazione consente infine di sanare eventuali storture dei primi due principi. Il furto non è considerato.

LOCKE E LE RISORSE DI PROPRIETA’ COMUNI E IL SINGOLO

“Se Locke utilizzava il concetto di Labour Mixing per dare diritto di proprietà, Nozick – invece – riprende l’idea di un’acquisizione che non danneggi i non competitivi, ma non sul punto in cui si introduce la limitazione per cui si deve contrattare il senso della limitazione, per capire che cosa possa essere un bene sufficiente, un bene non tangibile, ad esempio la pozza d’acqua nel deserto.” Secondo il professor Corrado del Bò sulla base della posizione di Norvick ci si consente di fare una distinzione tra due diversi tipi di libertario, da una parte il libertario ugualitario e dall’altra il libertario inegualitario.

Ad ogni modo le due correnti sono molto diverse: entrambi però hanno al cuore del proprio progetto l’idea della proprietà di sé e l’esclusione sostanziale degli interventi paternalisti sulla propria posizione. Il Libertario egualitario presuppone un prius ontologico che consente e legittima la redistribuzione.

LA GIUSTIZIA DEI TRASFERIMENTI

“L’idea che se noi partiamo da una certa distribuzione di risorse che, per amor di argomento giudichiamo giusta, se quindi le persone sono disponibili a pagare per qualcosa, come ha scritto Jerry Cohen, nel 1977, in realtà si possono fare delle considerazioni in merito: serve stabilire che cosa siano esattamente la libertà e la volontarietà.” Cohen leggendo l’argomento di Nozick entrò in collisine col suo dogmatismo per l’incompatibilità tra libertà e uguaglianza. Ma, mentre gli egualitari tendono ad attaccare le premesse di Nozick e sostengono che l’uguaglianza è più importante della libertà, Cohen, in Self-Ownership, Freedom and Equality (1995), ha brillantemente ribaltato l’argomento. All’insistenza libertaria sul fatto che il lodevole principio di auto-proprietà di John Locke esclude la tassazione redistributiva e quindi lo stato sociale, Cohen ha risposto che è proprio la devozione ai principi di auto-proprietà che sta alla base della teoria marxista chiave dell’alienazione, così come l’opposizione storica della sinistra alla schiavitù e all’oppressione.

“Secondo Nozick la chiamano giustizia distributiva, ma in realtà si presuppone una redistribuzione, dove qualcuno è in grado di distribuire meglio, dopo che gli individui si sono appropriati e si sono divisi le risorse tra di loro.” Il professor del Bò ha chiuso il suo intervento in questo modo.

Anarchia, Stato e Utopia è un’opera fondamentale nell’ambito della teoria libertaria, perché l’enorme attenzione che ricevette nell’establishment accademico fece uscire questa corrente di pensiero dall’ombra in cui era relegata.

IL TOMASI DI LAMPEDUSA DELLA FILOSOFIA POLITICA

“Robert Nozick ha fatto parlare di sé per un libretto, “La vita pensata” che tratta della teoria filosofica relativa alla propria esistenza, un libro che ha suscitato perplessità da parte degli accademici.”

Il professor Marco Bassani ha raccontato di come il passato di Nozick sia stato caratterizzato dalla mancanza di dibattito dalle sue posizioni: al contrario Rawls ha passato la sua intera vita a perfezionare i suoi dibattiti concettuali.

RAWLS HA AVUTO LA FORTUNA DEL CROLLO DI MARX

“Robert Nozick si distingue anche per essere a tratti molto banale, a tratti contraddittorio, per questo nella sua opera posteriore al saggio di filosofia politica ha seguito più che altro delle mode di pensiero e delle considerazioni speculative che non hanno prodotto particolare risultato.” Secondo il professor Marco Bassani quindi la fama di Harvard e la posizione di vantaggio non hanno comunque allettato Nozick, che evidentemente non aveva lo scopo di costruire un vero e propria sistema filosofico.

LO STATO SOCIALE

“Nozick è stato un contraltare funzionale, nel senso che non ha mai preso parte al dibattito politico e filosofico. Su di lui ha scritto anche il professor Angelo Panebianco, avendo però preso un abbaglio relativamente alla formazione delle Agenzie di protezione europee. Come gruppi armati di difesa.” Il professor Marco Bassani parla di come lo Stato sia nato in realtà con una graduale, ma progressiva, riduzione di spazi di libertà. Ad ogni modo per spiegare il concetto Bassani porta l’esempio di Hobbes, del Leviatano, dove parla dei ruoli e dei non ruoli del Governo, con un altro abbaglio relativo alla pace tra gli individui. Semplificando molto: tra gli obiettivi espliciti dei governi, vi sono quelli che conseguono che invece limano e limitano. L’impianto filosofico giusnaturalistico attribuito dai posteri a Nozick è parzialmente ingiustificato, perché di fatto non è sviluppato. Manca.

LE INGIUSTIZIE PASSATE DEVONO ESSERE RIPARATE

“Robert Nozick è stato chiamato in causa, con il suo saggio Anarchia, Stato e Utopia, nel periodo del crollo dei Regimi comunisti, dove i radicali liberali dei paesi ex comunisti si misero a parlare della rettificazione per trovare a una sorta di legittimità dei titoli di proprietà antecedenti il 1917, ma questo concetto del torto non sanato dal tempo ha una sua forza.” Infine “Secondo Nozick vi sono delle acquisizioni legittime e delle acquisizioni illegittime.

Nel suo libro, “Anarchia, Stato e Utopia”, Robert Nozick offre l’esperimento mentale di Wilt Chamberlain che era uno sportivo relativamente ricco per l’epoca. E per dimostrare come una concezione della giustizia basata su “distribuzioni modellate dallo stato finale” richiederebbe costanti interventi coercitivi da parte dello stato, al fine di mantenere il modello desiderato. Questo, a sua volta, minerebbe le teorie della giustizia: la differenza tra Nozick e Rawls riguarda la natura della proprietà. Il punto di vista di Nozick è molto chiaro su questo punto, ma molto ampio. La seconda argomentazione invece si fonda sulla concezione di Locke dell’acquisizione di proprietà e delle partecipazioni immobiliari. Il punto di vista di Rawls invece, è il punto di vista marxista che incorporava la libertà nel loro quadro.

IL TALENTO E LA PROPRIETA’

“La visione di Nozick e di Rawls sono opposte.”

I CONTRATTI TRA INDIVIDUI ADULTI SONO UN ATTO DI CAPITALISMO

“Nell’ultima parte del libro, la parte titolata Utopia, è molto vivace: scritta nel 1974 parla di migrazioni e di pressioni sugli USA, in un periodo di integrazione. Egli parla di come tra due adulti consenzienti non spetti ad altri mettere legge. Il socialismo tra adulti e consenzienti è un atto di capitalismo.

“In questa parte conclusiva dunque vi è un abbozzo in cui si prospetta la possibilità di costituire delle società di mercato di comunità utopistiche dove le persone sono libere di entrare e di uscire, che non siano preclusive e che limitino fortemente il concetto di Stato, rispetto a come lo vediamo noi mediamente.” Il professor Marco Bassani ha spiegato che il tutto rientra in un framework di Stato minimo che riguarda una serie di utopie nell’utopia che secondo Nozick possono esistere. Lo Stato minimo non è sufficiente per tenere insieme delle comunità. Rispetto a 45 anni fa ci troviamo in un’epoca di trionfo dello Stato, che crea orfani e vedove e poi li protegge, sciupa ricchezza e poi ne redistribuisce. La religione civile dei fratelli più stupidi e dei fratelli più intelligenti. Questa sarebbe, quindi una parte utile per ribaltare il paradigma dello Stato minimo che – oggi – è assolutamente insostenibile.

In conclusione è intervenuta Lisa Kinspergher, l’ospite fissa delle serate di Lodi Liberale, che ha posto la questione di discussione: come mai la scelta ha premiato Rawls e non Hayek e Nozick?

Gli intellettuali sono per la maggior parte socialisti. Ma la vita politica intellettuale e quella politica vanno divise a prescindere. Tranne in taluni casi estremi è fondamentalmente tener fede a tale principio.

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A cura di Martina Cecco

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